La Minerva e’ tornata a riveder la sua città

E’ giunta ad Arezzo in prestito dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze.
All’inaugurazione della mostra, ospitata dal Museo Archeologico Nazionale “Gaio Cilnio Mecenate” di Arezzo, il Ministro della Cultura Alessandro Giuli.
“La Minerva di Arezzo. Una storia di comunità ritrovata”, segna il ritorno nella città di provenienza della celebre statua bronzea della Minerva, simbolo identitario di Arezzo. L’esposizione sarà visitabile fino al 6 settembre.

Così ne scrive Mons.Tafi : “Non si sa molto su questo ritrovamento che avvenne sicuramente dentro un pozzo nella zona di S. Lorenzo; forse si tratta di quello che proprio sotto la chiesa, raggiunge la profondità di 27 metri (secondo notizie fornitemi dall’amico Prof. B. Buresti), con il pelo dell’acqua a sette metri.

Secondo quanto scrissero l’archeologo Gori, il poeta Gregorio Redi e lo storico Pietro Bonamici, un muratore che vi aveva calata la secchia, non sarebbe stato più capace di tirarla su perché impigliatasi in qualche ostacolo. Calatosi quindi nel pozzo trovo la catena della secchia impigliata al braccio della statua della Minerva.

Per ricavare più denaro dalla vendita di quanto trovato, il muratore cominciò a rompere in pezzi la statua, ma veduto e denunziato venne tratto in arresto e condannato al carcere.

Non esiste accordo tra gli studiosi su quando avvenne il ritrovamento. Secondo G. F. Gamurrini nel 1540-1541, secondo la Paliotti nel 1548, secondo il Falciai nel 1552, secondo altri nel 1554; U. Viviani che fece un’ampia ricerca in proposito non poté arrivare a stabilirlo, suggerendo di cercare di ritrovare il processo fatto al muratore.

Perciò accontentiamoci, per ora, di assegnare il ritrovamento «alla meta del Cinquecento».

Più importante è sottolineare il significato e la bellezza artistica della statua che, al solito, prese subito la via di Firenze, quale omaggio (o forse fu proprio venduta) al duca Cosimo I.

La statua che oggi si ammira nel Museo Archeologico di Firenze, è stata giudicata dal Gamurrini e dal Milani, a causa di un foro nel retro della testa, quale statua «autofona»: «dietro al suo capo essa presenta un foro dal quale l’augure sacerdotale emetteva al popolo la voce onde stimar si deve che servisse da oracolo» (Gamurrini).

Possiamo immaginar la scena: il devoto o i devoti in adorazione, in attesa dell’oracolo; la statua, due terzi della grandezza naturale, fulgida entro la sua nicchia; nelle orbite oggi cave e vane, presenti due bulbi oculari, costituiti probabilmente da pietre dure o preziose, con pupille fissanti i devoti; nel foro dietro il capo, occultato dalle ciocche bronzee dei capelli, un tubo allacciato proveniente da qualche ambiente collegato al tempio portava la voce-oracolo della sacerdotessa: voce che dall’alto della nicchia raggiungeva colma di mistero il fedele. La civetta sull’elmo simboleggiava la sapienza, la prudenza e la perspicacia di Minerva.

Perché poi Minerva fosse tanto cara agli aretini lo dice bene A. Fatucchi: “La dea nata dal cervello di Giove, esprimeva il concetto dell’intelligenza creatrice, dovette essere molto venerata in una citta fervida di attività artigianali ed artistiche».         .

(Un altro capolavoro etrusco, lo specchio celebrante la dea, è conservato a Bologna, raffigurante la nascita di Minerva e trovato nel 1630 forse in Via delle Gagliarde).

Fu forse gettata dai cristiani nel pozzo quando la nuova religione nel corso dei secoli V e VI divenne dominante nella città e quando il tempio della dea, era predominante nel vicino foro quello eretto in onore della triade capitolina: Giove, Giunone e Minerva o era, più. probabilmente, un altro tempio nelle immediate vicinanze dell’attuale San Lorenzo, abbattuto e trasformato in chiesa cristiana.

Una valutazione artistica della Minerva non riesce così facile come per la Chimera, per gli ampi restauri subiti dalla statua.

La parte superiore sembra non aver subito ritocchi: l’elmo, la testa, l’egida con la testa della Gorgona sono originali.  Inoltre la statua ricopia un modello greco della scuola di Prassitele (circa 350 a. C); ben 18 copie in marmo, anche se con varianti, ci sono giunte, tutte esemplate sullo stesso modello.

Il volto pensieroso e riflessivo, la maestà del portamento e l’ampio gesto del braccio fanno immaginare quanto la figura della dea dovesse apparire bella e solenne nella cella del tempio”.

Insieme con il Ministro Giuli era presente il Sindaco di Arezzo, Alessandro Ghinelli; il Capo Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio culturale, Alfonsina Russo; il Direttore generale Piano Olivetti per la cultura, Stefano Lanna; la Direttrice regionale Musei nazionali della Toscana, Carlotta Paola Brovadan e il Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, Daniele Federico Maras. 

“È una giornata di grande gioia perché abbiamo mantenuto una promessa fatta alla comunità di Arezzo, alla sua Giunta e alla sua popolazione: far tornare la Dea Minerva nella sua sede di origine. È un momento di gioia perché tutte le istituzioni hanno collaborato fattivamente: gli enti locali, il museo di Firenze sotto la giurisdizione del Ministero della Cultura, facendo in modo che Arezzo potesse riappropriarsi di quello che rappresenta la divinità Minerva, cioè l’ingegno, l’intuito, l’intelletto, l’operosità di questa meravigliosa città. Questa giornata rappresenta solo l’inizio di un percorso comune in cui le straordinarie opere di arte antica ritornano nella loro sede d’origine, riunendo le energie, le consapevolezze e le aspettative della comunità. L’idea fondamentalmente è trasformare la rivalutazione di una straordinaria opera d’arte in un elemento di concordia tra istituzioni diverse. Il Piano Olivetti segue questa filosofia e lavora affinché i semi di comunità, che sono le nostre opere e il nostro patrimonio culturale, possano germogliare e fiorire ancora”, ha dichiarato il Ministro Giuli.

Il ritorno nella città di provenienza della statua bronzea della Minerva, simbolo identitario di Arezzo, giunta in prestito dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze, apre ufficialmente un più ampio percorso di valorizzazione e partecipazione culturale promosso dal Ministero della Cultura, che trova nella mostra il primo appuntamento del progetto nazionale “Semi di comunità – Piano Olivetti per la cultura”.

LA MOSTRA E IL PIANO OLIVETTI

La mostra sarà aperta al pubblico dal 15 febbraio al 6 settembre 2026 e si inserisce in un programma nazionale dedicato al coinvolgimento attivo delle comunità nei processi di valorizzazione del patrimonio culturale. 

La mostra e il progetto si caratterizzano per un vasto e articolato programma di iniziative, che affianca l’esposizione con eventi, incontri, laboratori, seminari e processi culturali partecipati rivolti alle scuole, ai cittadini, alle associazioni del territorio e ai professionisti del settore. L’obiettivo è rafforzare il legame tra patrimonio, territorio e comunità, restituendo alla Minerva il suo ruolo di catalizzatore di identità, locale e italiana.

Con Semi di comunità, il MiC consolida un impegno strategico, assunto dal Ministro Alessandro Giuli, volto a rafforzare il valore del patrimonio nazionale, promuovendo modelli innovativi di partecipazione, co-creazione e valorizzazione sostenibile e riaffermando, attraverso il Piano Olivetti, il ruolo della cultura come motore di sviluppo e coesione dei territori.

Questo dialogo tra istituti del MiC, fondato sulla circolazione consapevole delle opere, sulla condivisione di competenze scientifiche e su una visione comune della valorizzazione, conferma il ruolo dei musei nazionali come presidi attivi e nodi di una rete territoriale, capaci di rafforzare il legame tra i luoghi di conservazione e i contesti in cui le opere sono inserite.

In questo quadro, la mostra di Arezzo dedicata alla Minerva non si limita al prestito della celebre scultura, ma si accompagna a interventi di rinnovamento strutturale e museografico di alcune sale del Museo Archeologico Nazionale “Gaio Cilnio Mecenate”, finalizzati a migliorare la qualità degli spazi, l’accessibilità e l’esperienza di visita. L’esposizione diventa così occasione per un investimento duraturo sul museo e sul territorio, coerente con le linee strategiche del Ministero della Cultura in materia di valorizzazione integrata e sostenibile.

LA STATUA IN BRONZO

Cuore della mostra è l’esposizione della Minerva di Arezzo, uno dei grandi bronzi dell’antichità, ritrovata nel sottosuolo di Arezzo nel 1541, durante lo scavo di un pozzo presso San Lorenzo. La statua fu subito donata al duca Cosimo I de’ Medici, che la mise nel suo studio privato a Firenze. E da allora rimase nella città, come parte delle collezioni archeologiche granducali, che dal 1871 sono confluite nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze per essere offerte alla fruizione di tutti gli italiani.

Nella nuova esposizione al Museo di Arezzo, la Minerva è collocata in uno degli ambienti più suggestivi della sezione romana del Museo, dove viene raccontata attraverso una narrazione aggiornata e immersiva che ne ripercorre la scoperta, la fortuna collezionistica fiorentina e la complessa storia conservativa.

La scultura (h. 150,5 cm; spessore medio del bronzo 4,5 mm) raffigura una dea Atena/Minerva con chitone, himation, egida con testa di Medusa ed elmo corinzio. Gli studi più recenti la riconducono a un originale ellenistico, databile ai primi decenni del III secolo a.C. (300–270 a.C. circa), forse prodotto in ambito italico o magnogreco.

IL PERCORSO ESPOSITIVO

Il percorso espositivo consente di approfondire il contesto archeologico del ritrovamento, identificato nei resti della domus di San Lorenzo, una vasta e lussuosa residenza romana costruita tra la fine del I secolo a.C. e l’inizio del I secolo d.C., probabilmente appartenuta a un aristocratico aretino.

Un nuovo allestimento valorizza i resti della domus – mosaici, pavimenti in opus sectile, decorazioni parietali, bronzetti, arredi e rilievi – permettendo di comprendere il significato della presenza della statua come elemento di prestigio e luxuria privata.

La mostra amplia infine lo sguardo sulla Arezzo romana (Arretium), inserendo la domus in un contesto urbano caratterizzato da importanti infrastrutture ed edifici pubblici, come l’asse viario nord-sud, il complesso teatro-terme e un’area forense suggerita dal rinvenimento degli elogia Arretina.

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