Oltretutto prima eravamo in una Città imbambolata , lenta, compiaciuta nello specchiarsi. Una città insonne, usurata, superficiale, rissosa, con le cronache che sempre più testimoniano la progressiva scomparsa della convivenza civile.
Bisogna alzare la posta, superare gli interessi di parte, trovare unarmonia di fondo. Ridare alla Città unanima.
Non solo un nuovo modello di sviluppo, ma un tipo di progresso diverso a quello finora imperante.
Deve avanzare la consapevolezza che la competizione urbana ridisegnerà nei prossimi anni in modo radicale gli assetti globali del lavoro, del progresso, della ricchezza, non solo fra gli Stati, ma anche nelle stesse Nazioni di cui le città sono ormai la locomotiva.
Le elezioni comunali sono, sullo sfondo, loccasione per un risveglio civico.
Ad Arezzo è il momento di voltare coraggiosamente pagina e guardare ai valori più profondi della storia aretina che possono ancora orientare le scelte. Lobiettivo deve essere quello di ripensare la contemporaneità, ed i bisogni di una città e di un territorio proiettati nel futuro, attraverso la cultura, lumanesimo laico e cristiano, la dignità del lavoro.
E necessario scioccare Arezzo. E si può fare rompendo i perimetri e i recinti: parlare a tutti gli elettori, agli astenuti, alla sinistra tradizionale, agli indipendenti moderati, ma anche a coloro che sono stanchi di come funziona Palazzo Cavallo e gli eccessi dellamministrazione Ghinelli. Va sperimentato un approccio basato sulla appartenenza che lascia aperta la porta a tutti, ma anche sul coraggio e lazione.
Una lista giovane e anche un pò irriverente, se possibile. Con un candidato a sindaco giovane che è e vuol essere coraggioso e anche un po’ sfrontato senza essere strafottente; con una lista di candidati a consigliere comunale che riesce ad unire il vecchio e il nuovo della politica. Una lista coraggiosa e determinata, perché questi sono i tempi del coraggio.
Arezzo va sottratta alla marginalità cui è stata confinata in questi anni avviando un processo per il cambiamento concreto e realistico. Appunto, con coraggio.
Sul programma meglio non farsi prendere dallansia. I programmi elettorali hanno perso da tempo ogni profondità di visione politica, restando un esercizio valido solo per i ricordi di chi lo ha scritto.
Si esprima quindi non più di tre, al massimo cinque intenzioni. Si scelgano bene, magari rischiando (ci metto o non ci metto la uscita di Arezzo dallArea Vasta Sud?: un bilancio su questi ultimi 25 anni va fatto; la razionalizzazione, laccentramento, il dirigismo, e in special modo, leccellenza, leccellenza, leccellenza: il miglior stent, la migliore protesi, il migliore tutto. Tutto questo ha edificato una cattedrale incentrata non sulla salute, ma sulla malattia. E ha delegittimato il medico di famiglia. Va ridiscussa lappartenenza di Arezzo nellArea Vasta Toscana Sud e non solo limitatamente ai servizi sanitari ).
Ma non bastano le buone intenzioni, bisogna osare qualcosa di più concentrato: ai cinque punti di impegno operativo va accompagnato un messaggio compatto. I cittadini hanno bisogno di non sentirsi vuoti nel vuoto della politica, hanno bisogno che qualcuno li dia un messaggio di pieno; non è detto che si debba sempre scegliere il meno peggio in nome di una fantomatica unità: non abbiate paura; anche stavolta ce la faremo; non facciamoci prendere dalla depressa tristezza; dimostriamo ancora una volta che ci vuole vita per amare la vita; attingiamo ancora al barile inesauribile della nostra cultura millenaria
Uno di questi messaggi (o un altro) deve essere la lunghezza donda con cui il candidato-sindaco di Arezzo può tentare di stabilire un rapporto emotivo con gli aretini.
Prendersi la libertà di presentarsi da solo e soltanto con cinque intenzioni e un messaggio collettivo. Parlare con semplicità agli elettori oltre ogni politichese condizionamento.
Alberto Ciolfi
Paolo Casalini


