Ho molto apprezzato che finalmente abbia smesso di far finta di nulla e abbia deciso di prendere il toro per le corna, difendendo l’onorabilità di tuo padre. Chi mette la testa sotto la sabbia, sperando che i problemi si risolvano da soli, è un pusillanime. Un doroteo e non certo un renziano. Troppi ne vediamo a spasso di questi tempi.
Sono anni che in Italia si dibatte a proposito del conflitto di interessi. E’ un problema da troppo tempo. E’ un problema che non si può e non si deve considerare solo di fronte a singoli casi, ma che dovrebbe essere regolato da norme valide per tutti.
Se ne parlò con Berlusconi, avvelenando l’aria politica e gettando il discredito e il sospetto. Ci fu conflitto di interessi? A distanza di anni ancora non si sono mai chiarite le situazioni e questo non depone affatto bene.
Nel caso di tuo padre, che mi vanto aver sempre difeso pur non conoscendolo perché per principio considero tutti delle brave persone, fino a dimostrazione del contrario, permettimi di definirlo amichevolmente “un pollo”?
Da quando sei salita agli onori delle cronache politiche, è stato prima usato per far credere di aver copertura governativa, poi forse, per cercare di ottenerla veramente. Da aretino, e con malcelato dispiacere, posso dire che non c’è stato nè questa, né quella! Speriamo anzi che non sia stato ancora peggio di come avrebbe potuto essere.
Tuo padre è stato solo un misero tassellino in un ingranaggio che lo ha stritolato e che adesso rischia di stritolare anche te. Si perché in un paese normale, in qualsiasi altro paese di questo disgraziato continente, una vicenda del genere sarebbe costata la testa al ministro, non al padre!
Se anche tuo fratello è stato per un certo tempo dipendente di Banca Etruria, sappiamo bene che non ha alcuna rilevanza. E’ stato un figlio assunto dalla banca del territorio, come sono stati figli di qualcun altro, tantissimi altri che lavorano in Banca Etruria (ma anche al MPS o alla Banca Rurale di Roccacannucia). Gli aretini sanno ben di cosa parlo, e gli italiani in generale pure. Non facciamo i verginelli e diciamoci le cose come stanno. Da qui a dare colpe di un dissesto così grave ce ne corre. Il raccomandato è stato il titolo di una trasmissione tv. Nessuno si meraviglia, ma nessuno porti questa linea di responsabilità oltre il suo limite.
Certo mi chiedo come abbia fatto tuo padre a fare un passo falso così evidente. Quando nell’aprile del 2014 lessi la notizia della carica di vicepresidente affidata a Luigi Boschi, mi scappò una esclamazione: “Ma è matto? (senza offesa) Accettare quell’incarico in un istituto palesemente compromesso è una follia.” Già Bankitalia aveva inviato una letterina esplosiva al Cda e a tuo padre certo non era sfuggita.
I big aretini, non a caso si erano defilati tutti, lasciando il cerino in mano “al Rosi e al Boschi”. E’ vero che in queste situazioni giocano molti aspetti: la sopravvalutazione delle proprie capacità, la speranza di riuscire ad essere incisivo grazie all’aiuto della figlia (che mi pare non ci stato però), ed in ultimo, non secondario, anche un po’di umana ambizione.
I giornalisti che chiamano Banca Etruria la banca del Boschi, sono solo dei poveri sciocchi, che vendono la loro onestà intellettuale per due spiccioli. Ma resta ugualmente pesante una situazione gravemente compromessa.
Nonostante la convinzione della buona fede, osserva giustamente il consigliere Macrì’ (FdI) :”Noi non gettiamo la colpa sulle spalle del padre della Maria Elena Boschi solo perché la figlia è un ministro della Repubblica Italiana, ma temiamo che la sua ingombrante presenza abbia tolto voce e potere al nostro governo, abbia reso ricattabile un nostro ministro, anche nei confronti della nostra banca centrale. Così come temiamo che gli impegni finanziari del padre del nostro presidente del consiglio verso il sistema finanziario, abbiano reso il figlio incapace di battere i pugni sul tavolo in Italia e in Europa, nel momento in cui doveva fare gli interessi del popolo italiano”.
E’ la paura del conflitto di interessi e non basta la convinzione di innocenza a dissiparne gli effetti.
A questo punto voglio solo aggiungere una richiesta a questa letterina: ai risparmiatori traditi da Banca Etruria, oggi al danno si aggiunge la beffa, perché il nostro è tra i pochi paesi che non prevede una “vera” class action collettiva. Ogni azione andrà fatta dunque singolarmente con gran gioia di avvocati e costi notevoli. Impegnarsi almeno un po’ su questo fronte, dare cioè ai risparmiatori la possibilità di fare fronte comune davanti all’ingiustizia, costerebbe poco e avrebbe benefici immediati. Per la giustizia italiana certamente.
Cordiali saluti
Paolo Casalini



