Liberiamo prima di tutto il campo dai prodotti dell’ignoranza: il Gender esiste solo nella mente degli ignoranti, di coloro che ignorano e che ignorando fanno fatica a discernere scientificamente la questione. Il termine “gender” é la parola di origne anglosassone che si traduce in italiano con “Genere”.
Genere: indica, nelle scienze sociali, la rappresentazione individuale dell’identità (chi sono?) Identità di genere: indica la rappresentazione di me stesso rispetto al ruolo che la mia società attribuisce al mio genere sessuale.
Fin qui la parte didattica.
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Faccio fatica invece a comprendere il fine politico che si può ottenere, trasformando studi seri e internazionali, nella spettacolarizzazione della cattiva informazione, nella malsana distorsione della realtà al fine di ottenere la riproduzione del panico morale da “teoria gender”.
Quella che si prepara in Consiglio Comunale, è una rappresentazione penosa e mistificante, che rende vano e indebolisce il lavoro di sollecitazione critica delle coscienze, attraverso cui si cerca di immaginare un futuro privo di discriminazioni e violenze verso i diversi, verso le donne e verso le categorie piu’ deboli della natura umana.
Si tratta di un grave vulnus per l’immagine della nostra città, che certamente non ha nella sua storia, passata o recente, esperienze oscurantiste di tale portata.
I diritti alla sessualità e all’identità di genere, sono statuiti da una serie di convezioni internazionali, di direttive e di studi di settore di cui sarebbe superfluo e persino oltremodo lezioso fare una lista (passeremmo dalle Nazioni Unite all’Unione Europea, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità alla Associazione Mondiale di Sessuologia per finire in Italia con l’Associazione Italiana di Psicologia).
Nella mia ricerca, seguita alla polemiche di questi ultimi mesi e stimolata dalla diffusione politica, ancorchè ideologica, della “teoria antigender” (e che stranamente ruota tutta attorno ad avvocati, ingegneri, architetti, preti, casalinghe disperate ed analfabeti di ritorno), non sono riuscito a trovare nella mia cerchia di conoscenze, che assicuro essere vasta, non solo uno psicologo o uno psichiatra in grado di spiegarmi il senso e le ragioni di tanta acrimonia, ma nemmeno un medico che comprendesse, o meglio ancora sostenesse, cotanta anti-teoria.
Ricercando tra i testi, ho anzi scoperto che i pedagogisti cattolici hanno ben preso le distanze (senza troppo rumore, ma è comprensibile) da tanto ideologico furore, dissociandosi dal frastuono affidato invece tutto a politicanti da quattro soldi, senza alcuna cultura specifica, prontissimi a cavalcare la spettacolarizzazione della cattiva informazione, al fine di ottenere qualche manciata di voti in piu’.
Mi chiedo se il Consiglio Comunale di Arezzo sia a conoscenza degli argomenti che sta trattando, perché se così non fosse sarebbe utile che quivi si cominciasse a studiare seriamente almeno qualche testo scientifico. Parlare di argomenti così delicati, senza averne una pur minima conoscenza, io lo definisco in un modo solo. E la definizione la lascio indovinare al lettore, solo per educazione e pudore.
Mi domando invece se sia normale che un Consiglio Comunale si interessi agli effetti di interventi di educazione alla sessualità in relazione alle identità sessuali non normative, alle disuguaglianze sessuali, di genere, etniche e di classe. Hanno i consiglieri coscienza della loro realtà territoriale?
Purtroppo, non sorprende che questo Consiglio confermi la politica dell’intolleranza contro le minoranze e contro i soggetti che non corrispondono al modello della cosiddetta “normalità”
La lotta contro il “gender” è una lotta contro i soggetti non conformi, contro gli “anormali”, i diversi e ovviamente, contro tutti gli stranieri di ogni ordine e grado.
L’attacco antigender sferrato oggi nel Consiglio Comunale, è in realtà un atto di sottomissione delle istituzione laiche e repubblicane, alle volontà clericali.
E’ prima di tutto un attacco agli insegnanti che lavorano nella scuola pubblica, un modo per umiliarli e denigrarli, equiparandoli a dei pervertiti che insegnerebbero agli alunni a toccarsi o se lo desiderano, a diventare gay o lesbiche.
Le forze piu’ oscure del clericalismo bigotto, ben saldate ad un ateismo praticante, hanno oggi lanciato una crociata per gettare il discredito e non certo rispetto e stima verso gli insegnanti, servendo nel piatto della demagogia due componenti fondamentali: la diffidenza e il sospetto.
Piuttosto che diffondere disprezzo e odio, sulla base di informazioni bieche, non sarebbe forse meglio attivare interventi di educazione alle differenze sessuali e di contrastare le disparità di genere e il bullismo verso i deboli?
Piuttosto che creare lo spauracchio del gender, non sarebbe opportuno implementale le politiche e gli interventi di rispetto dei diritti umani, di inclusione sociale, di lotta alle mafie e alle illegalità, così come la lotta al vero mostro rappresentato dalla disuguaglianza sociale e dall’inquinamento diffuso nelle istituzioni, della corruzione?
Cui Prodest? Perché creare mostri immaginari, quando sono sotto gli occhi di tutti i mostri veri, quelli delle infiltrazioni mafiose nel nostro territorio e quelli delle ecomafie, che hanno sversato i rifiuti qui prodotti nella Terra dei Fuochi? Non sarà forse che, non sapendo come fare per risolvere questi problemi, abbiamo bisogno del gender per distogliere lo sguardo dalle cose veramente importanti? Trovare qualcuno a cui addossare ogni colpa per un figlio “finocchio”, forse è un operazione che ci fa stare meglio. E si fa molto prima che a sforzarsi di accettarlo. Certo è facile riempirsi la bocca di slogan e ragionare per semplificazioni lasciando germogliare l’insofferenza e poi l’odio, verso chi è “diverso” da noi, perpetuando lo stesso spirito che ha condotto 70 milioni di persone, tra le piu’ colte, istruite ed evolute della storia umana, a coprirsi obbedientemente gli occhi, davanti ai treni piombati che andavano ad Auschwitz. Anche quello è stato un metodo per affrontare e risolvere i problemi di genere. Rapido ed efficiente!

Spiegare perché questo modo di ragionare è sbagliato, richiede più tempo di uno spot pubblicitario, richiede un discorso articolato, richiede la pazienza di ascoltare o di leggere per più di qualche secondo, di pensare con la propria testa e di utilizzare il cervello. Ma quel che è peggio, questo lungo lavoro non dà nessuna facile consolazione, non prospetta soluzioni immediate.
Sia ben chiaro, nemmeno chi fa proclami od illustra sillogismi taroccati, ha soluzioni immediate, però fa finta di averne e l’effetto finale riesce abbastanza bene. Soprattutto in chi ha speso la propria vita alla rincorsa di uno spazio fisico, alla disperata e sterile ricerca dell’avere o dell’apparire, anziché dell’essere.
Invece di intervenire contro il lavoro di psicologi e psichiatri, diffondendo oscurantismo e pregiudizi, perché nel nostro Comune, a partire dalle scuole presenti nel territorio, non si promuovono attività di informazione e di dialogo, che mirino all’inclusione sociale e alla promozione e al dialogo vero tra le differenze?
Chissà come si sono sentiti oggi i giovani gay, le giovani lesbiche della nostra città. Certamente più soli di ieri, certamente più disprezzati, probabilmente con una motivazione in meno per non cedere all’odio e con minor capacità di poter immaginare un futuro diverso.
Ne potrà smorzare lo smarrimento, la notizia che l’associazione radicale LGBT, “Certi Diritti” terrà il suo congresso nazionale ad Arezzo, nella Sala dei Grandi della Provincia, il 6 e 7 novembre.
Signori consiglieri, signori assessori, signor sindaco, prendetene atto: se approverete questo atto di indirizzo, sarà un’onta che peserà da ora in poi sul vostro operato.
P.S. Ci aspettiamo adesso e quanto prima, due atti di indirizzo. Il primo sulle scie chimiche, per impedire che gli aerei sorvolino il palazzo comunale ed il secondo, per evitare i vaccini che fanno diventare autistici. Per entrambi è necessario prima un bel convegno alla Casa delle Culture, con geometri, architetti e avvocati, che ci spieghino il problema.


Paolo Casalini



