C’era un accordo per l’elezione di Francesco Macrì alla presidenza del consiglio comunale, ma gli accordi si sa, son fatti per non essere rispettati.
E così questa mattina in Consiglio, è andato in scena lo psicodramma di una maggioranza che ha deciso di andare per la sua strada, lasciando Macrì e le sue speranze, con le pive nel sacco.
La proposta del centro destra infatti, ha seguito il copione stabilito ieri, presentando Alessio Mattesini per il ruolo di presidente del Consiglio Comunale, mentre Francesco Macrì è rimasto da solo a sostenere la sua candidatura.
Già ieri, era stato diffuso un messaggio in cui lo si riteneva ormai formalmente fuori e questa mattina sono solo stati apposti i sigilli a questa espulsione di fatto. Varrebbe la pena ricordare, che FDI ha raccolto in queste elezioni 1.700 voti, ben piu’ di quanti hanno permesso a Ghinelli di scavalcare Bracciali. Una maggioranza dunque che si presenta in consiglio comunale forte di numeri che gli permettono di governare nella sostanza, ma già indebolita nella forma del consenso. Perdere pezzi ancor prima di iniziare l’azione di governo della città, non è certamente un bel segno.
Francesco Macrì rappresenta ad Arezzo l’icona del ragazzo di destra, nonostante abbia cercato di smarcarsi nel tempo da posizioni considerate sempre un po’ estremiste, la città così lo ha conosciuto, così lo sente. Un ragazzo (anche se ormai da tempo ha superato il mezzo del cammin di nostra vita) che sembra uscito dalle lotte studentesche degli anni ’70, quando la politica era vissuta nelle forme piu’ radicali e intransigenti. Gli avversari lo stimano, ma sanno che rappresenta uno spartiacque politico, un elemento di divisione e raramente di raccordo. Questo aspetto della personalità dell’uomo, deve aver pesato anche all’interno della sua stessa maggioranza. Invotabile proprio per ciò che rappresenta dal resto del consiglio e dalle opposizioni, ha fatto spostare l’ago della bilancia verso un piu’ moderato Mattesini. Da tempo si respirava aria elettrica in seno alla coalizione e considerato che Francesco Macrì non è propriamente un diplomatico e che Gamurrini, nella Giunta Lucherini, andò proprio a sostituire il Macrì medesimo, è evidente che i rapporti sarebbero diventati ben presto incandescenti.
L’esperienza Lucherini ancora aleggia come un fantasma mai scomparso, come un dramma mai superato, sulla maggioranza che ripropone oggi una giunta fortemente caratterizzata da quella vicenda. Arresti, processi, tradimenti, progetti interrotti, storie politiche bruciate: oggi si è avvertito forte il senso di quella vicenda. è come se il tempo si fosse cristallizzato in quel gennaio del 2006. Sospendendo la storia. Anche i rapporti personali non possono non risentire di un filo di Arianna che ha attraversato gli anni di Fanfani e che ha conservato un desiderio di rivincita che non si è mai sopito.
Alle 12 convocata conferenza stampa di Francesco Macrì
Paolo Casalini



