Le campane della Chiassa hanno suonato ancora a festa

 

 

Allora si era trattato di quella che, per gli abitanti del paese, fu la vera “liberazione”. Dopo tre giorni di terrore, angoscia, disperazione e la certezza di un bagno di sangue, in cui avrebbero perso la vita almeno 209 civili inermi, rinchiusi quali ostaggi nella chiesa, finalmente il pomeriggio del 29 giugno, festa dei Santi Pietro e Paolo, l’incubo era terminato.

Furono due giovani partigiani a risolvere la situazione, salvando tante vite umane. Uno si chiamava Giovan Battista Mineo, detto Gianni, aveva 23 anni ed era originario di Bagheria (PA); arrivato ad Arezzo quale sergente carrista, dopo l’8 settembre si era dato alla macchia. Quel giugno di 70 anni fa, era un sottotenente partigiano, della XXIII Brigata garibaldina “Pio Borri”. L’altro era un ragazzo della Chiassa, Giuseppe Rosadi, detto “Beppe del Barba”. Aveva poco più di 21 anni e per non doversi arruolare nell’esercito di Salò, anche lui era alla macchia.

Erano stati loro due, Mineo e Rosadi, a riportare entro i termini del terribile ultimatum tedesco, che prevedeva fucilazione di ostaggi e distruzione di paesi, il colonnello Maximilian barone von Gablenz, che era stato fatto prigioniero il 26 giugno da una banda autonoma di slavi, lungo la via della Libbia.

I tedeschi rispettarono i patti e liberarono gli ostaggi. Anche il tentativo di una limitata rappresaglia, per punire il sequestro del loro colonnello, fu evitato proprio da von Gablenz stesso, che ordinò la liberazione di tutti i poveretti. E come furono aperte le porte della chiesa, le campane suonarono a festa, mentre la gente, incredula, fuggiva via.

Sabato 28, le campane hanno ricordato quei due ragazzi, ai quali è stata dedicata una bella lapide, che ne onora il coraggio e il valore. Essa è stata collocata nella Piazza, sulla casa a lato alla chiesa ed è stata scoperta dal Sottosegretario alla Difesa, On. Domenico Rossi, e dal Sindaco di Arezzo, Avv. Giuseppe Fanfani, alla presenza di altre Autorità, dei parlamentari Donati e Mattesini, della consigliera regionale de Robertis, di alcuni assessori e consiglieri comunali, di rappresentanti di Associazioni Combattentistiche e d’Arma, dei familiari dei due eroici partigiani, della gente della Chiassa e del parroco, don Mario Verdelli, che ha impartito la benedizione.

Poi, a bordo delle auto coeve agli eventi rievocati, messe a disposizione dal Registro R.I.A.L.BluS., i presenti si sono spostati al “Parco Mineo-Rosadi”, dove si è tenuta la cerimonia ufficiale di intitolazione dell’area verde ai due eroi, scandita da pezzi musicali, eseguiti dalla Filarmonica Guido di Arezzo. Tanta la gente presente, che ha voluto manifestare la sua riconoscenza a Mineo e Rosadi con alcuni poster giganti, su cui campeggiava un bel “GRAZIE!”. E sotto: “La gente della Chiassa”.

Sotto l’attenta regia del Capitano in congedo Mino Faralli, speaker della manifestazione, si sono susseguiti i vari interventi degli oratori ufficiali (Sindaco, Presidente della Provincia, Rappresentate ANPI, Rappresentante Associazioni d’Arma), tutti incentrati sulla riconoscenza verso i due eroici giovani. Ha terminato il Sottosegretario Rossi, che oltre a rendere omaggio ai salvatori degli ostaggi della Chiassa, sottolineando le sue origini familiari civitelline, ha detto: “magari ci fossero stati anche a Civitella un Gianni Mineo e un Giuseppe Rosadi!”, rimarcando come lo stesso giorno in cui alla Chiassa suonavano le campane a festa, a Civitella, Cornia e San Pancrazio si piangevano oltre 200 massacrati dai nazifascisti.

Al termine, sulle note de “La vita è bella”, quelli che nel giugno 1944 erano bambini, adolescenti o giovani, rinchiusi nella chiesa della Chiassa e destinati alla fucilazione, hanno abbracciato i figli e i nipoti di Gianni Mineo e Giuseppe Rosadi, tra molta commozione e anche diverse lacrime tra gli interessati, ma anche tra gli altri presenti alla Festa della Chiassa.

Una festa che poteva esserci stata prima di arrivare ai 70 anni dai fatti, ma l’importante è che ci sia stata. E pertanto un Grazie a tutti coloro che l’hanno resa possibile, dal Consiglio all’Amministrazione Comunale, dal Presidente della Provincia, Roberto Vasai, al Comitato PatriOnorEroi Dimenticati; dal parroco don Mario al Circolo 92 e alla Gente della Chiassa; dai familiari di Mineo e Rosadi alle Associazioni; dalle TV locali agli altri mezzi di informazione. Senza dimenticare la Filarmonica e gli sponsor: Banca Etruria, Telecontrol, Società Storica Aretina, Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra e Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia. Infine le anime dell’intero risveglio della Memoria: il dott. Luigi Scatizzi e il dott. Mino Faralli.

 

Santino Gallorini

Ufficio Stampa

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