Mi presento: per evitare accuse di conflitto di interesse in manifesta opinione, annuncio subito – e non senza un malcelato senso di superiorità – che appartengo alla prestigiosa famiglia dei felidae. In specifico mi pregio dell’inclusione nella specie dei Felis Silvestris Catus (come ebbe modo di definirci il nostro naturalista più affezionato, ormai quasi 1/4 di millennio fa).
Appartengo alla razza dei mammiferi carnivori che è di gran lunga superiore a tutte le altre… ma per essere politically correct mi limiterò a dichiararmi profondamente convinto dell’affermazione precedente, anche se appare poco conveniente esprimerlo platealmentevisto il rischio di perdere qualche punto di credibilità.
Ringrazio l’umano che dirige questa testata per la possibilità di dar voce alla mia battaglia etica. Apprezzo la sua collaborazione e troverò un modo per non disprezzarlo troppo, vista la sua tendenza ad ospitare anche le opinioni di quegli esseri, i volatili, che per la mia razza sono, e devono rimanere, semplice cibo.
Vivo con un esemplare femmina (non particolarmente interessante) della razza umana della specie sapiens sapiens (anche se a viverci insieme qualche dubbio sull’inclusione nella specie viene). In realtà sono suo prigioniero. Lei non è consapevole di questo; essendo affetta da quell’infinita autoreferenzialità morale, tipica del suo genere, è convinta di avermi reso la vita migliore. Questa sua certezza la fa sentire molto buona, al di sopra di qualsiasi suscettibilità alla critica.
Sono costretto a convivere con lei, altri 10 miei consimili e un ributtante canide, di dimensioni ridotte ma assolutamente ignobile. Il cane, immediatamente dopo l’uomo, è in assoluto la specie animale che mi suscita più ribrezzo: è stato selezionato come schiavo e tutto il suo essere è proteso al servilismo. A cominciare da quella schifosa tendenza a leccare gli umani per interi minuti. Rivoltanti! Entrambi. Il canide per il suo bisogno di avere un padrone; l’umano per la sua incapacità di distinguere l’amicizia e la fedeltà dalla sottomissione al capo. Disgustosi.
A volte il canide si comporta come un umano addestrato a fare cose assolutamente prive di senso. Riportare un oggetto che l’umana ha lanciato, correre cercando di mordersi la coda, camminare su due zampe, congiungere le zampe anteriori, modulare la propria voce… e tutto per gratificare la semisapiens che mugola felice: “…gli manca solo la parola”. La frase più idiota mai coniata. Falli anche parlare quei mammiferi involuti!
L’umana afferma di preferire la compagnia dei cani e dei gatti a quella dei mammiferi appartenenti alla sua specie. Ci considera migliori attribuendoci comportamenti che non ci sogneremmo mai di mettere in atto (anche solo per salvaguardia della specie).
Vivendoci insieme ho dovuto prendere atto che non è lei a preferire la compagnia degli animali. Sono gli altri umani a non gradire la sua: le poche relazioni che ha avuto sono miseramente fallite per la sua antipatia e il suo egoismo. Considerando gli animali uguali ai maschi umani, ovviamente tenta di trattare questi ultimi nella stessa maniera (compresa la castrazione simbolica) pensando di addestrarli al comportamento passivo e accondiscendente del canide. Ma il maschio umano può sfuggire (che invidia!) trovando in altre femmine umane soddisfazioni relazionali di altra qualità. Mi raccontano che l’umana che mi tiene prigioniero è il prototipo standard delle umane definite “animaliste”: tendenzialmente circondate da animali, e tendenzialmente sole, dedite all’invettiva contro il genere umano (con una predilezione all’astio verso il maschio), piuttosto violente verbalmente contro chi si dichiara carnivoro.
Io – e gli altri come me – non possiamo scappare, a differenza dei loro maschi. Al nostro livello evolutivo mentale non fa da contraltare l’evoluzione motoria. Lei, grazie al pollice opponibile ed alla posizione eretta (ai quali non fa da contraltare l’evoluzione mentale), può costrngerci dentro un appartamento invaso di peli, cacchine, palle si pelo vomitate e sassolini di lettiera puzzolenti. Ci ha sterilizzato impedendoci la riproduzione e il legittimo esercizio dell’attività sessuale.
Ci somministra cibo assolutamente inadeguato alla nostra natura. Non ne ho le prove ma sono certo che questo contenga sostanze che, somministrate per lunghi periodi, inibiscono i nostri istinti di caccia.
Ci impedisce si muoverci, di nutrirci, di riprodurci, di godere della caccia e dell’aria aperta.
Abbiamo bisogno di aiuto.
Ritenendoci convinti dei diritti civili da estendere anche agli umani or ora descritti, non ne chiediamo l’isolamento, la carcerazione o lo snaturamento toccato in sorte a noi per loro mano.
Chiediamo solo di adottare un povero animalista e di sostenerne le spese di cura pressostrutture che siano in grado di ricondurli alla normale logica di pensiero.
Aiutaci.
Peo il Felino



