Io non ho mai sentito esplicitamente parlare di accordi. Ho partecipato alla riunione della coalizione come rappresentante di +E e nulla di ciò era mai stato espresso.
Certo, molto “non detto” aleggiava e senza troppa fantasia si poteva intuire, ma parlare di accordo saltato è un’iperbole assoluta e so quello che dico. Nessuno ha mai fatto simili ipotesi con chiarezza, anche se tra le righe si poteva facilmente intuire.
Sono tra le forze che sostengono Marco Donati, in assoluta adesione al mio partito. Fin da subito è stata una scelta meditata e ponderata. Siamo tutti coscienti (e lo sono anche dentro al PD) che una eventuale candidatura unica su di lui, significherebbe una vittoria a mani basse.
Ma il PD ci ha abituato alle sue manifestazioni manichee, ai suoi mal di pancia che poco hanno di politico e molto di personale. E i personalismi imperversano oggi in tutta la politica aretina, dall’estrema destra all’estrema sinistra. Vecchi rancori, vecchie bucce mai digerite, tenute a bada col maalox negli anni.
Posso persino comprenderle, anche se ho sempre creduto nella laicità della politica e soprattutto che gli interessi di tanti devono superare i rancori di pochi e devono anche superare il lecito desiderio di raggiungere un agognato sgabello.
Ho sempre pensato che la scelta fatta da Donati, ormai 5 anni fa, di candidarsi a sindaco, fosse una scelta politica precisa. E se dico politica, intendo la politica quella vera. Marco ha costruito il suo impegno attorno a questo obbiettivo. Sindaco nuovo, giunta nuova, consiglio comunale nuovo. Anche solo ipotizzare di poterlo comprare offrendogli la poltroncina da vice, sarebbe una sconfitta bruciante dal suo punto di vista politico. Significherebbe essere riusciti a riportarlo all’interno delle logiche da manuale Cencelli. Una politica che ci ha esasperato e di cui siamo tutti profondamente stanchi.
Mi sono offerto volontariamente di fare da pontiere, per poter ristabilire anzitutto rapporti cordiali con persone di cui ho sincera stima. Ma se qualcuno mi avesse sottoposto l’ipotesi di accordo citato da La Nazione, avrei risposto subito che era un accordo impossibile. Arezzo ha bisogno di aria fresca, aria nuova, aria giovane e un simile accordo, ben lontano dallo spalancare la finestra, avrebbe solo fatto ammuffire anche la freschezza della proposta.
Ho assistito allo scontro titanico tra due diversi modi di pensare la politica e immaginavo fin da subito che quando due pensieri si trovano su piani diversi, è difficilissimo riuscire a farli incontrare. Ho grande stima per Vincenzo Ceccarelli, politico esperto e navigato, ma sono consapevole che stiamo parlando di una delle più antiche figure politiche locali. La reazione nelle persone semplici, è sempre la stessa: “Ancora?” Ma le persone semplici votano e il loro voto conta quanto quello del più esperto politico. Esiste un momento in cui, o si passa dalla politica attiva ad essere il padre nobile delle nuove generazioni, oppure si rischia di essere sentiti come un peso da cui liberarsi.
La lungimiranza è capire quando questo momento è arrivato.



