In vista della prossima Amministrazione comunale, è necessario porre l’esigenza di riportare l’Assessorato alla Cultura in Città, assente dal 2015.
E’ questo, un richiamo a competenze e responsabilità: per il futuro culturale di Arezzo e dei cittadini. Riconoscere il valore della cultura non è una concessione simbolica, ma una scelta economica e sociale.
Arezzo non può ridursi ad una città di soli “eventi” che sopraffanno la Città, ma deve costruire un progetto, una prospettiva nel tempo e nello spazio. Un esempio per tutto, la collezione di arte moderna e contemporanea di proprietà della Galleria Comunale, disseminata ed impacchettata, da oltre un decennio, in vari magazzini, rappresenta – di fatto – una grave perdita in termini culturali ed economici.
Non mancano le idee degli operatori, ma non basta un direttore artistico. Occorre una regia, un coordinamento, una solida capacità amministrativa, un Assessorato alla Cultura. In ogni Città la cultura significa identità, economia, memoria, coesione sociale; l’assenza di una governance dedicata non è un dettaglio: è un limite strutturale.
Se ci fosse chi obietta che non ci sono fondi e soldi, e che le priorità sono altre, va ricordato, intanto che i fondi europei restano in gran parte inaccessibili con la conseguenza che crescono pochi soggetti strutturati e le realtà piccole e medie restano ai margini. Quindi non è (solo) un problema di soldi. Il vero nodo è intercettarli, progettarli, gestirli. Dentro una visione.
Le “altre priorità” non sono alternative alla cultura. Casa, lavoro, giovani, ambiente, coesione sociale: la cultura incrocia tutte queste dimensioni. Cultura è presidio urbano, formazione, rigenerazione di spazi, economia della conoscenza. Non fa concorrenza alle altre priorità, ma è parte della loro soluzione.
Se vogliamo che la cultura diventi davvero infrastruttura di sviluppo, serve un assessorato. Non un ufficio eventi, o una direzione artistica; tanto meno un ufficio stampa o una “costola” delle soprintendenze.
Superare questi limiti implica una “nuova classe dirigente” che indica il bisogno di rinnovamento nelle élite che guidano Arezzo, sia in politica che in economia e società, con figure giovani e più preparate tecnicamente e con nuove competenze (intelligenza emotiva, adattabilità, pensiero critico), necessarie per affrontare le moderne sfide e per indirizzare il cambiamento, per superare logiche di conservazione e con leader capace di “fare e saper essere”, che sappia trasformare idee in azioni concrete per il bene pubblico e privato di Arezzo. In sintesi, è necessaria una leadership rinnovata, competente e orientata al futuro, capace di guidare la società aretina in un periodo storico in rapida evoluzione e di saper cogliere tutte le opportunità di crescita.
Alberto Ciolfi



