AMEDEO di SAVOIA – AOSTA
(Firenze, 27 settembre 1943 – Arezzo, 1 giugno 2021)
Amedeo Umberto Giorgio Paolo Costantino Elena Fiorenzo Maria Zvonimir di Savoia, Duca di Aosta è stato un personaggio che ad Arezzo era di casa, avendo abitato per parecchi anni nella sua tenuta del Borro.
Si muoveva spesso col treno e l’ho trovato più volte alla stazione o sui regionali veloci che collegano Arezzo con Firenze o con Roma.
Pur essendo “Duca”, si comportava con semplicità e amava discorrere di storia aretina e italiana. Più volte abbiamo intavolato lunghe discussioni, che continuavano anche sul marciapiede della stazione di arrivo. Ricordo come non riuscisse a spiegarsi “l’8 Settembre”, con il tracollo di un esercito e la fuga del Re suo parente, con la corte e lo stato maggiore. Così come ricordo la sua grande conoscenza della storia siciliana.
Aveva avuto un’infanzia terribile, come tanti altri nostri connazionali: nato a Firenze nel settembre 1943, sotto le bombe alleate, alcuni mesi dopo fu portato con la madre in un campo di internamento nazista a Hirschegg, vicino a Graz (Austria). Mi raccontava che fu solo grazie al latte materno che poté sopravvivere agli stenti, rimanendo attaccato al seno fino dopo la liberazione.
Aveva simpatia per De Gasperi, che aveva risposto positivamente alla richiesta della madre di poter rientrare in Italia dall’esilio in Svizzera. pare che a chi opponesse resistenze al rientro dei due, De Gasperi replicasse: “Non saranno una vedova ed un orfano a mettere in pericolo la repubblica!”.
Era imparentato con quasi tutti i regnanti d’Europa ed era davvero divertente sentirlo raccontare vari episodi riferiti al tal re o alla tal regina, compresi gli amati/odiati parenti Savoia, con i quali disputava il diritto al “trono” d’Italia: ma lui lo faceva per scherzo, per farli arrabbiare; aveva giurato fedeltà alla Repubblica Italiana ed era stato ufficiale della Marina Militare.
Ogni tanto ci scrivevamo, sempre su argomenti storici. Ricordo che una volta vidi a Pola riaffiorare una vecchia iscrizione di una importante strada: “Viale Emanuele Filiberto Duca d’Aosta”. La fotografai e gliela inviai. Mi rispose commosso:
“Caro Gallorini, ho molto gradito la Sua e-mail che mi ha anche commosso! Lei mi parla di luoghi che sono particolarmente cari anche alla mia famiglia. Mio padre, quand’era Ammiraglio di Divisione, ha avuto un comando in Istria, poi fu proprietario di una bella casa a Brioni. Mio nonno fu il primo ad arrivare a Gorizia nel 1918 e mi viene in mente la Saga di Santa Gorizia, scritta da Vittorio Locchi, e tante altre cose che , come Lei ben dice, toccano il cuore.
Un caro saluto, sperando di rincontrarLa presto!
Amedeo di Savoia”.

Paolo Casalini



