Intervista a Stefania Macioce

La prima domanda che ti vorrei porre riguarda  proprio il tema che il tuo ultimo libro affronta, vale a dire il rapporto, anzi hai parlato di ‘stretto collegamento’ , tra arte e moda che tu individui nello spirito creativo che accomuna entrambe; significa forse che un artista e uno stilista possono essere equiparati ?

Nel corso della recente presentazione del tuo libro alla Galleria d’Arte Moderna, un grande stilista come Roberto Capucci ha fatto una affermazione che mi ha colpito, cioè che la moda non è adatta a tutte le donne; volevo sapere se condividi questa affermazione che potrebbe far credere ad un punto di vista elitario -del resto anche tu hai fatto riferimento alla moda come sinonimo di lusso-; ed inoltre perché secondo te quando si parla di moda il riferimento o l’accostamento principale è spesso, come in questo caso, con le donne.

Nel tuo libro appaiono numerosi riferimenti ad opere d’arte e ad artisti che hanno influenzato in maniera più o meno diretta le scelte degli stilisti; puoi citarne alcuni dove il  collegamento ti è parso particolarmente stretto e perchè?

Tu sei nota come docente universitaria esperta di pittura seicentesca, in particolare ti sei dedicata alla figura e all’opera di Michelangelo Merisi da Caravaggio, ma mi pare che non hai potuto stabilire alcuna relazione tra il mondo della moda e la figura di questo straordinario artista; è così ?

Eppure nel tuo volume hai ricostruito in modo molto efficace il rapporto tra arte e moda tramite la figura di artisti quali Monet, Hokusai, Monet, Mondrian  ecc, o anche rimandando ad eventi  luoghi significativi (hai fatto particolare riferimento ad alcuni eventi e sfilate molto famose).

Tra le cose che mi hanno colpito è l’attenzione che mi è parsa limitata ad alcuni momenti storici in cui fu la moda a giocare una parte determinante tanto nell’arte quanto più generalmente nel costume; penso alla Londra Carnaby street, a Mary Quant, che mi pare si possa dire ebbe un ruolo importante nell’affermazione di una nuova visione della donna ma in genere della femminilità, che certamente fu un elemento determinante negli anni della contestazione e nel ’68. In questo caso il rapporto di direbbe ribaltato: sei d’accordo?

Un’ultima domanda un po’ provocatoria: tu scrivi che il confine tra arte e moda è sempre più labile ed esalti lo stimolo creativo che caratterizza e accomuna i lavori di artisti stilisti. E tuttavia, ti chiedo, non credi che in tempi come questi lo spirito creativo molto spesso se non sempre sia schiavo di logiche commerciali che in larga parte impongano scelte obbligate a entrambi, e d’altra parte, non è che tanto le creazioni artistiche che quelle stilistiche abbiano successo in relazione alle agenzie di marketing che le promuovono; insomma, tanto la moda che l’arte non rischiano di essere risucchiate in un vortice dove lo spirito creativo sia ridimensionato o coartato?

Pietro Di Loreto

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