Condannato per omicidio volontario Guran Bonomi, che con l’acol arse viva la compagna

Il fatto accade l’11 settembre del 2014, nel parcheggio che fu utilizzato durante la costruzione del multipiano, in viale Duccio da Boninsegna. Qui un uomo cosparse di alcol la sua compagna (entrambi senza fissa dimora) e le dette fuoco.

La poveretta (una donna rumena, M.T. di anni 49) riuscì a trascinarsi in fiamme sino all’incrocio con viale Mecenate, al bar che si trova quasi di fronte all’ingresso dell’Euronics e con un filo di voce, l’ultimo che le era rimasto, provò a chiedere aiuto.

Tra le ultime cose accusò il suo compagno (Gurean Benoni, un sessantenne senza fissa dimora già noto alle forze dell’ordine). Lui fu poi scovato in centro dai carabinieri e sottoposto a fermo di polizia giudiziaria.

Le bruciature erano visibilmente gravi, avevano interessato tutta la parte superiore del corpo, respirava a fatica e l’alcol penetrando all’interno dei vestiti, aveva ustionato forse anche le corde vocali.

In elicottero fu predisposto il trasferimento d’urgenza al centro grandi ustionati.

Dopo 33 giorni di sofferenze, la donna morì.

In primo grado la condanna per omicidio volontario a 14 anni, poi derubricata in appello in praeterintenzionale e 10 anni di pena. 

La corte di cassazione ha invece stracciato quel verdetto rimettendo tutto in mano ad una nuova corte d’appello, quella di Perugia che doveva giudicare Guran Bunomi per omicidio volontario. E così è stato anche per la forte volontà del figlio della vittima e del suo avvocato di parte civile, Domenico Nucci.

redazione

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