Alle 22.30 ho ricevuto la telefonata di un caro amico che era in piazza a Torino e urlava di paura e disperazione. Era stato travolto due volte dalla folla e la seconda, ormai sfinito, è stato sul punto di lasciarsi andare ai colpi che stava ricevendo. “Ho faticato a comprendere quello che stava succedendo – mi ha detto piangendo al telefono – gridavano che c’era una bomba. Ero sicuro che era arrivata la mia ora, eppure dicevo a me stesso, non si può morire per una partita di calcio ! Ho cercato di rimettermi in piedi ed alla fine ci sono riuscito”.
Aretino di Cortona, ma agente della Municipale nei servizi di repressione crimine per il comune di Bologna.
Grande tifoso della Juve, era partito nel pomeriggio insieme a 3 colleghi per seguire la partita proprio nel cuore del tifo: Ecco alcune amare riflessioni: “Durante tutta la serata stavo osservando la presenza in piazza di un gran numero di venditori abusivi di birra in bottiglia e mi chiedevo come mai i colleghi di Torino non intervenissero. Avvertivo che si stava creando una situazione di grande pericolo. Il caldo torrido portava a bere, le bottiglie vuote aumentavano e con esse il pericolo. Non pensavo al panico generale, ma al pericolo di risse in preda ai fumi dell’alcol e di come le bottiglie avrebbero potuto diventare oggetti pericolosissimi”.
La sua è stata una riflessione profetica perchè su quelle bottiglie, andate in frantumi, si sono fatti male tutti!
Molti hanno pensato ad una bomba, la psicosi collettiva ha generato il panico e la scena è stata paurosa. La gente ha cominciato a scappare, molti sono caduti, finendo calpestati. A terra sangue, bottiglie rotte, scarpe e indumenti persi. Le sirene della polizia e delle ambulanze, la piazza che ha cominciato a svuotarsi con le persone che si riversavano di corsa nelle vie limitrofe. Il conto dei feriti è cominciato a salire e all’una di notte è arrivato a circa 600 feriti.
Al telefono sentivo che era molto incazzato oltre che impaurito: coi colleghi di Torino, con l’organizzazione, col sindaco. Vie di fuga poco praticabili, transenne nei posti sbagliati, vetri ovunque! Un dialogo concitato parzialmente irripetibile.Il racconto del terrore diventa via via più preciso. Il sapore del sangue in bocca senza vedersi addosso alcuna ferita, i dolori in tutto il corpo e la sensazione di essere rimasto schiacciato da un rullo compressore.
Prima l’esplosione di un grosso petardo, e subito dopo la caduta del parapetto del parcheggio sotterraneo, hanno generato i due forti rumori che hanno destabilizzato l’ordine pubblico in piazza San Carlo. La dinamica dei fatti è stata ricostruita dalla polizia, che ha sentito varie testimonianze e ricollocato temporalmente gli eventi. Il primo ad accadere è stato l’esplosione di un petardo verso via Roma. E il primo ‘fuggi fuggi’ in piazza San Carlo è partito da qui, dal gruppo di persone vicino ai tifosi che, forse per scherzo, o per sbaglio, hanno fatto scoppiare il petardo. La psicosi attentato è stata amplificata da un secondo boato, quello provocato dalla caduta del parapetto del parcheggio che si trova, guardando la collina, sul lato sinistro della piazza, vicino ai portici. A circa 50 metri dall’esplosione. Anche la massa di gente in quest’area ha iniziato a correre e a quel punto la paura ha scatenato il caos in tutto il centro.
In nottata anche la polizia ha convenuto che in piazza sarebbero stati presenti vari venditori di birre abusivi e sarebbe stato questo il motivo che avrebbe reso il pavé’ (lo storico ciottolato) del ‘salotto di Torino’ una trappola di vetro per molte persone che sono cadute ferendosi.
Siamo rimasti al telefono a lungo: uno sfogo importante per chi ha passato un bruttissimo momento. Dal mio punto di vista invece, ho vissuto questa notte un’ora incredibile: mentre al telefono sentivo le urla dei feriti e sempre più intenso l’ululato delle sirene, prima lontane, poi sempre più numerose ed intense, fino a diventare un unico grande sottofondo, sui social continuavano a passare link in cui si usava il termine “bufala”, “scherzo mal riuscito”, “situazione quasi sotto controllo” e si raccontava di gente che stava tornando in piazza. Al punto che non sapevo più io stesso a cosa credere: alle mie orecchie o quello che i “giornaloni” e le agenzie ci stavano raccontando. Oggi mi chiedo se chi scriveva quei pezzi era veramente in piazza S. Carlo o se ne stava comodamente stravaccato nel divano del salotto a guardare la partita!
Oggi i nostri amici torneranno in servizio a Bologna, come sempre. Con i ricordi di una serata da dimenticare che ancora bruciano sotto la pelle insieme a lividi ed ematomi.
Auguri di pronta guarigione ai 1.527 feriti di cui 3 in codice rosso
Paolo Casalini



