Lo spauracchio del gender

 

Leggendo la mozione che la consigliera della Lega Tiziana Casi aveva intenzione di presentare al Consiglio comunale del 7 ottobre scorso bisogna riconoscere che raramente è possibile rilevare un tale coacervo di sciocchezze, banalità, superficialità, unito a cecità ideologica e inadeguatezza istituzionale. Ancora una volta esponenti della maggioranza intervengono sulla questione gender, come se questa fosse determinante per le sorti della nostra città. Gender, omofobia, discriminazione razziale sono i temi che guidano l’azione amministrativa della Lega in Consiglio e che danno un senso alla loro presenza in quell’assise, mascherando le evidenti difficoltà che vengono, poi, alla luce quando si tratta di mettere a fuoco la realtà cittadina. Lo dimostra la reazione scomposta e confusa mostrata dal loro gruppo consiliare di fronte alla mozione Macrì sul personale del Comune.

 

Nel merito della mozione Casi, affermare che il Comune di Arezzo possa agire sulle autorità scolastiche per interferire con  i programmi curricolari è un attacco frontale all’istituzione scolastica e alla liberà d’insegnamento nella scuola pubblica. La scuola è, sul territorio, un presidio di democrazia e i suoi docenti ne sono i garanti. I docenti, al contrario di quello che pensa la Casi, sono personale specializzato, che quando è in classe si occupa di didattica, pedagogia, fisiologia, psicologia, non certo delle ideologie omofobiche e sessiste che sembrano ossessionare la consigliera e gli assessori del Comune di Arezzo. 

 

Chiedere, addirittura, di ritirare i libri è una pretesa oscurantista, un’ingerenza senza precedenti (se non dove la Lega amministra sconsideratamente la cosa pubblica) nelle prerogative delle scuole, dei docenti e dei dirigenti scolastici.

 

Nelle scuole non si introduce la teoria gender: si fa educazione all’affettività, educazione sanitaria, educazione sessuale e lo si fa con metodi scientifici perché ce n’è bisogno, perché i ragazzi sono spesso sprovveduti e hanno una visione distorta dei rapporti fra i sessi, perché bisogna assicurare l’attuazione dei principi di pari opportunità, promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, la pratica di stili di vita sani comprendendo, fra i più grandi, la prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse, al fine di informare e di sensibilizzare su questi temi gli studenti, i docenti e i genitori.

 

Ma è proprio questo il nocciolo: chi si fa scudo dello spauracchio del gender, non accetta la parità fra sessi, non vuol sentir parlare di violenza di genere, anzi, nega che esista e nega le discriminazioni che spesso riguardano alunni e persone gay. è una visione miope, un pericoloso mix di bigottismo, omofobia e intolleranza, che dobbiamo impegnarci a respingere con forza in ogni occasione.

 

 

 

Comitato elettorale

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