I fatti che con frequenza multipla quotidiana ci passano davanti agli occhi rendono sempre più insensibile l’intercettazione della situazione, del dove siamo, dove stiamo andando, del qual’è la trama del film che stiamo vivendo, chi sono i registi, e sopra tutto quale sarà la Fine. Le morti sono divenute un sorso di Coca Cola Zero, neanche Classic. L’ISIS ci serve in piatti a forte sapore la Sagra dell’Orrore, alzando di molto il livello che fu primato della mafia. Giovani persi emulano disinvoltamente l’Isis per quello che loro pensano sia un amore.
Siamo in una Rataouille di elementi che confondono le nostre coordinate. Prima di imboccare questo recente boulevard orrorifico, eravamo già assuefatti al tran tran di una lunga autostrada, la Tumore A Uno, anzi, A Molti.
In attesa dell’Isis in Italia, abbiamo le morti per incidente stradale, dovuti recentemente anche al sottaciuto stato delle strade, oppure per tumore, che nelle cronache non viene neppure più citato, ma soltanto aggettivando un non precisato male, se è stato breve o lungo.
Sulle cause di quest’ultimo si possono fornire motivazioni mediche classiche, o il fato, o, per rotondisti cattolici, un, L’ha chiamato Dio a sé. Abbiamo industrializzato e reso standard questo tipo di malattia, che è divenuto un letale raffreddore sociale. Tutti lo prendono.
Io credo che quel Raffreddore Sociale Letale abbia negli ultimi anni una forte componente psico somatica, che essendo psico sfugge a riscontri, specialmente postumi. Ai centinaia di suicidi che vanno messi in conto, non al Mondo Cattivone che ha una sorella malvagia che si chiama Congiuntura Economica, ma a chi non sa governare la situazione, la Politica Locale e Nazionale, vanno aggiunte le morti silenti, non violente, PER UGUALE MOTIVO.
Chi balzella da una sagra all’altra, vive bene, come l’ignavia è cura per gli scemi del villaggio. Chi invece ha intelligenza, sensibilità, visione, impulso a dare senso consapevole alla Vita, soffre psicosomaticamente in modo maggiore questa situazione. Questo è il caso, tra molti altri, di Piero Comanducci che ci ha lasciato pochi giorni fa. Mi scuso se recentemente sembro l’addetto stampa di qualche impresa funebre, ma chiarezza urge, ed occorre dire cose non dette.
Piero Comanducci, come ho avuto di scrivere, era Persona Mite, Intelligente, Sensibile, Osservatrice, dalle parole sussurrate, anche importanti e gravi, e mai dai toni e volumi alti. Purtroppo. Il purtroppo è che ove occorra è necessario almeno esternalizzare il proprio pensiero. Lui ha avuto la Fortuna/Sfortuna di ricoprire cariche importanti per la città in epoche di Vacche Sorridenti, dove la barca andava ed i marinai erano giulivi. E’ stato presidente dell’Ente Provinciale del Turismo, ed in altre entità coinvolte nell’economia locale. Poi passa la mano, ma ora la sua esperienza, come mai, sarebbe stata utile ad Arezzo. In zona Cesarini, a malattia avviata, non ha goduto neppure della possibilità di poter operare attraverso il figlio Marcello, salito ad assessore al Turismo.
Piero Comanducci, era notoriamente proprietario di hotel storico e centrale di Arezzo, ed aveva, ma direi, subiva il polso della situazione. Per chi ha un hotel stare sul terrazzo ad osservare OTTO ANNI DI POLITICA TURISTICA ZERO, è operazione letale non solo per lo spirito, ma inevitabilmente per il borsello, che non ha ante infinite di sopportazione. Ho incontrato Piero varie volte negli ultimi anni, ed entrambi quando si entrava nella parola Arezzo, le nostre teste mulinavano negativamente, e riuscivamo a dire solo poche parole, perché le parole da dire erano troppe.
Quando mi è giunta notizia della sua morte, a prescindere dalla causa medica, ho pensato subito a questo suo stato mentale. Sono andato al rito funebre in cattedrale, ed il figlio Marcello ha concluso un articolato, puntuale, preciso, ben fatto discorso rievocativo, con una frase che mi ha fatto sobbalzare perché confermava il mio pensiero.
La causa del suo male, ne sono convinto, – dice il figlio – è la sua impotenza di fronte alla sua città che fa niente per evitare il collasso economico. Di una persona, a stretto in un sandwich letale tra l’immobilismo locale e nazionale. E di questo lui soffriva molto, e per un tempo troppo lungo.
Per una persona che ha un albergo, passare ogni singolo giorno, ora, minuto negli ultimi otto anni di completo immobilismo sul Turismo, è uno stillicidio enorme. Di Piero ricordo un intervento in questa linea in un consesso pubblico, tra sconosciuti, dove con un candore che mi meravigliò, aprì il suo stato mentale, parlando di un suo dettaglio privato, che neppure io avrei avuto il coraggio di comunicare. Il candore, altra sua dote.
I politici presenti neanche furono sfiorati da quel sussurrare con educazione una sua precisa situazione comune a molti suoi colleghi di settore. Non entro nel dettaglio, ma fu personalmente preciso.
Ho sentito l’urgenza di sottolineare questi DETTAGLI, che purtroppo sono SPESSA SOSTANZA, dato che neppure la stampa locale standardizzata, pur presente alla cerimonia, ha colto, o non ha voluto scrivere.
Se sei un politico e stai leggendo questo, cogli nell’anfratti della tua intelligenza e sensibilità umana, se ne hai, che non sono più i tempi di fare politica con occupazione passiva e personale di posti. Tu hai in mano le nostre Vite, e sei in debito almeno di quella di Piero.
Occorrerebbe chiedere ai politici almeno il Danno Biologico, accompagnato da una Class Action per quanto Fatto, e sopra tutto Non Fatto. Boiardi che giocano a Monòpoli con fiches pubbliche, ma guadagni personali, con la Vita dei Cittadini. Elargiscono miliardi sotto la scusa di pseudo umanità e mandano gli Italiani a frugare nella spazzatura, ed a vivere in tendopoli. Non dico un EURO da dare agli Italiani, ma neppure una parola pronunciano su questi fatti. Il problema per loro NON ESISTE.
OTTO ANNI di politiche al Turismo locale del NIENTE, nonostante anche la stampa standard urlasse, oltre che io, flautista tecnico inascoltato. Quando dico NIENTE, non è una esagerazione lessicale Sgarbiana, ma è letteralmente NIENTE. Il signor Renzi e tutto il suo network che gestisce l’immobilismo nazionale e locale metta nel palma res negativo questa Vita, ed il grido d’ora in avanti sia, Mai Più un Piero Comanducci in Cattedrale.
Di Orgoglio e di Rabbia, si può morire, ma questo non è nei referti medici, neppure dopo che Oriana Fallaci, per questo ed altri motivi, ci aveva ammonito.
Non può finire se non con Tears of Rage, Lacrime di Rabbia, di un Bob Dylan che si rivolge al figlio, ma va bene anche per Piero, figlio di Arezzo. Anche in versione mai pubblicata di Jimi Hendrix, che per l’occasione sfoderò una lucida dolcezza.
PS: la parola arezzo scritta tutta in minuscolo nel titolo, non è un errore di scrittura.
Piero Rossi
Aretino Turista ad Arezzo
itAlien Immigrato in Italia
aretinoturistaadarezzo@pierorossi.it
Viaggiare è fatale al pregiudizio, al bigottismo, ed alla ristrettezza mentale, e per questi motivi molta della nostra gente ne ha fortemente bisogno. Vedute ampie, sane, caritatevoli degli uomini e delle cose non possono essere acquisite vegetando tutta la propria vita in un piccolo angolo della terra. Mark TWAIN,1869
Piero Rossi



