Sindaco di Arezzo: la sconfitta di Ghinelli e il successo di Bracciali. Seconda parte

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Seconda parte: Matteo Bracciali, il sindaco

“Il PD, nelle sue molteplici versioni (renziana, bersaniana, impresentabile, clientelare, fate vobis) resiste ed è ancora l’unico partito in grado di governare, nel senso di impedire che l’esistente crolli, ma purtroppo non pare proprio in grado di far cambiare rotta al paese. Ma, ad oggi, non c’è alternativa di governo al PD e questo non perché il PD meriti realmente di governare, ma perché il resto fa ancora più schifo!”

Anche Renzi infatti, in quanto ad errori, non ha scherzato… In Toscana, Liguria e Veneto, tutto quello che poteva essere fatto di sbagliato, è stato fatto. Non conta sempre perdere o vincere (in Veneto era una battaglia persa), ma c’è modo e modo di perdere e c’è anche modo e modo di vincere. Una vittoria non deve preparare il terreno a future sconfitte.

Molti commentatori da spiaggia, si stanno affannando a spiegare con contorti ragionamenti, che è finito il vento della rottamazione. E’ tornata l’era in cui le buone vecchie cariatidi della politica prenderanno infine la loro rivincita. Bindi, D’alema e Bersani alla riconquista. Hanno capito tutto.

Qualcuno può forse affermare che il PD Toscano, la terra del rottamatore, ha fatto qualche timida rottamazione? Ma manco morti! Tutti i vecchi comunisti, incancreniti nel loro potere, salvo un veloce cambio di abiti, sono stabilmente al loro posto. E chi li tocca? E quel che è peggio, sono sostenuti da vecchi DC! Almeno i comunisti veri, brutti e cenciosi nei loro consunti stracci (non t’arrabbiare Gori, è solo un’immagine), hanno il coraggio di tenere alta la bandiera con la falce e il martello. Forse qualcuno pensa che Enrico Rossi, che solo un paio di anni fa vomitava veleno dal palco della festa di qualcosa a Camucia, sul sindaco di Firenze, attuale segretario di partito, mentre il segretario provinciale (vecchio e nuovo), insieme al sindaco dell’epoca si spellavano in battimani, sia caduto da cavallo sulla via di Damasco? Ma dove? Ma quando? Ha piegato la testa al nuovo corso, ha fatto una mezza finta scivolando appena sulla destra della sella, ed è tornato prontamente a condurre le sue armate. Qualche morto è rimasto sul terreno, ma sono solo carne da cannone: come alcuni vecchi amici, sacrificati senza manco un segno di saluto!

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La prima parte della campagna elettorale.

Caro Matteo, tu avresti potuto essere benissimo uno dei tanti morti lasciati sul campo di battaglia delle elezioni regionali. Se volevi vincere al primo turno, evitando a te e a noi, queste tormentate due settimane, sarebbe bastato far finta di essere Bracciali. Mi dispiace, ma il tuo essere rottamatore, non è pervenuto. Cosa c’era sul tema rottamazione nel tuo programma? Se c’era, era così tanto annacquato che non si notava. Cosa avevi intenzione di cambiare così radicalmente e profondamente? Perché non sei stato ciò che sei e hai invece cercato di dimostrare di essere altro? Io preferisco di gran lunga l’originale! Perché hai prolungato di 15 giorni questa inutile agonia elettorale? Ti sei sentito in difficoltà per un aspetto che ti fa apparire particolarmente giovane? C’è chi pagherebbe per questo. Dovevi sfruttare questa tua caratteristica, invece che darti per forza un’aria da matusa che in certi momenti è diventata veramente noiosa. 

Vuoi un esempio? Nella tua ultima tribuna elettorale prima del voto del 31 maggio a Teletruria, l’argomento è scivolato non si sa perchè sul PIUSS. Secondo te, se a Renzi qualcuno avesse chiesto di difendere l’operato di Leonardo Domenici, come avrebbe reagito? Te lo dico io: con una risata! “Io so io – avrebbe risposto – quel che han fatto gli altri, chiedetelo a loro! Perché lo chiedete a me? Cosa c’entro io?” 

Le sue campagne elettorali erano all’insegna della rottura con il passato, era palese la sua volontà di tagliare il filo che lo legava alla tradizione. Non voleva nemmeno discutere di cosa era stato fatto prima. Nemmeno d’altronde poteva saperlo, come non lo sapevi perfettamente neppure tu, che da semplice consigliere comunale conoscevi il Piuss forse peggio di me che sono giornalista. E allora perché ti sei imbarcato in queste patetiche discussioni? Alle domande sul passato manco dovevi rispondere. Non mi pare che Ghinelli abbia mai accettato confronti sulla sua esperienza da assessore. Perché non hai commesso il parricidio di Fanfani? La politica si fa senza rispetto e senza cautele.  Il bacetto di saluto, dovevi trasformarlo nel bacio di Giuda. Senza pietà. E’ sempre facile per chi attacca criticare il passato, sempre e a tutti sarebbe stato possibile chiedere di fare meglio e rimproverare di non averlo fatto: anche se Fanfani avesse camminato sulle acque, l’ente difesa delle anguille avrebbe trovato spazio per poter protestare e rinfacciato a te che le avevate spaventate. E tu non dovevi difenderlo. Tranquillo: nessuno sarebbe stato crocifisso per questo! Un uomo che è arrivato al vertice della sua carriera, alla fine sono certo che avrebbe capito. Beppe è un uomo del ‘900 (come me del resto e pure Alessandro Ghinelli). Generazioni cresciute tra ciò che restava delle macerie della guerra, allevati in un mondo che ragionava per blocchi contrapposti, con la paura mai confessata che la guerra fredda si trasformasse in olocausto. Da voi generazioni nuove, ci aspettiamo di vedervi pensare e operare, come uomini del terzo millennio. I cloni di chi ha già scritto la sua storia non ci servono, adesso è il momento che gli errori li facciate da soli. La città voleva un rottamatore e si è ritrovata (in campagna elettorale) un democristiano. Io non credo che tu sia ciò che sei apparso, però se hai un cerchio magico che ti ha guidato, è il momento di cominciare per davvero la rottamazione.

Sempre stessa trasmissione, seconda domanda. L’argomento è scivolato sulla ristrutturazione delle ASL. Caro Matteo, in una città che è in subbuglio per essere stata castrata dalla regione, se accetti di rispondere ad una domanda del genere, devi rispondere in un modo solo: da sindaco! Ergerti a difensore supremo dell’aretinità, ed abbaiare contro il granduca con quanto fiato hai in corpo. Dichiarare da subito che prima di portare via la direzione della ASL, sarebbero dovuti passare sul tuo corpo (lo so è populismo, ma quando ci vuole, ci vuole). Le elezioni non si vincono coi programmini articolati, si vincono urlando a squarciagola poche cose semplici e chiare. Invece hai cercato di offrire una risposta degna, ma incomprensibile, che ai piu’ è apparsa soltanto dorotea.

L’unico vero acuto, un grande do di petto, lo hai fatto in “sordina” il giorno in cui hai ricevuto il granduca all’Hotel Minerva. Quel giorno, mentre nessuno ormai ascoltava piu’, hai rimproverato a lui ciò che avresti dovuto gridare agli aretini. Quel giorno ti ho sentito parlare da sindaco. Parole secche, parole chiare, che lo hanno preso alla sprovvista mettendolo in difficoltà. Quel giorno avresti dovuto trasformare quelle parole nel perno della tua comunicazione. Già… la comunicazione! Invece, inutilmente aspettando, non ho letto una riga in proposito, ed anche io sono riuscito a trascrivere a malapena ciò che ricordavo a memoria.  Questo è stato il tuo secondo parricidio mancato! Che forse il segretario nazionale del PD, ha avuto scrupoli nel rottamare la dirigenza del partito? #Enricostaisereno doveva essere il tuo mantra al granduca. Che forse lui si è fatto scrupoli ad affondare indegnamente le primarie con regole farlocche approvate da un partito compiacente? O a cambiar casacca alla velocità del fulmine, rimangiandosi il veleno in un boccone e diventando d’incanto renziano della prima ora?  Il giorno in cui il governatore avesse confermato che i tuoi desideri sarebbero stati esauditi, avresti indossato la corona da Cesare. Hai voluto rispettare i padri nobili del tuo partito, mentre di nobiltà intorno ne vedevo e ne vedo francamente poca: solo parole interessate e di maniera, finalizzate ad ottenere successi personali, prima che ideali.

Un giorno farò uno screenshot di tutti gli insulti che in passato sono volati verso la tua corrente, da coloro che oggi ti blandiscono. Guardati le spalle! Chi è pronto a cambiare idea pur di restare a galla, sarà il primo a piantarti un pugnale nella schiena.

Forse mi sbaglio, ma mi pare che nel PD, troppi abbiano intimamente goduto delle tue difficoltà al primo turno. Come l’amante gelosa che desidera uccidere l’oggetto del suo amore perduto: se non sarai mio, non sarai di nessun altro! Il partito è ormai una macchina da guerra senza pilota. Tutti cercano di pilotarlo un po’ dove fa comodo a chi si trova alla guida in quel momento, senza una regia, un coordinamento efficace, un indirizzo che abbia una visuale un po’ piu’ lunga del giorno dopo, alla sola ricerca di un pacchetto di preferenze da conquistare per il proprio personalissimo successo. 

Perdonami Matteo, ma la tua prima parte della campagna elettorale è stata democristiana e non renziana, da boy scout e non da rottamatore, almeno per come lo intendo io. Hai rischiato grosso, perchè il bisogno (o il dovere) di accreditarsi i successi di altri, ti ha portato anche in eredità le loro contestazioni e i loro limiti, con una grossa differenza: tu non ti chiami Fanfani!

Per fortuna nella seconda parte, d’improvviso hai cambiato marcia. Certi maligni del campo avverso, hanno pure ipotizzato che ti avessero fatto una full immersion di comunicazione accellerata. O anche peggio!

Io credo solo che tu abbia preso coscienza delle tue possibilità, ti sia scrollato di dosso il peso delle inutili sovrastrutture politiche e ti sia lanciato nella sfida, finalmente con l’entusiasmo che un giovane deve avere. Non te l’ho mai detto prima per non allentare la giusta tensione che ti sosteneva, ma la tua ultima settimana è stata trionfale. Ho scritto queste due analisi, ben prima che cominciasse il silenzio elettorale. Non è vero che l’incontro di San Francesco non è servito a nulla, come ho scritto altrove sfottendolo un po’, è servito a mostrare che il vincitore di questa campagna elettorale era già scritto: eri tu. Quel giorno non ho avuto piu’ alcun dubbio. Non conta chi ha parlato meglio o peggio, conta chi aveva lo spirito giusto per portare la coalizione alla vittoria. Quel giorno io ho visto questo spirito. Da quel giorno non ho avuto più dubbi. 

Metti a frutto questa esperienza nella amministrazione di Arezzo. Non chiuderti nella torre d’avorio con pochi fedelissimi (anche questa dove l’ho già sentita?), ma metti in discussione le tue scelte e la tua politica, alla luce soprattutto di chi pensa diversamente da te (anche al tuo opposto se serve). A volte anche gli altri possono avere ragione!

Auguri a te e alla mia amatissima città, che considero la mia famiglia allargata.

La condizione necessaria per cambiare è essere coerenti e fedeli, non al capo, ma alle proprie idee. (S.Pertini). 

 

 

Paolo Casalini

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