Sindaco di Arezzo: la sconfitta di Ghinelli e il successo di Bracciali. Prima parte.

 

 

 Parte I: Alessandro Ghinelli. Analisi di una sconfitta

Un sensibile calo dei votanti era già dato per scontato. La sinistra del PD, ormai in lotta apertissima con il partito a trazione Renzi, difficilmente avrebbe potuto votare Ghinelli: è immaginabile che si siano astenuti dal voto.

L’elettorato M5S, che rammentiamo rappresenta la differenza esatta dei voti al primo turno tra i due competitor, difficilmente avrebbe potuto orientarsi sul PD, ma forse anche semplicemente ha preferito non votare.

Tutte le liste civiche, dalla Nardone a Ruzzi, avevano un elettorato decisamente più orientato a destra. Certamente sono confluite su Ghinelli.   

Di fatto, il PD si è trovato strettissimo tra le sue due liste di supporto, Popolari e Arezzo in Comune, mentre praticamente tutto il resto dell’elettorato, o non votava, o votava Ghinelli.  

Alla fine però un dato è certo, gli aretini non si son fatti convincere all’alternativa di Ghinelli e si son tenuti un potere scalcinato quanto si vuole, piuttosto che una avventura in una lista civica che ha raccolto il 12%, (superando, anche se di poco, le previsioni) ma che per il resto è stata animata da nostalgici e tribal/razzisti. Questa posizione politica, non ha dato i frutti sperati in ambito elettorale e di consenso. 

Da fuori, osservando le dinamiche e le tematiche (all’interno forse no, ma l’interno conta poco o nulla), è apparso uno schieramento che invece che cercare di conquistare il centro, anche quello moderato, liberale e laico, si è arroccato intorno ai vecchi di AN che hanno superato indenni il ciclone giudiziario (vecchi non di età, ma di esperienza), finendo per rimanere, almeno nella comunicazione, schiacciato totalmente e fatalmente a destra, tra Fratelli d’Italia e la Lega Nord, mentre Forza Italia che sembrava evaporata durante tutta la campagna elettorale, non riequilibrava le posizioni, anche se le urne poi hanno fatto il miracolo e i consensi per gli azzurri, hanno superato di gran lunga ogni piu’ rosea previsione. Questa difficile posizione, ha lasciato a Bracciali intere praterie al centro, ove poter scorrazzare indisturbato! 

Scriveva Boldrin un paio di settimane fa: “Neppure gli innesti dei centristi, in questa strana armata, son serviti a stemperare gli eccessi di radicalismo. Il cosidetto “centro moderato” è ormai solo un’assembramento di nani politici senza nulla da proporre.  Questo nonostante il fatto che alcuni degli aspiranti “leader” di tale centro siano alti-alti-alti, come i papaveri del campo … Non avendo alcunché di concreto da proporre al paese, altro dalla propria “moderazione”, essi si fan ombra uno con l’altro nella speranza che la catastrofe delle due ali serva loro il paese su un piatto d’argento. Nella realtà non sembrano andare da alcuna parte se non a servire chi, a dx o sx, vinca le elezioni comunali/regionali/nazionali. In un modo o nell’altro staran sempre con un piede di servizio dentro al “governo” e, con quello dell’opportunismo, fuori ad aspettare la catastrofe altrui. Tutta roba da buttar via, non serve a nulla se non a dare qualche sedia a dei mediocri professionisti del palazzo”.

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Caro Alessandro, la tua coalizione, nel suo insieme, mi è sembrata purtroppo lontanissima da quelle idee liberali e moderate che aveva incarnato Lucherini, capaci di far sognare una città. La molla principale che aveva orientato il voto nel 1999, era stata la voglia di rompere il potere dei DS (che era veramente di ferro) che dominava la città da 50 anni attraverso una rete sociale (ma anche clientelare) inossidabile. Nel 2015, 16 anni dopo, non era piu’ riproponibile quello stesso schema. Il PD è tutt’altro che un blocco monolitico e i ricordi di quegli antichi fasti sono per fortuna, solo nella mente di pochi attempati dirigenti. E Lucherini difatti, da politico di razza e profondo conoscitore della sua città, non ha speso una parola per questa campagna.

C’è chi nel centro sinistra, mi ha rimproverato di averti dato in Informarezzo, molto più spazio rispetto a chi sosteneva Bracciali. Ma non vedevo alcun problema di bilanciamento elettorale, perché troppi articoli che arrivavano, presentavano criticità serie: sarebbe stato meglio il silenzio! Fino al comunicato finale e invito al voto: “Uomini e donne di ORA stringete i denti e siate forti, noi siamo lo scoglio su cui si infrangerà l’onda immensa del male.” Evocare l’apocalisse, l’armageddon della politica, fa sorridere ma non da fiducia. In tutta sincerità, avrei avuto non pochi problemi a sottoscrivere una affermazione del genere! La comunicazione, soprattutto nelle fasi fondamentali, mi è sembrata sbagliata e come se non bastasse, una vera ghigliottina mediatica è stato l’endorsement di Storace, Larussa, Salvini e… Meloni.

“Questo centro-destra è destinato all’opposizione per gli anni a venire. E si vede chiaramente che questo è ciò che i suoi “leader” (Salvini, Meloni e compagnia) desiderano, visto che vendono populismo della peggior specie mentendo spudoratamente sulla fattibilità ed utilità di quanto propongono”.

La verità amara da inghiottire, è che questi endorsement, hanno tolto piu’ voti di quanti te ne abbiamo portati. Non sempre la benedizione di un leader politico aiuta a migliorare la propria immagine. Io rimango profondamente convinto (ma è solo una mia idea) che un centro destra a trazione Salvini, non governerà mai. Potrà diventare una potente forza di opposizione senza dubbio, potrà anche governare città e regioni, ma mai piu’ di questo. Per 20 anni ci hanno scassato i maroni con la secessione, adesso la secessione non c’è piu’, adesso il refrain è “fuori i negri dal sacro italico suolo”. Come i tedeschi nel ‘33, uscenti dalla devastante crisi di Waimer utilizzarono gli ebrei per autoassolversi da ogni colpa, così gli italiani, che stanno affrontando la piu’ profonda crisi economica dal ’29, cercano oggi un capro espiatorio su cui scaricare la frustrazione per uno stato che vive ormai sull’orlo del default. Quello che mi scandalizza di piu’, non è che in una campagna elettorale si cerchi di addossare ai competitor (destra e sinistra senza differenze) le responsabilità, ma che nessuno abbia il coraggio di affermare che il re è nudo. Che esistono precise responsabilità storiche e precise cause economiche, a partire dalla crisi globale iniziata l’11 settembre 2001. E che nessuno offra agli italiani soluzioni ai problemi. Se vado dal dentista a curarmi i denti, la priorità sarà avere la bocca sana, non solo il desiderio, anche se comprensibile, di non sentire dolore. L’alternativa offerta dagli imbonitori del “con me starete tutti benissimo e senza sacrificio” (solo per raccattare un po’ di consenso in piu’), sarà ritrovarsi sdentati.  

Sia per te che per Matteo (di cui parlo nel prossimo articolo), vorrei dividere in due parti la campagna elettorale: quella in vista del voto del 31 maggio, e quella per il ballottaggio.Nella prima sei apparso troppo sbiadito in mezzo ad una coalizione arrembante, mi azzardo a dire: in mano a liste di appoggio che ti stavano solo usando. La tua coalizione ha finito così per tracciare da sola, un solco in piu’ e mai uno in meno, verso l’elettorato moderato, che è ancora alla ricerca di un suo leader e che secondo me non apprezzava (e avevo ragione) questo slittamento, ogni giorno sempre piu’ evidente verso la destra radicale. Come ha osservato con chiarezza sempre il mitico Boldrin: “Si profila l’emergere di una destra clerico-fascista e tribal-razzista che potrebbe raccogliere, fra il 15 ed il 25% del voto dichiarato. Una destra del genere non potrà mai governare e, se dovesse farlo, porterebbe il paese alla catastrofe. Però quella gente c’è e non ha alcuna intenzione di schiodarsi. Teniamocelo in mente perché senza “dire/dare” a costoro qualcosa che li schiodi dal primitivismo tribale che sembra pervaderli, temo non vi sia alternativa politica fattibile. Molti, la maggioranza, di quelli che votano il tribalismo salviniano, sono lavoratori/produttori, vittime quasi sempre inconsapevoli di un sistema politico-sociale che essi han probabilmente contribuito a costruire e che, così votando, perpetuano pagandone quotidianamente il prezzo”.

Il dato certo è che i fasti di Lucherini, che una decina di anni fa conquistava il 46% dell’elettorato al primo turno (piu’ del csx di oggi) e asfaltava in un colpo solo tutta la sinistra al secondo che pure era unita sotto un’unica bandiera, sono un pallido ricordo. Ci sarà pure un motivo? Evitando di accampare scusucce (hanno mandato SMS, hanno telefonato a casa, han visitato i malati fuori oraio ecc.: le elezioni si vincono e si perdono per ben più sostanziosi motivi) posso osservare che sul PD si è spalmato il vecchio effetto Silvio: quando tutte le batterie pesanti si sono schierate con veemenza dialettica in direzione di Bracciali, dalla sinistra nostalgica (stimolata da una schiera di imbecilli che si contorcono in un odio viscerale e patologico, che nulla ha di politico) alla destra del competitor, passando per un certo tipo di centristi e per i comitati cittadini pro e contro qualcosa, han finito per renderlo più simpatico, in nome della solidarietà a chi è circondato da ogni lato!

Ho osservato anche andare di gran voga il proverbio: “Il nemico del mio nemico è mio amico”. Secondo questa logica, frequentemente praticata dai politicanti, coloro che si posizionano contro i nemici, sono automaticamente amici (“Che fai, mi cacci?” di Gianfranco Fini e la temporanea idolatria che a sinistra ne è seguita, non ne è forse un fulgido esempio?). ma sempre secondo questa logica, la stessa coerenza oppositiva, conduce direttamente ad essere, non solo strumentalmente amici dei nemici, ma quel che è peggio, pure nemici di se stessi. E le perplessità in chi ha un ancora un cervello funzionante e va oltre la semplice tifoserai da stadio, si sprecano!    

Nella seconda parte della tua campagna, in vista del ballottaggio, è mancato un vero sogno di città da offrire che non si fermasse al decoro, ai giovinastri ubriachi, alle buche, ai materassi abbandonati ai bidoni. Un sogno vero e non soltanto generici progetti sul turismo da riscoprire (ci vorranno anni per questo obiettivo) e fantasie sulla città cablata. Invece non ho visto mettere in scena nulla che potesse dare entusiasmo agli elettori, solo una blanda critica all’amministrazione precedente, cercando maldestramente di incastrarci un incolpevole consigliere comunale, oggi candidato sindaco. Una comunicazione che sui social, è sempre stata intercalata da stridule grida xenofobe. Nella analisi della crisi, addossando a Fanfani la responsabilità della decadenza cittadina, si è fatto finta di non sapere che nel frattempo l’intero sistema economico era andato in crisi, una crisi globale che è stata affrontata facendo calare sulle amministrazioni locali (con Tremonti), un durissimo patto di stabilità che ha falcidiato i bilanci mandando in default città e paesi. A partire infatti dai primi anni del primo mandato Fanfani, l’Italia ha dovuto affrontare una crisi che non aveva mai conosciuto prima (non in epoca repubblicana), una crisi che ha messo in ginocchio i settori trainanti dell’economia aretina. Tutto il manifatturiero, da quello dell’abbigliamento, al calzaturiero fino all’oreficeria hanno cominciato a traballare paurosamente, trasmettendo a tutti gli ingranaggi superiori l’instabilità. Non ultima Banca Etruria, che non ha saputo o voluto prevedere gli effetti del terremoto economico. L’onda lunga della globalizzazione infine, ha prodotto la concorrenza dei mercati emergenti, che hanno travolto la nostra imprenditoria diffusa, che aveva sempre avuto gioco facile sedendosi sugli allori. Per certi versi  i “no global” avevano ragione nel breve-medio periodo (non credo nel lungo, ma i ragionamenti generazionali non interessano nessuno), ma per i motivi esattamente opposti a quelli per cui protestavano.

Ma i cittadini non vivono su Marte, queste cose le conoscono a prescindere dalle analisi piu’ o meno strombazzate, mentre “l’operazione riconquista”, non spiegava come fosse possibile dalla medesima situazione di partenza, ovvero con un bilancio sempre piu’ risicato e con assegnazioni di fondi statali ormai azzerate, trovare i soldi per riportare antichi fasti di spesa pubblica ormai da dimenticare. L’edilizia oggi totalmente ferma, sta ancora pagando la bolla speculativa cavalcata con troppa faciloneria proprio negli anni in cui eri assessore. E insieme alla crisi del mattone, è arrivata la crisi della casse comunali. Muovere critiche molto pesanti, senza tenere conto del contesto nazionale e internazionale, fa apparire le soluzioni solo frutto di sprovvedute analisi. Se ciò è perdonabile a gruppuscoli un po’ arrembanti, non lo è per chi si candida a governare realmente una città. Insomma questa parte del programma è apparsa a troppi, solo demagogia un tanto al chilo, nemmeno troppo difficile da smascherare: va via te che mi ci metto io!   

D’altra parte era difficile cavalcare anche il mantra dell’onestà, visto che come ben sai, la tua coalizione era guidata da ben tre ex assessori che furono espressione di una maggioranza che si liquefece dopo l’intervento della Procura della Repubblica, provocando il commissariamento dell’amministrazione. Quando si cerca di cavalcare le spinte giustizialiste, come sta cercando di fare una certa destra, è necessario che nell’armadio non ci sia nemmeno l’odore di uno scheletro. Per quanto queste istanze facciano ribrezzo (al diritto e non alla piazza va affidato il giudizio sulle persone), questo è il clima da cui è difficile prescindere.  Come ho scritto ovunque, non si vince mai facendo gli antiqualcosa. E’ inutile dimostrare che lui è peggio di te, quando poi la strada è particolarmente scivolosa, serve invece la dimostrazione che tu sarai piu’ bravo di lui in futuro, evitando di pescare nel passato. Secondo la logica parrebbe la stessa cosa, ma elettoralmente non lo è.

Caro Alessandro la tua immagine è apparsa (sempre all’esterno) tecnicista senza dubbio, ma senza una visione del futuro in grado di farti innamorare. Troppo Ingegneristica e poco visionaria. Troppo ancorata alle polemichette da Rione Sanità, che ad un progetto di ampio respiro. Sei stato accerchiato da un rimbombare continuo di mezzi insulti agli avversari, che alla lunga hanno cominciato a diventare tediosi per non dire fastidiosi, soprattutto in quanto strumentali alla bisogna. Anche la critica all’amministrazione precedente, al di là del contesto globale di cui non si è tenuto conto, è apparsa superficiale, banale, mai approfondita. In una parola: populista. Ma gli aretini che fanno tendenza, e che alla fine poi orientano anche il voto, hanno tutti la puzzetta sotto il naso: avrebbero voluto una campagna elettorale piu’ orientata alle soluzioni che alla polemica e per votarti ci voleva un atto di fede che le soluzioni ce le avevi in tasca (consentimi un iperbole: più peronista stile Nardone, che populista stile Salvini), a prescindere dal rumoreggiare di una certa marmaglia, che ti ha fatto piu’ male che bene.  

Ribaltando la polarità politica alle osservazioni fatte al centro sinistra inglese da Tony Blair, davanti alla catastrofe di Miliband si ottiene una chiave di lettura interessante: «La strada verso il vertice passa per il centro. Il Labour, deve essere il partito dell’ambizione e delle aspirazioni, oltre che della compassione e della cura di chi non ce la fa; in grado di parlare sia agli imprenditori sia ai lavoratori». Di qui l’esigenza di rivedere la strategia: che a suo giudizio deve partire dal presupposto che i Tory di Cameron «non si sono riformati e sono battibili e che la Scozia va riconquistata, contrastando l’ideologia nazionalista. E tutto questo va fatto dal centro, che non è il luogo dove si dimezzano le differenze fra progressisti e conservatori, ma dove la politica progressista guadagna un territorio più ampio per far suo il futuro».

Per concludere: Arezzo è una città di centrosinistra, storicamente lo è sempre stata. Per assaltare il fortino del PD, occorreva qualcosa di piu’ che l’erba alta, le buche nei marciapiedi o il degrado di piazza G.Monaco. Soprattutto dopo averla già governata con modesti risultati sugli stessi temi e nonostante un periodo in cui l’immigrazione fosse quasi assente rispetto ad oggi. Per vincere una elezione, occorreva vederti partire saldamente dal centro, subito dopo le dimissioni di Fanfani, ed andare a recuperare i voti estremi. Mai il contrario. Non funziona. Occorreva pensare in grande e coinvolgere l’elettorato in questo pensiero. Se decidi di attaccare le politiche regionali, devi spiegare quale sarà il tuo piano di battaglia e quale la tua linea del Piave. Nemmeno Bracciali è riuscito molto in questa operazione: vista l’età, avrebbe dovuto dichiarare di voler rovesciare la città come un calzino (questa dove l’ho già sentita?) senza continuità con le precedenti amministrazioni. Invece abbiamo assistito ad una campagna grigia. Ma Matteo partiva da una posizione di vantaggio assoluto. Gli bastava non rischiare troppo per vincere. E così ha fatto! Per usare una immagine calcistica, è come se due squadre si incontrano nella partita di ritorno dopo che all’andata una delle due ha vinto due a zero. Una tenderà ad amministrare il risultato, l’altra dovrà darci dentro di fantasia e coraggio. Se la partita si addormenta (!) significa che la seconda ormai non ha piu’ chance…

p.s. Questa mia analisi sulla tua campagna, è molto pretenziosa, forse anche sbagliata, ma è solo un tentativo per riflettere e far riflettere di piu’. Spero utile al prossimo sfidante, perché la ricchezza di un popolo è la sua dialettica, sempre che sia indirizzata al miglioramento. 

Paolo Casalini

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