Schizofrenia governativa da cesoia: saranno interrotti 6.000 contratti a tempo determinato per costringere il passaggio di 2.500 provinciali

 

 

Centinaia di località di villeggiatura, che ogni anno assumevano migliaia di giovani ausiliari stagionali, adesso non possono piu’ farlo.

Uno dei problemi posti al legislatore, è cosa fare delle polizie provinciali. Circa 2.500 uomini, sparsi su tutto il territorio nazionale, che fino ad oggi hanno svolto principalmente compiti di tutela del territorio, adesso devono riciclarsi in altro. Per questo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale (n. 140 del 19 giugno 2015) il testo del decreto-legge n. 78/2015, il cosiddetto decreto Enti Locali, che contiene appunto disposizioni in materia di enti territoriali.

In relazioni alle sue funzioni amministrative, la polizia provinciale è (era) attiva in tutte quelle attività per cui era rilasciata autorizzazione, ad esempio: derivazioni di acque pubbliche, trasporti, autoscuole, agenzie pratiche auto, scuole nautiche, scarichi di acque reflue industriali, depuratori comunali e aziendali, accessi sulle strade provinciali, vigilanza strutture turistico-alberghiere e agrituristiche, attività di estrazione-cave, concessioni di competenza della provincia ecc..

Ma la parte del leone, la svolgevano in campo venatorio e ittico, vigilando sull’esercizio della caccia. Erano i principali attori nella repressione del bracconaggio e nella tutela della fauna selvatica, anche di quella minore. Inoltre, come organo specializzato, svolgeva compiti e funzioni di controllo sulla pesca nelle acque interne oltre che di prevenzione e repressione dei fenomeni di pesca di frodo, ma anche sulle attività di recupero, ripopolamento, censimento, piani di controllo, protezione e rilievo danni per quanto concerne la fauna selvatica.

Specializzati nelle attività di controllo delle popolazioni di fauna selvatica, motivate dalla necessità di eliminare o ridurre l’impatto negativo che le stesse possono a volte esercitare su interessi economici primari sulla biodiversità e sulle condizioni sanitarie delle popolazioni umane ed animali, erano autorizzati a catture e/o abbattimenti controllati, per ordine o su richiesta delle autorità (animali problematici o pericolosi, nella maggior parte dei casi sfuggiti alla cattività, e per il recupero in condizioni malagevoli di animali in difficoltà). A tal fine era normalmente previsto personale specificamente formato e dotato di mezzi per la telesedazione, attivi anche nel recupero della fauna selvatica ferita o in difficoltà, in quanto patrimonio indisponibile dello stato, provvedendo là dove possibile, al trasferimento presso i centri specializzati al recupero e cura o al rilascio nell’ambiente, quando vi siano le condizioni.

Tra le loro responsabilità vi era la prevenzione, accertamento e repressione dei fenomeni di inquinamento del suolo, delle acque e dell’aria, la vigilanza e controllo delle attività di gestione dei rifiuti; la tutela e salvaguardia delle zone sottoposte a vincolo paesaggistico e idrogeologico; i controlli nelle acque interne (fiumi e laghi) e tutela dei beni ambientali e della biodiversità; la vigilanza sui parchi e riserve naturali; il controllo sulla circolazione fuoristrada; la protezione della flora spontanea, anche di quella minore; la tutela delle risorse idriche superficiali e sotterranee ecc,

Svolgevano funzioni di polizia micologica per la vigilanza sulla normativa che disciplina la raccolta, coltivazione, vendita e commercializzazione dei funghi (epigei ed ipogei) e di polizia forestale finalizzata alla protezione, tutela e controllo sul vincolo idrogeologico e sul patrimonio boschivo, ma anche di polizia demaniale, per la tutela del demanio pubblico in particolare di quello fluviale, lacuale e lagunare; polizia idraulica, per la vigilanza del regime idraulico e di tutela delle acque pubbliche in genere; polizia mineraria, in materia di vigilanza di cave e miniere e attività di polizia edilizia, finalizzate alla prevenzione e repressione soprattutto degli abusi in tale ambito.

La Polizia provinciale ha svolto sino ad oggi attività di prevenzione, accertamento e repressione dei reati a danno degli animali e del patrimonio zootecnico, vigilando anche sul loro benessere durante il trasporto su strada, nonché contro il fenomeno del maltrattamento, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate.

Vista la vicinanza lessicale, il governo ha pensato bene di assimilarli alle polizie municipali. Il fatto che questi corpi avessero una preparazione specifica volta ad aree di intervento completamente diverse, è stato reputato secondario. Polizia provinciale, suona vicino a comunale, tanto vale fonderle assieme e che se la vedano i comuni.

Poco conta che centinaia di graduatorie, a cui hanno partecipato migliaia di giovani dopo un lungo periodo di preparazione, sperando in un esiguo spazio di assunzione nelle municipali, siano oggi bloccate a tempo indeterminato. Poco conta che migliaia di uomini, che non vogliono andare a fare un lavoro per cui sanno di non avere nemmeno una specifica preparazione, saranno obbligati a farlo. Poco conta che i comuni non abbiano piu’ nemmeno la possibilità di selezionare giovani preparati e motivati e pronti a stare sulla strada per fare ordine pubblico. Questa è la repubblica delle banane e tale dobbiamo conservarla.  

Ma il tocco finale, è arrivato con il comma terzo dell’art.5 del decreto: centinaia di località di villeggiatura, che ogni anno assumevano migliaia di giovani ausiliari stagionali, per sostenere lo sforzo delle municipali che si trovavano a fronteggiare aumenti delle popolazioni residenti anche del mille per cento, adesso non possono piu’ farlo.

Art. 5 Misure in materia di polizia provinciale

1. In relazione al riordino delle funzioni di cui all’articolo 1, comma 85, della legge 7 aprile 2014, n. 56, e fermo restando quanto previsto dal comma 89 della medesima legge relativamente al riordino delle funzioni da parte delle regioni, per quanto di propria competenza, il personale appartenente ai Corpi ed ai servizi di polizia provinciale di cui all’articolo 12 della legge 7 marzo 1986, n. 65, transita nei ruoli degli enti locali per lo svolgimento delle funzioni di polizia municipale, secondo le modalità e procedure definite nel decreto di cui all’articolo 1, comma 423, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.

2. Il transito del personale di cui al comma 1 nei ruoli degli enti locali avviene nei limiti della relativa dotazione organica e della programmazione triennale dei fabbisogni di personale, in deroga alle vigenti disposizioni in materia di limitazioni alle spese ed alle assunzioni di personale, garantendo comunque il rispetto del patto di stabilità interno nell’esercizio di riferimento e la sostenibilità di bilancio. Si applica quanto previsto dall’art. 4 comma 1.

3. Fino al completo assorbimento del personale di cui al presente articolo, è fatto divieto agli enti locali, a pena di nullità delle relative assunzioni, di reclutare personale con qualsivoglia tipologia contrattuale per lo svolgimento di funzioni di polizia locale.

Bene: il primo che si lamenta che in spiaggia ci sono troppi venditori abusivi, adesso invochi la malasorte. Anzi chieda alle provincie di mandare in spiaggia i suoi uomini.

Per tre mesi naturalmente! 

Paolo Casalini

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