Questo è un estratto dall’articolo di repubblica, in edicola il 16 dicembre a firma Fabio Tonacci: “Ma c’è un altro passaggio interessante dal un punto di vista investigativo, e riguarda l’idea che Banca Etruria sia stata condotta «al fallimento a tavolino». In quanto al 30 settembre 2015 aveva ancora un patrimonio positivo di 20 mln di €. Nell’esercizio 2014, durante il quale Pierluigi Boschi, il padre del ministro delle Riforme, era vicepresidente, la Banca perdeva 526 milioni di euro. «L’11 febbraio 2015, pochi minuti prima dell’entrata in sala del Consiglio dei commissari, il Cda delibera 400 milioni di accantonamenti volontari, su consiglio degli ispettori di Bankitalia. Ciò ha portato all’azzeramento del patrimonio e al fallimento a tavolino della banca».
Al di là della sintassi poco scorrevole, il senso è chiarissimo e in definitiva è quanto da tempo sostengono ad ogni uscita pubblica gli amici di Banca Etruria, per bocca del loro presidente. Gli ispettori di Bankitalia consigliarono fortemente la banca di alzare gli accantonamenti volontari, portandoli così a coprire il 55% delle sofferenze, ma contemporaneamente creando e certificando un buco di bilancio tale, da giustificare la richiesta di liquidazione amministrativa.
Per essere precisi, il 55,1% era la copertura delle partite deteriorate, mentre le sofferenze erano al 66% (prima di cedere i 302 mln al Credito Fondiario) mentre erano al 58%, quelle pari a 1,7 mld cedute alla Bad Bank. Solo gli incagli erano al 39%
Piu’ di una voce nei mesi precedenti, andava sussurrando che se la banca avesse accettato “volontariamente” il diktat imposto dagli ispettori di Bankitalia, avrebbe certificato la sua fine. Ci fu chi si spinse a cercare di spiegare ai membri del CDA, i rischi altissimi di questa operazione, non obbligatoria.
Fonti (non univoche va precisato) raccontano che l’ispettore capo del gruppo, abbia insistito nel consigliare le suddette rettifiche volontarie sui crediti deteriorati, fin dalla fine di novembre 2014, con la motivazione che così facendo la Banca avrebbe avuto maggiore possibilità di trovare un partner e non sarebbe stata commissariata (commissariamento avvenuto immediatamente dopo aver accolto il consiglio), presentando una Banca con un’ottima copertura delle partite deteriorate.
In definitiva, raccontano i bene informati, se si chiedesse a tutte le altre banche, di coprire le le partite deteriorate , con accantonamenti del 55%, moltissime altre salterebbero! Anche quelle ben piu’ titolate e molto piu’ benevolmente osservate.
Ma c’è una domanda a cui non riesco a trovare risposta: come mai il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, non è stato legittimato ad intervenire con fondi privati su base volontaria, così come sta facendo invece adesso alla chetichella, con banca Tercas? Troppa paura in via Nazionale, a ripetere la sequenza applicata a Banca Etruria? E meno male che c’era dentro il padre del ministro Boschi ! Se non ci fosse stato cosa ci avrebbro fatto? Ci avrebbero spianato direttamente con le ruspe da cantiere? O forse era proprio quello l’unum castigabis?
Non vi è alcun dubbio che la situazione del nostro istituto, fosse quella di una azienda decotta. Ma è difficile immaginare per quale motivo adesso, solo aggiungendo l’aggettivo “Nuova” davanti al vecchio nome, possa diventare improvvisamente florida e cominciare a macinare utili. Forse perché cambiando il management, cambierà il passo e la capacità di produrre utili? Ma questo poteva essere fatto anche prima.
Forse perché la crisi è dovuta a fattori accidentali e non sistemici? Se così fosse, avrebbe ancora meno senso la decisione di un intervento così drastico, come la messa in liquidazione. Se una crisi non è dovuta a fattori strutturali, la strategia di una banca centrale dovrebbe essere quella di rimetterla sui binari e farla ripartire, non di gettarla in un binario morto. Se invece si riconosce che la crisi è sistemica, ovvero è intrinseca alla natura stessa dell’istituto, è inutile ricrearne una copia esatta dalle sue stesse ceneri. Terminerà la sua corsa dove è terminata la prima.
Intorno a Banca Etruria, ci sono molte parole che devono ancora essere scritte. Io continuo a pensare che si è applicata una famosa massima maoista (molto in uso però anche nell’antica Roma): colpirne una (o quattro) per educarne cento! (Unum castigabis, centum emendabis)
Paolo Casalini



