Nella querelle un po’ fondata sull’assurdo tra Lucia De Robertis PD (vicepres. consiglio reg.) e Paolo Lepri M5S (cons. comunale), mi inserisco ricordando alcuni passaggi fondamentali.
Nel gennaio 2013 l’on Baldassarre (all’epoca M5S) presentò una interrogazione. Riporto il testo e il commento che lo precede, tratto dal sito dello stesso Baldassarre
Come si riesce a legare una società di gestione, mani pulite e i beni culturali?
Semplicemente con una parola: Munus.
Gestione Beni Culturali
Munus è la società presieduta da Alberto Zamorati, personaggio noto alle cronache per l’arresto durante “Mani Pulite”.
Società che gestisce Beni Culturali e Servizi Museali, organizza mostre ed eventi, congressi, spettacoli e concerti.
Ma come gestiscono queste società il NOSTRO patrimonio artistico e culturale?
La gestione è formata da un intricato rapporto di “amicizie” e conoscenze, una gestione opaca e poco trasparente.
Nella gestione dei Beni Culturali abbiamo anche nomi di rilievo come per esempio: «Civita» collegata a Gianni Letta ed «Electa» collegata a Silvio Berlusconi, oltre alla citata Munus e al suo Presidente Mario Zamorani.
In questi giorni sembra che siano state comunicate ” le nuove linee guida per l’affidamento in concessione dei servizi di accoglienza del pubblico negli istituti e nei luoghi della cultura statali” ma dal comunicato non si comprende se siano state o meno convocate tutte le categorie interessate.
Così abbiamo deciso di chiederlo direttamente al Ministro attraverso una Interrogazione in Commissione
Vediamo quando e come ci risponderà!
Vi lascio al testo dell’interrogazione preparata grazie all’aiuto di attivisti che ringrazio per il supporto e la professionalità con la quale contribuiscono a far emergere tali ingerenze e soprusi nella gestione della cosa pubblica.
Interrogazione a risposta in commissione 5-01594
Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo.
— Per sapere – premesso che:
come si evince da un articolo a firma di Tomaso Montanari, pubblicato sul Il Fatto Quotidiano, in data 16 novembre 2013, numerosi siti culturali e artistici si sono ormai trasformati in una macchina di speculazione da parte di società private che attraverso conoscenze e «amicizie» riescono ad avere in gestione gli stessi e guadagnare cifre enormi senza permettere un adeguato ritorno alla collettività;
nell’articolo suddetto si elencano vari casi con relative criticità come per esempio San Francesco di Arezzo (con gli affreschi di Piero della Francesca), definito ormai «museo» ed affidato alla gestione da parte della società Munus, presieduta da Alberto Zamorani, personaggio noto alle cronache per l’arresto durante «Mani Pulite»;
a parere dell’interrogante è del tutto inconcepibile una tale gestione del patrimonio artistico culturale, che determina una serie di costi e limitazioni all’accesso a tali luoghi, appartenenti al patrimonio artistico del Paese, per i quali i cittadini stessi concorrono alle spese di mantenimento attraverso il pagamento delle tasse;
il 31 gennaio 2012 la Conferenza episcopale ha diramato una nota da cui si evince che «secondo la tradizione italiana, è garantito a tutti l’accesso gratuito alle chiese aperte al culto, perché ne risalti la primaria e costitutiva destinazione alla preghiera liturgica e individuale», aggiungendo poi «l’adozione di un biglietto d’ingresso a pagamento è ammissibile soltanto per la visita turistica di parti del complesso (cripta, tesoro, battistero autonomo, campanile, chiostro, singola cappella e altro), chiaramente distinte dall’edificio principale della chiesa, che deve rimanere a disposizione per la preghiera»; purtroppo la suddetta nota appare del tutto disattesa in moltissimi casi;
in data 18 novembre 2013, durante la trasmissione Report, è stato trasmesso un servizio dal quale si evince le numerose opacità nella gestione dei beni culturali e nella gestione dei siti museali;
da tale servizio si può facilmente dedurre alcuni legami che interessano le aziende private che gestiscono i beni culturali e artistici con il mondo della politica, con collegamenti che riguardano svariate società tra le quali appaiono degne di nota: «Civita» con collegamenti a Gianni Letta ed «Electa» con collegamenti a Silvio Berlusconi oltre alla citata Munus e al suo Presidente Mario Zamorani;
il 18 novembre 2013 apparso sul sito del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (MIBACT) il seguente comunicato: «Nuove linee guida per affidamento in concessione servizi di accoglienza. Il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo comunica che sono state consegnate le nuove linee guida per l’affidamento in concessione dei servizi di accoglienza del pubblico negli istituti e nei luoghi della cultura statali»; dal comunicato non si comprende se per la sua stesura siano state convocate tutte le categorie interessate alla gestione e alla fruizione dei siti culturali –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti suddetti;
se il Ministro interrogato possa fornire elementi al fine di chiarire gli eventi suddetti, riportati da Il Fatto Quotidiano e dalla trasmissione Report nonché in merito alla pubblicazione di un breve comunicato sulla consegna delle nuove linee guida inviate agli uffici competenti per approfondimenti, proprio la sera stessa in cui veniva trasmesso il servizio su Report e quali iniziative eventualmente intenda intraprendere;
se il Ministro interrogato intenda fornire elementi sullo svolgimento dei tavoli per la stesura delle nuove linee guida e specificare i soggetti che sono stati coinvolti, nel caso, agli stessi lavori preparatori. (5-01594)
Nel gennaio 2015 l’Espresso scriveva sull’argomento: “Se nella capitale non si riesce a ottenere di più, ancora meno è riconosciuto allo Stato per la conservazione di una delle più alte testimonianze del Rinascimento: ad Arezzo solo un euro ogni 20 “guadagnati” dagli affreschi di Piero della Francesca nella Basilica di San Francesco va alle casse pubbliche. Il resto rimane ad un’associazione d’imprese composta da Mosaico, Munus e da una cooperativa locale. Munus è una società di Alberto Zamorani, l’ex manager statale coinvolto nel ’92 in Mani Pulite ed è detenuta al 100 per cento dalla stessa Mosaico, i cui proprietari risultano Giulia e Giovanni Zamorani”.
La replica: all’inizio del 2015 sempre sull’Espresso, la risposta scritta della stessa società di gestione, attraverso il suo presidente Zamorati.
Pubbliche e private virtù ai Musei statali di Arezzo
Scrivo in relazione all’articolo “Al museo guadagna solo il privato” (“l’Espresso” n. 2).
Ebbene, sì! Sono un ex manager di Stato (per quasi 30 anni) che ha contribuito come Presidente di consorzi d’imprese pubbliche e private a restaurare una buona parte dei musei italiani, consentendo ai Ministri che si insediarono successivamente (Veltroni, Rutelli, Melandri) di inaugurare numerosi restauri “veri” in grandi musei.
Ho insegnato ai manager che ho allevato quello che a me avevano insegnato e cioè a non rubare, nemmeno allo Stato. Vengo da una famiglia ferrarese-ravennate, legata a filo doppio alla famiglia di Benigno Zaccagnini, che purtroppo pochi ricordano essere stato uno dei politici più onesti nella storia della Democrazia Cristiana.
Ora mi vedo accostato ad un possibile “ladrocinio”, versando allo Stato solo un euro su venti (per la vendita di matite e libri!!!) presso i Musei Statali di Arezzo.
Con Munus e Mosaico abbiamo partecipato ad una gara europea per la gestione dei servizi del sistema museale di Arezzo, che già era andata deserta per lo scarso numero di visitatori e perché agli Affreschi di Piero della Francesca era stata affiancata la gestione di due bellissimi musei, con frequentazione però di pubblico ancora minore (Casa Vasari e Museo Archeologico con Anfiteatro Romano).
Lo Stato in gara chiedeva il 70% degli introiti sui biglietti di ingresso e il 5% sugli altri incassi (il citato e vituperato uno su 20). La scarsità dei visitatori non consentiva infatti di fare investimenti iniziali per merchandising, libraria, etc, che hanno un costo di base del 50%, a cui vanno aggiunti i costi del personale per la vendita, le rimanenze, i furti (sempre più frequenti, soprattutto da parte delle scolaresche), le tasse, etc. Il tutto su incassi bassi (generalmente un euro a visitatore). Ma non si dice che abbiamo versato al Ministero 279.976,65€ pari al 70,5% degli introiti dei biglietti, che non è certo uno su 20, percentuale che riguarda solamente le esigue cifre incassate per il bookshop. Come si può capire i redattori hanno scambiato la parte per il tutto.
Abbiamo accettato la sfida, presentando in gara un piano finanziario ottimistico, pur partendo da dati di gestione negativi. Lavorando sodo ci siamo riusciti, aumentando il primo anno i visitatori del 23% e il secondo anno i biglietti interi paganti del 26%. Ed è molto significativo che l’incremento dei biglietti cumulativi (con l’inserimento dei due musei apparentemente “minori”) sia stato del 200%, il miglior risultato ottenuto su scala nazionale, così come comunicato dal Ministero per i Beni Culturali e del Turismo. Ciò ha comportato un nuovo afflusso di visitatori agli altri musei e un tempo di permanenza nella città di Arezzo maggiore, con conseguenze evidenti sulla possibile spesa dei turisti.
Abbiamo riorganizzato i servizi, investito in mostre coerenti con la vocazione del territorio (L’Oro nei Secoli) essendo a tutti nota la vocazione orafa del territorio aretino.
Abbiamo riaperto per la stagione estiva l’anfiteatro romano, realizzato un piano di comunicazione pubblicitaria nazionale e tante altre cose.
Siamo vicini, solo per gli Affreschi di Piero della Francesca, alle 100 mila presenze annue, numero che si avvicina al massimo della capienza con la limitazione in atto di 25 persone ogni mezz’ora, dovuta ai sistemi di sicurezza e alla protezione della Cappella Bacci, dove gli Affreschi sono contenuti.
Ci ha dato una mano, nelle nuove iniziative, il Comune di Arezzo, con il Sindaco Giuseppe Fanfani, ora nominato al Consiglio Superiore della Magistratura e soprattutto Banca Etruria, una delle banche italiane più legate al suo territorio, che ci auguriamo, nonostante il momento di crisi, continui a supportare la crescita dei siti museali aretini, nella convinzione che i 100 mila turisti (pari circa alla popolazione della città di Arezzo) in visita ad Arezzo ogni anno siano la vera risorsa dell’economia aretina per gli anni futuri.
Ora, il settimanale “l’Espresso” ci informa che il Ministro per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, On. Dario Franceschini, vuole riavviare le gare, bloccate da anni, per la gran parte dei sistemi museali italiani. Bene, era ora! E noi ci saremo.
Alberto Mario Zamorani, Presidente Munus
Paolo Casalini



