Faccio una premessa: ho sempre amato la giostra, anche non sono mai stato un tifoso quartierista. Un tempo, quando ancora gareggiava, ammiravo Martino Gianni profondamente, pur non essendo biancoverde, né di nascita, né di adozione: mi piaceva paragonarlo al Valentino Rossi del Saracino. Ha cambiato lo stile, il metodo e la strategia. Poteva ribaltare un risultato quando meno te lo aspettavi. Dietro di lui una schiera di giovani si sono applicati con metodo e impegno per raggiungere i medesimi risultati. Alcuni ci sono riusciti, altri lo hanno forse superato. E’ il destino di tutti i grandi campioni. Ma quando i valori in campo sono falsati da colpi “sotto la cintura” lo spettacolo finisce. Diventa farsa, non più gara. Commedia burlesca, non più spettacolo affascinante ed emozionante.
Quando vince chi riesce a tenere piu’ calmo il cavallo, scosso sotto la spinta di supporters inferociti, allora spendere per un biglietto non vale più la pena: a guardare il nostro Saracino, andateci da soli. Giuocatevela in famiglia e andate a gareggiare alle buche di Quarata. Io (ma a giudicare dai commenti non ero io solo) ho di meglio da fare, che venire a vedere chi la combina piu’ grossa. A meno che non cambino le regole, e la disfida, invece che con il re delle Indie, non sia con i suoi sudditi sciocchi, radunati per l’occasione attorno al pozzo.
Quando ho lasciato la tribuna, vibrante sotto l’assalto di indemoniati che bramavano per conquistare l’ambito trofeo, non sono stato l’unico a esternare amare riflessioni. Qualcuno a voce alta, accanto a me ha osservato: “Dopo 10 anni son tornato a vedere la giostra. Ne passeranno altri 10 prima che ci ricaschi!”
Se questo è lo spirito di un torneo cavalleresco, allora vuol dire che la cavalleria è veramente destinata al viale del tramonto. Insieme alla nostra Giostra.
Cari rettori, visto che siete assurti al ruolo di controllori di voi stessi e controllanti della giostra, visto che potete disporre a vostro piacimento di uno spettacolo pubblico come quattro piccoli ducetti, allora è il momento che dopo gli onori, vi assumiate anche gli oneri e le vostre responsabilità. Troppo facile decidere nel nome di un pugno di tesserati, il destino di una manifestazione che non vi appartiene, ma che appartiene invece prima di tutto alla città di Arezzo.
Se non siete capaci di fare il bene della Giostra, senza diventare tifosi di un drappo colorato, allora è arrivato per voi il momento di fare i bagagli. Grazie. Ci basta così.
Paolo Casalini



