Merelli e Ghinelli replicano a Boldi. Non potevamo fare altro che questo

 

Questa mattina, Merelli e Ghinelli si sono presentati in conferenza stampa per spiegare le loro ragioni relativamente alla querelle innescata dalle dichiarazioni di Boldi. In due parole Merelli ha spiegato che la cartella era stata emessa ad aprile scorso, era andata avanti senza che nessuno cercasse di farvi opposizione e solo il 3 agosto, ovvero lunedì passato, è stata richiesta una sospensiva. Il giorno successivo, 4 agosto martedì, è stato deciso di pagare, annullando nei fatti la richiesta di sospensiva.

Fuori contesto invece alcune riflessioni ingegneristiche del sindaco Ghinelli sulla dislocazione, sulla progettazione e sulla fruibilità della struttura e dell’auditorium annesso. Di questo sarà opportuno parlare, ma non in riferimento al problema del momento, che è di servile sopravvivenza. Ma è solo una osservazione a margine.

Faccio fatica invece a capire quale vantaggio si spera di trovare andando in rotta di collisione con le associazioni imprenditoriali, su cui alla fine graverà la nuova ridefinizione catastale. 

Ci sono invece molte riflessioni che sono sbocciate in queste due giorni di schermaglie mediatiche tra Arezzo Fiere e amministrazione comunale. Vediamo di dare alle cose il loro ordine.

1) Il debito risale agli ultimi 10 anni fiscali. Inizia a maturare mentre Lucherini era sindaco, attraversa tutta la giunta Fanfani e arriva sino ad oggi.

2) Il management attuale, è entrato in carica nel 2014, dopo il tira e molla con l’amministrazione che aveva in un primo momento sostenuta la presidenza del pisano Pallini. 

3) Se è vero quanto dice Ghinelli, che non è a lui che si devono chiedere ragioni del punto in cui siamo arrivati, la stessa cosa potrà dire Boldi, che benchè in carica da poco piu’ di 18 mesi, si vede caricare sulle spalle le responsabilità gestionali degli ultimi 15 anni, ovvero il non aver accantonato (difficile accantonare quello che non c’è) i quasi due milioni (ogni giorno pare che aumentino) dovuti al fisco. Val la pena ricordare che ancora nell’ottobre 2013 l’assemblea dei soci, influenzata da Fanfani, aveva eletto presidente Mauro Pallini, 70 anni, funzionario della Regione, già Presidente dell’Estav, in aperta contrapposizione alle Associazioni Artigiane e Confindustria, che puntavano su Boldi. Solo il gennaio successivo fu nuovamente cambiato il management, con gran plauso di Forza Italia che nel frattempo continuava però a rimproverare il mancato conferimento del capitale sociale da parte del comune. Si era dimesso poco prima, anche il superpagato megadirettoregalattico Barbieri (area Confcommercio), considerato il vero esperto del settore.

4) Se il beneficiario dell’ICI è il comune di Arezzo, ma che per legge nemmen volendo potrebbe rinunciarvi (ma potrebbe, con una partita di giro, trasformarla in quel capitale sociale mai versato), diversa è la situazione dell’IMU, il cui destinatario finale dell’imposta è lo stato italiano e il comune è solo l’ente esattore, solo il tramite cioè, da cui lo stato vuole incassare.

5) Bene hanno fatto le amministrazioni precedenti (da Lucherini in poi) a sospendere il pagamento del dovuto, visto che fino a maggio di quest’anno, faceva testo l’orientamento giurisprudenziale espresso dalla Commissione tributaria regionale dell’Emilia Romagna (decisione 55/16/2012) favorevole agli enti fieristici e contrario all’Agenzia del Territorio. Nella menzionata sentenza, l’Ente Fiera di Forlì aveva infatti ottenuto dalla Commissione tributaria regionale dell’Emilia, un esito favorevole e un’interpretazione non estensiva della norma, che si è conformata alle decisioni precedenti (si veda CTP Torino, decisione 8 novembre 2010 n. 153; CTP Bergamo decisioni n. 13 del 23 gennaio 2009 e n. 178 del 25 novembre 2009), andando a consolidare un orientamento favorevole agli Enti fieristici. 

6) Nell’assenza legislativa (in Italia siamo specializzati nel fare leggi poco chiare e zeppe di inutili barocchismi) si è infilata a Cassazione che ha ribaltato il senso stesso della norma, piu’ volte espresso in sede governativa e a cui porre rimedio oggi, sarà possibile solo attraverso una legge primaria dello stato e non certo attraverso una circolare ministeriale. La volontà legislativa ìnfatti, pare sia sempre andata nella direzione dell’esenzione ICI ed IMU dei centri fieristici, riconoscendo a questi una valenza pubblica. Tutti i governi che si sono succeduti, da Berlusconi in poi, hanno negato la possibilità che questi potessero essere considerati commerciali.  Ciò trova altresì riscontro nell’interrogazione alla IV Commissione della Camera dei deputati presentata il 15 marzo 2005, a cui il Ministro dell’economia e delle finanze rispose affermando che non si conoscono i motivi per i quali siano state effettuate riqualificazioni dal gruppo E/9 al gruppo D/8 per gli immobili a uso fieristico [da parte dell’Agenzia del terriotrio], giacchè la futura categoria V/3 ricomprenderà tali costruzioni (risposta n. 5-04128 del 22 marzo 2005; in tal senso anche Comm. trib. prov. Forlì, 29 novembre 2008, n. 97 e 1° dicembre 2009, n. 97).

Ma in Italia, paese strano, le leggi le fa chi dovrebbe giudicare: prima se le interpreta e poi le applica.     

8) Ciò che i contribuenti, i cui soldi sono stati spesi per realizzare questa opera vorrebbero sapere, è  se Arezzo Fiere è realmente un’opera di interesse pubblico. Perché se la finalità è lo sviluppo del territorio da un punto di vista turistico, commerciale e imprenditoriale, attraverso l’investimento dei soldi dei contribuenti, allora la tassazione è un assurdo fiscale.

9) Nelle legge istitutiva dell’IMU infatti, godono di esenzione tutti i fabbricati destinati ad un uso istituzionale o religioso, quelli appartenenti a Stati esteri e alle organizzazioni internazionali riconosciute, fra i quali, a titolo soltanto esemplificativo:
 – gli immobili di enti pubblici ed enti locali, utilizzati per finalità istituzionali;
– i fabbricati destinati al culto;
– i fabbricati di proprietà della Santa Sede;
– i fabbricati classificabili nella categoria E;
– gli immobili destinati esclusivamente allo svolgimento di attività previdenziali, assistenziali, sanitarie, di ricerca scientifica, didattiche, ricettive, culturali ricreative e sportive.

Bisogna ricordare che la disciplina Imu ha ribadito l’esenzione per gli immobili posseduti e usati dagli enti non commerciali, stabilendo però regole differenti rispetto all’Ici. L’art. 7, comma 1, lettera i) prevede l’esenzione per le attività menzionate dalla norma, svolte dagli enti purché non abbiano natura esclusivamente commerciale.

10) Il rischio è che caricando un ente (che non ha tra i suoi obiettivi il profitto ma solo la promozione economica della città) che è privato solo sulla carta essendo per largissima parte a partecipazione pubblica (Regione Toscana 40%, Camera di Commercio 20%, Comune di Arezzo 11%, Provincia di Arezzo 12 %, Banca Etruria 5 %, CR Firenze 1,8%, Unicredit 1,8%, MPS 4,6%, Soci privati 3,8% Capitale Attuale 40.806.000), di oneri fiscali, questi graveranno sugli stessi soggetti che dovrebbero essere da questo promossi, per un importo di circa 400 euro ciascuno. Non è gran che, si potrebbe obiettare, ma se sommati alle già notevoli spese che questi devono sostenere, potrebbero far oscillare paurosamente l’indice dell’indecisione sulla partecipazione.

11) La sentenza della cassazione apre le porte inoltre ad un pericolo ben maggiore. Facendo esempio dalla situazione di Brescia, in cui l’ente fiera ha deciso di chiudere i battenti e cercare un compratore per gli immobili, trasformare come di fatto è accaduto, 300.000 metri cubi di Arezzo Fiere in area commerciale (I Gigli di Firenze gli fanno solletico) potrebbe avere effetti dirompenti nell’assetto urbanistico e commerciale di una città.  

12) Finalmente si sta muovendo anche il presidente dell’Aefi (ente fiere) che invita il settore e le istituzioni a fare sistema: “Serve un gioco di squadra in cui tutti lavorino per interessi comuni. In questa direzione va la richiesta al ministero dello Sviluppo Economico, affinché i quartieri fieristici siano correttamente classificati e vengano riconosciuti quali immobili di interesse pubblico non soggetti al pagamento dell’Imu”. 

 

 Questo il comunicato ufficiale

“La politica dello scaricabarile non funziona più. Pretenderemo l’Imu dovuta, disponibili a una rateizzazione”

 

Su Arezzo Fiere e Congressi la replica del sindaco Ghinelli e dell’assessore Merelli

 

“Volendo rappresentare l’effettiva situazione della posizione di credito che il Comune di Arezzo vanta nei confronti della società Arezzo Fiere e Congressi senza cadere in facili strumentalizzazioni politiche che mal si giustificano in un rapporto di partecipazione societaria, in cui il Comune di Arezzo possiede l’11%, sono necessarie alcune considerazioni”.

È l’esordio di Alberto Merelli, assessore al bilancio del Comune di Arezzo in replica alle dichiarazioni di Andrea Boldi, presidente della suddetta società. “In primo luogo – prosegue Merelli – occorre evidenziare come vi sia un contenzioso pregresso che origina dal mancato pagamento dell’Ici, ora Imu, relativo all’area e fabbricato di via Spallanzani per le annualità dal 2005 a oggi per un debito complessivo di circa 1,7 milioni di euro. Poi c’è stata la sentenza del 30 maggio 2015 della Corte di Cassazione che ha definitivamente stabilito come gli immobili adibiti a fiere come quello di Arezzo dovevano, e devono, pagare l’Ici, ora Imu e pertanto il credito del Comune verso Arezzo Fiere è divenuto certo e definitivo. Di conseguenza, l’evento pignoramento è sorto quando Equitalia ha notificato il primo aprile scorso la cartella esattoriale relativa all’imposta 2008 per circa 130 mila euro e ha proceduto il successivo 22 luglio a effettuare il detto pignoramento presso terzi. Pignoramento accelerato dalla segnalazione da parte anche della Camera di commercio di Arezzo che doveva procedere a pagare delle somme alla società Arezzo Fiere. Arezzo Fiere, a sua volta, il 3 agosto ha presentato istanza di sospensione tramite posta elettronica certificata e, nelle more della decisione dell’Ufficio tributi del Comune di Arezzo, dopo solo due giorni ha ‘confezionato’ la conferenza stampa. Da evidenziare che eventuale dispositivo di sospensione è di stretta competenza degli uffici comunali e non dell’organo politico: Sindaco o Giunta. Nel frattempo Arezzo Fiere ha perfino pagato i 130.000 euro. Quindi anche tutto il rumore e l’addebito di responsabilità al Comune sollevati non riesco a capirlo. Questa è la ricostruzione dei fatti.

Dopo di che, ci sono valutazioni più generali da fare: come assessore – incalza Merelli – mai mi sono permesso, e mai mi permetterò, di assumere decisioni che la legge non mi consente o di intervenire sulla sfera decisionale dei dirigenti comunali. Prescindendo dai tempi tecnici per rispondere all’istanza di sospensione, che non possono comunque essere di due giorni soltanto, la questione è se il Comune può sospendere la riscossione affidata al concessionario Equitalia di un credito esigibile e con nessuna possibilità di avere sentenze di annullamento. La pretesa tributaria di un Comune non può, e non deve, essere oggetto di negoziazione, ancorché nei confronti di una società partecipata, ed è pertanto irrinunciabile. Ferreo obbligo di legge ma anche principio di ragionevolezza ed equità. Eventuali sconti e rinvii sarebbero infatti un depauperamento delle finanze comunali a carico della collettività degli aretini e un’evidente difformità di trattamento nei confronti dei contribuenti, specialmente le imprese che, in un grave periodo di crisi, comunque si impegnano a pagare, pur con estrema difficoltà, queste imposte. Sia pertanto chiaro che l’Imu e l’Ici non pagata da Arezzo Fiere viene pagata da tutti gli altri aretini.

Infine – conclude Merelli – sbandierare l’Ici e l’Imu come causa delle difficoltà della società risulta pretestuoso e volto a distogliere l’attenzione dai suoi veri problemi: Arezzo Fiere e Congressi nel 2013 ha chiuso il bilancio con una perdita ante-imposte di 2,898 milioni di euro e nel 2014 di 1,038 milioni di euro. La politica dello scarica-barile adottata dall’organo amministrativo dovrebbe essere sostituita da una più attenta analisi della propria attività gestionale. In una società in cui la responsabilità dei risultati negativi della gestione viene addossata a un socio di minoranza come il Comune e non all’organo amministrativo che li ha determinati, c’è evidentemente qualcosa che non funziona”.

“Mi meraviglia – ha dichiarato il sindaco Alessandro Ghinelli – che l’attuale management non comprenda il fatto che siamo solo soci di minoranza in questa società. A mio avviso è proprio questo management di Arezzo Fiere e Congressi che è un problema, lo dico alla luce dei risultati economici ottenuti e delle uscite sopra le righe. Pongo la questione se sia il caso di mantenerlo.  Questa premessa politica è fondamentale perché non c’è dubbio che Arezzo Fiere e Congressi rappresenti un fulcro importante per veicolare l’immagine di Arezzo e portare eventi congressuali ed espositivi, quindi riponiamo aspettative su questa struttura. D’altronde, l’area ex Lebole, dirimpettaia a quella della struttura fieristica, è oggetto di un discorso aperto con gli investitori per una nuova viabilità: obiettivo è anche quello di mettere a frutto i parcheggi dell’area per il centro affari. Certo, ribadisco che la nostra forza è quella di esprimere un consigliere nel cda in virtù di una partecipazione dell’11 %. Se Arezzo Fiere è struttura sulla quale la collettività deve continuare a contare, il Comune non tanto come socio ma come ente territoriale si rende disponibile a proporre una rateizzazione lunga di questo debito. Non possiamo sospenderlo, non possiamo cancellarlo ma possiamo renderlo estinguibile ad esempio in otto anni.

Credo poi che ci siano alcune criticità che ricadono su quella struttura, dalla sua funzionalità all’auditorium. È un edificio che si presenta come un rettangolone lungo e la mainstreet dove tutti vogliono esporre è più corta dell’asse ortogonale. La progettazione di questa sala è stata sbagliata fin dall’inizio. Quindi c’è da capire come la struttura possa essere modificata. L’utilizzo dell’auditorium è inoltre un sottoutilizzo: il congresso nazionale delle Acli avrebbe dovuto essere ospitato lì, a metà settembre. Un congresso dove lo fai se non in un auditorium? La giunta precedente ha dato invece la disponibilità del Petrarca per questo evento. Ma scherziamo? È un cattivo uso di due risorse, un teatro e un auditorium. E sarò costretto ad aprire il Petrarca per tre giorni a metà del mese prossimo perché il percorso organizzativo del congresso era già concluso. Apriremo il teatro per una manifestazione impropria e si tiene un auditorium vuoto.

Secondo, vogliamo un piano industriale per dimostrare in quanti anni Arezzo Fiere e Congressi possa arrivare a un pareggio. Ma mi basta una modesta perdita perché il vantaggio che comunque porta alla città giustifica perfino un piccolo disavanzo. Non intendo usare nei confronti di una società come Arezzo Fiere un atteggiamento diverso da quello che uso per altre società. Come primo cittadino non voglio sentirmi dire da altri cittadini: ‘perché loro no?’. Di questi temi ne ho parlato con il presidente Andrea Sereni, con il quale ho un confronto costante e costruttivo, aspetto di parlarne con Andrea Boldi”.

 

 

Paolo Casalini

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