Ho ascoltato gran parte della filippica di Magdi Allam all’hotel Minerva. La sensazione che ne ho ricavato, non è quella di un islamico convertito al cristianesimo, ma semplicemente di un musulmano che ha reso interscambiabile il nome di Gesu’ Cristo con quello di Allah.
Ma non è così che funziona.
“Allam ha vissuto la sua conversione al cristianesimo con gli occhi della politica e dell’ideologia”. Queste furono le parole di un editoriale di Carlo Cardia, che aveva un significativo titolo: “La conversione non è mai un fatto politico”
Egiziano di origine, educato sin dall’adoloscenza dalle suore Comboniane e poi dai Salesiani, mai identificabile come un musulmano praticante, giornalista già vicedirettore del Corriere della Sera, dopo la conversione al cristianesimo nel 2008, è più volte incappato in problemi giudiziari legati a reati di diffamazione, tra il 2011 ed il 2015.
Prestato alla politica ed eletto con l’Udc al Parlamento Europeo nel 2009, ben presto ha iniziato una sua peregrinazione personale nei vari gruppi indipendenti e fuori dal PPE. Nel 2014 ci riprova con Fratelli d’Italia ma non viene eletto. Crea il brand politico Io amo l’Italia, una sorta di partito prêt-à-porter, adattabile ad ogni situazione di candidabilità dello scrittore. Allam vive sotto scorta da alcuni anni.
Di fronte alla platea, Allam ha spiegato la sua interpretazione del Corano, che non lasciava spazio al dubbio o a qualche spiraglio di dialogo. Ha affermato che i terroristi sono i veri osservanti, quelli che applicano in maniera letterale i versetti del Corano. Nessuno poteva significativamente contraddirlo, perché nessuno dei presenti conosceva il corano. E’ come se un fisico fosse venuto a spiegare la teoria dei quanti ad una cena del Rotary. Tanti saluti e silenzio assicurato. Avrebbe potuto dire qualunque cosa, nessuno avrebbe potuto confutarlo o contraddirlo.
La predicazione religiosa di Allam invece, non mi trova quasi mai d’accordo, perché mira a radicare l’odio e ad istigare alla violenza. Tra le varie cose tuttavia, ne ha dette anche alcune condivisibili, almeno in parte: l’Italia è il ventre molle dell’Europa e rende più agevole l’obiettivo del terrorismo.
Ovviamente nemmeno un parola sulla complessa geopolitica del mondo arabo e della sua dissoluzione, sulla frantumazione del concetto di Ummah (nazione-comunità) e sul disorientamento di giovani che nella religione incanalano la rabbia disperata di chi non ha futuro e che si fanno esplodere perchè comunque qualcuno magari li ricorderà.
L’assioma indiscutibile, a dire di Allam, è l’identità speculare tra Islam e Isis, per contestare duramente ed anche sbeffeggiare, chi afferma che esiste un Islam laico (come se il miliardo e mezzo di musulmani che vivono in pace non esistessero), e addirittura uno di natura mistica e spirituale che per secoli è stata la vera via dei musulmani verso la conoscenza, forse l’unico modo per istruire un popolo che anche in tempi recenti, è invece rimasto nell’ignoranza e nella sottomissione, alimentando il potere di poche famiglie storiche saudite e di alcuni sanguinari dittatori, che hanno calpestato diritti umani come fossero gramigna.
Dittatori che però che Allam identifica come baluardi dell’equilibrio internazionale, i cani da guardia dell’Islam. Dunque meglio un dittatore in più, che un popolo libero e consapevole in circolazione. Il miliardo e mezzo di musulmani che vivono in pace e senza rompere le scatole a nessuno, in questa visione, sono sostanzialmente assenti.
L’emergenza terrorismo c’è, eccome se c’è, e non serve Allam per saperlo. Secondo il giornalista scrittore però, l’emergenza non si risolve certamente porgendo l’altra guancia. Visione molta laica, che non contesto, ma preferirei che non vi si associasse la predicazione di Gesu’ Cristo o quella che definisco la sua “strana conversione”, trasmessa in diretta TV nel 2008.
Mentre cercava, con linguaggio certamente colto e suadente, di far sposare ai presenti la sua immagine di conflitto tra le due grandi religioni monotesitiche del mondo, non potevo fare a meno di pensare che l’ISIS (o al Qaeda) in realtà non hanno mai attaccato, in nessun caso, i simboli della religione cristiana.
Hanno attaccato invece, sempre i simboli della nostra secolarizzazione, i simboli e le conquiste della nostra civiltà. Hanno attaccato la Francia, il paese piu’ laico del mondo occidentale, hanno attaccato un teatro, hanno attaccato i giornalisti, hanno attaccato una discoteca, hanno attaccato dei ristoranti e nel resto del mondo hanno attaccato il Word Trade Center, il luogo degli affari, hanno attaccato una università in Kenya, perchè i terroristi odiano la scuola, un altro teatro e una scuola elementare in Russia, una stazione di studenti in Spagna… vogliamo continuare?
Inutile quindi cercare di trascinare la religione in una guerra santa che nessuno ha dichiarato. Ciò che i profeti del terrore vogliono combattere, non è la nostra fede, ma le nostre conquiste sociali, la nostra cultura, il nostro modo di divertirci, di sentirsi liberi nel vestire e nel pensare, i nostri diritti e il nostro tentativo di estenderli anche alle minoranze, il nostro stato e le nostre leggi laiche, che prescindono dalle verità rivelate qualunque esse siano, perché in ogni caso odorano di libertà e non si fondano sulla paura, ma sul consenso. Questo è ciò che l’islamismo violento vuole abbattere. Queste sono le conquiste che siamo chiamati a difendere, non simboli religiosi o identità storiche in pericolo.
Credo che questa visione del mondo occidentale sia completamente assente al quadro presentato da Magdi Allam, in realtà ancora completamente immerso nella sua fede di origine e che non trova in occidente una speculare visione, cosa di cui ovviamente si lamenta molto, fino alla considerazione del papa come un traditore.
Ovviamente lui non ha tradito le aspettative e per un’ora ha intrattenuto la platea con una lunga lista di parole d’ordine e tematiche assai care anche ai leghisti di Salvini e alla destra, a metà strada tra Marine Le Pen e la nostrana Giorgia Meloni.
Paolo Casalini



