Ma che begli occhi che hai

 

Nell’Italia pruriginosa alla ricerca di fantasie inconfessabili, in una città annoiata da una campagna elettorale sonnolenta, solleticata dall’estate che si è annunciata imperiosa, anche mandare una frase del genere può essere la molla giusta per far scattare le manette.

In realtà non esiste sesso in senso stretto in questa storia: nessun incontro a luci rosse fuori dalla scuola (anzi nessun incontro proprio), nessun rapporto fisico di alcun genere, nessuna foto scabrosa scambiata con alcuna delle allieve liceali, nessuna chat pruriginosa: “ma che begli occhi che hai… “

Il professore è un cretino, perché solo un cretino può dire e scrivere in chat, alle sue alunne minorenni: “Che begli occhi hai” e “Ti invito a cena” (senza mai andarci), ma se essere cretini fosse reato, altro che sovraffollamento carcerario.

Sulle lolite trovate nel computer del professore, ci sarebbe molto da obiettare: in una Italia bacchettona che nasconde le pudenda, ma in cui Google ci racconta che la prima parola ricercata sui motori di ricerca è “sesso”, scaricare immagini di cui il web è pieno come un uovo, alla ricerca di un effimero e personalissimo piacere, come può essere considerato un reato?

Attenzione: cerchiamo di distinguere ciò che è opportuno, da ciò che è penalmente rilevante. Scindiamo il peccato dal reato. Alla fine resterà ben poco di questa storia. Un po’ di vite rovinate dal clamore. Questo di sicuro…   

Paolo Casalini

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