Le visite agli affreschi di Piero, non dipendono in realtà dalla città di Arezzo, ma l’immagine offerta in questa occasione, offende la nostra città, la nostra ospitalità, la nostra arte, l’attenzione verso gli studenti. E allora tocca a noi rimediare. Comprendiamo che a questo punto è difficile per quella classe poter interrompere nuovamente l’attività didattica e difficilmente sarà possibile organizzare una nuova gita scolastica al termine dell’anno scolastico. Se mettendosi in contatto con l’insegnante non sarà possibile rimediare così, allora inviamo a ciascuno di quegli studenti, una pubblicazione decente sull’opera di Piero nella nostra città.
Non è gran cosa: solo per fargli sapere che ci dispiace di ciò che è successo. Ci dispiace veramente.
Caro Massimo (Gramellini ndr),
è la seconda volta che ti scrivo perchè ogni volta che mi succede di avvertire un’ingiustizia il mio pensiero ricorre a te che mi sembri sempre pronto a schierarti dalla parte dei più deboli.
Lunedì 20 aprile ho portato i miei studenti in viaggio d’istruzione ad Arezzo. Sono alunni di un istituto professionale (la più modesta delle scuole), della città di Palermo (la più modesta delle città), del quartiere a rischio Zen (il più modesto dei quartieri), dunque eravamo gli ultimi.
Ebbene quel giorno ero riuscita a convincerli a guardare gli affreschi di Piero della Francesca. Una decina di loro aveva accettato di effettuare la visita e di pagare il biglietto (2 euro di prenotazione, nonostante per gli studenti dovrebbe essere completamente gratuito).
Ma all’ingresso la sorpresa: poiché non avevamo prenotato la visita e il primo orario disponibile era per noi troppo tardi, non potevamo entrare.
Il dipendente continuava a dirmi che per REGOLA avremmo dovuto effettuare la prenotazione perché si entra a gruppi di 25 persone. Io gli facevo notare che la chiesa era vuota e dunque saremmo potuti entrare perché non c’erano 25 persone e noi eravamo appena 12. Ma non c’è stato niente da fare.
Allora gli ho fatto presente che venivamo da lontano e che quegli studenti erano motivati a guardare gli affreschi. Ma lui continuava a ripetermi che io non capivo che ci sono le regole da rispettare. Ed io pensavo a tutti quei potenti della terra che non ne rispettano neanche una di regola, e ai miei alunni che nella loro povertà economica e culturale non hanno potuto godere della bellezza di Piero della Francesca (patrimonio di tutti) e molto probabilmente, nell’unica occasione della loro vita.
Almeno tu, se puoi concedici, nel far conoscere questo triste episodio, un atto di giustizia.
Grazie
Con affetto e stima
Piera Verace
Paolo Casalini



