Le notizie/bufala: un immenso serbatoio di escrementi umani pronti a trasformarsi in oro

 

 

Un immenso serbatoio di escrementi umani che attraverso i sentimenti piu’ bassi della natura umana, odio, paura, rabbia, rancore, egoismi tribali, si trasformano in bufale e controinformazione… per raccontarti quello che “gli altri non dicono”, per scoprire la verità e “renderti libero”. Questa è la grande presunzione dei siti che spacciano notizie false: quella di “raccontare la verità. La loro verità!” Peccato che poi non dicono mai la verità su loro stessi, nascondendo il nome dei direttori responsabili e dei gestori.

In realtà dietro questo esercito di bufalari in continua crescita, oltre che precisi riferimenti politici, ci sono anche le responsabilità di Google. E meno male che già dal 2011, il piu’ famoso dei siti di ricerca, aveva annunciato… “di aver aggiornato l’algoritmo del suo motore di ricerca. In pratica i risultati delle query saranno migliori rispetto al passato, con un impatto di circa l’11,8% sul totale. A pagarne maggiormente le conseguenze saranno i siti di bassa qualità: quelli che hanno ottenuto basse recensioni da parte degli utenti, che copiano e tendenzialmente sono inutili. Allo stesso tempo (l’algoritmo) fornirà un migliore ranking per i siti di qualità, siti con contenuti originali e informazioni come ricerche, rapporti approfonditi, analisi e così via”

Invece dal 2011 ad oggi è accaduto esattamente l’opposto: chiunque abbia un account sui social, è ormai sommerso di link a slogan di insulti, veleni contro migranti, i rom, la casta, i politici e l’Europa.

E la fonte della ricchezza sono proprio i lettori piu’ sprovveduti. Per 45.000 visite ad un articolo in un giorno, attraverso la piattaforma pubblicitaria di Altervista, si guadagnano circa 22€. Ebbene consideriamo che ci sono stati articoli (vi ricordate la bufala delle cooperanti che facevano sesso coi carcerieri? Ottenne 36.000 condivisioni: valutiamo almeno qualche milione di click) che sono stati una manna dal punto di vista economico. E gli inconsapevoli e sprovveduti lettori ne sono stati gli artefici unici.

Il meccanismo è facile, addirittura banale. Ecco la sequenza:

1) si crea un sito quanto piu’ simile ad una testata giornalistica reale

2) ci si associa ad un servizio che venda spazi pubblicitari sul proprio blog pagando in relazione alle visite sul sito

3) si producono articoli che rispettino i canoni di elevata credibilità e originalità (anche se in realtà sono spesso frutto di fantasia) in grado di solleticare odio, meraviglia, stupore, indignazione, ma soprattutto profonda rabbia, sorda e reattiva, in grado di far muovere le gambe verso una precisa direzione, dopo aver ascoltato quello che gli altri non dicono (sempre).

4) si mettono in circolo attraverso i social network o attraverso commenti a giornali di rilievo.

Alla base di questo giro ovviamente, ci sono notizie totalmente o parzialmente false (le piu’ pericolose) o manipolate: dai cani mangiati dai profughi a Catania, alle feste del Natale abolite per compiacere i musulmani (attendete un paio di mesi e vedrete di quale florilegio di scemenze saremo inondati) o alle improbabili auto delle polizia guidate dai Rom, tratte da sequenze di film.

Alcuni esempi :

1) “Hai un cane? Potrai usufruire di un sussidio statale di 900€ annui” 82.000 condivisioni

2) “Greta e Vanessa ai pm di Roma: sesso con i guerriglieri, ma non siamo state violentate” 36.000 condivisioni (L’informazione, palesemente falsa, fu ritwittata anche da Maurizio Gasparri e ripresa così, accreditandola, dal quotidiano Il Giornale).

3)  “Kyenge shock: prendiamo cani e gatti degli italiani per sfamare gli immigrati” Articolo satirico dell’insuperabile Lercio, ma diventato virale, è stato successivamente accreditato da politici e testate prestigiose.

4)  “Il trasporto pubblico per i rom, gratis dal primo aprile” (certo la data avrebbe dovuto far riflettere)

Chi c’è dietro la bufala fresca di giornata? Basta fare qualche ricerca per scoprire che fanno capo a tre grandi filoni principali: 1) attivisti di Forza Nuova, 2) Lega Nord e 3) Movimento Cinque Stelle.

Il meccanismo è semplice: per poter dare risposte demagogiche, occorre stimolare domande populiste, creando un mondo che non c’è, ma in cui tutto è merda, in cui tutti rubano e sopratuto rubano nelle tue tasche. Creando un mondo fatto di complotti plutodemogiudaicomassonici che gestiscono i beni comuni alle spalle degli inconsapevoli cittadini, si creano i presupposti per indirizzare la volontà popolare. E’ la stessa tecnica messa a punto da nazionalsocialismo e dal suo ministro della propaganda Goebbels. Creare nemici, dentro e fuori i confini, erigendosi a salvatori della nazione e della razza.

Chi crede che abbiamo maturato gli anticorpi per tali derive preautoritaristiche, si sbaglia e si sbaglia di grosso.

Negli ultimi anni si è scoperta l’importanza dei siti di “informazione libera”. Sono spuntati sul web come funghi e tutti si distinguono per un ritornello immancabile: promettono di “aprire gli occhi agli italiani” e dire loro “cose che nessuno ti dirà”, come recita il sottotitolo di NoCensura.

I contenuti di questi siti hanno spesso un preciso indirizzo politico. Un esempio è il sito PioveGovernoLadro. Dichiara di essere una “Rassegna stampa indipendente” (ma il proprietario è Alessandro Gennari, candidato con Forza Nuova Udine). Vi si parla quasi esclusivamente di crimini commessi da stranieri o dei presunti privilegi elargiti agli immigrati. Giornalmente attacca “la casta” dei politici, spesso paventando faraonici stipendi o incredibili privilegi, sempre immancabilmente in contrasto con le condanne e i processi. Non mancano mai gli attacchi a Laura Boldrini per i favori ai migranti, a Nichi Vendola per le dichiarazioni sulla famiglia e naturalmente a Matteo Renzi per tutto il resto. Matteo Salvini, Silvio Berlusconi o lo stesso Benito Mussolini, nel gioco delle notizie farlocche o non verificate, non entrano quasi mai. Che fortuna! 

ImolaOggi è una altro sito in prima linea a sostegno di nazionalismo ed antieuropeismo ad oltranza, con una particolare attenzione alla cultura islamica. Il dominus Armando Manocchia era stato infatti il capogruppo della Lega Nord nel comune bolognese di Borgo Tossignano. 

Catena Umana è l’inventore della notizia dei rapporti sessuali delle due cooperanti rapite in Siria. Proprietario è Vincenzo Todaro, ex imprenditore edile di Parma (la sua azienda è stata travolta dalla crisi), ha creato un sito in cui proponeva una catena umana intorno al Parlamento. Ha ben messo a frutto il suo sito, trasformando il tutto in una rendita che nasce nel “denunciare le malefatte dei politici”. Piu’ sono le malefatte, piu’ aumenta il business. E se non bastano…

La Casaleggio e associati (che grazie a questo metodo si è trasformata in un impero da milioni di euro di fatturato), non è certo intenzionata a restare indietro. E’ proprietaria del dominio TzeTze, ma a loro fanno capo o riferimento anche Ilgrandecocomero, LaCosa e LaFucina.

Se si cerca di capire chi c’è dietro gli ormai decine decine di siti specializzati in disinformazione, si scopre allora che la trasparenza non è certo il principio cardine da cui invece dovremmo aspettarci il rispetto, da chi vorrebbe istruire gli italiani alle cose che “nessuno gli dirà”. Spesso direttori e proprietari non sono indicati, oppure si indica la bisononna Carola di 89 anni, oppure la sede è alle Cayman e se ci sentiamo diffamati, per avere ragione della offesa, ci  vuole un mandato del giudice, che spesso però si incaglia contro una rogatoria internazionale.

Se la disinformazione è in grado di infiammare gli animi, in realtà brucia le ali a chi si impegna veramente per combattere ingiustizie e privilegi veri, mescolando in una unica indistinta brodaglia realtà e fantasia, falsità e verità, spesso alzando una cortina fumogena talmente fitta, da impedire di far fare anche un solo piccolo avanti a questo disgraziato paese.    

E la grande stampa come reagisce? Malissimo. La concorrenza con un mondo spesso totalmente inventato, con notizie inarrivabili se non nel cinegiornale di regime, sta mettendo in gravi difficoltà chi cerca di fare giornalismo con serietà e coscienza. Francesco Costa ha raccolto alcune notizie false uscite negli ultimi mesi sui giornali italiani, spiegando in che modo riescano ad alterare e indebolire la percezione delle cose che accadono attorno a noi. Costa ha spiegato in particolare il circolo vizioso per cui più sono «assurde, morbose o in grado di suscitare reazioni emotive» e più risultano attraenti per i giornali tradizionali: che da alcuni anni si trovano «con l’acqua alla gola per tentare di tenere il passo» di siti che diffondono notizie false unicamente per fare soldi, a loro volta alimentati da una richiesta sempre più crescente di informazione non tradizionale, causata proprio dalla scarsa credibilità dei giornali.

Come ben scrive Massimiliano Mantellini sul Post di ieri, i guardiani dell’informazione si sono trasformati in una legione di blogger stanchi. “Pochi soldi, zero risorse, un computer collegato alla rete, una redazione di pochi poveri cristi, un marchio di residua autorevolezza da consumare piano piano e, soprattutto, l’immenso serbatoio di Internet da scandagliare in continuazione alla ricerca di contenuti utili ad accumulare click”.

L’analisi di Mantellini fa riferimento alla strage di Williams e al video terribile con l’assassino dei due giornalisti in Virginia, messo online su Twitter e Facebook prima di spararsi un colpo dallo stesso Williams. Non lo hanno trasmesso BBC, Le Monde, Guardian, NYT, Washington Post, El Pais. Non lo ha trasmesso Huffington Post, né DailyBeast e nemmeno Buzzfeed.

“In Italia invece – scrive sempre Mantellini – per rimanere ai primi tre siti informativi (Repubblica.it Corriere.it e La Stampa.it) i grandi giornali lo hanno immediatamente pubblicato tutti con la massima evidenza, con la solita avvertenza sulle immagini forti e con un taglio della scena finale con l’esplosione dei colpi di pistola: una legione di blogger stanchi alla disperata ricerca di pagine viste da archiviare titillando la morbosità dei propri lettori. Una scelta del genere traccia una linea netta: da un lato rimangono i guardiani dell’informazione, quelli che credono che sia giusto ed economicamente conveniente offrire ai lettori un punto di vista organico, un filtro, un’interpretazione, giusta o sbagliata che sia. Dall’altra si trovano invece quelli che hanno scelto di frugare dentro il calderone dei contenuti in rete trasformandolo nella propria attività principale. Quel mescolone informe di curiosità, notizie non controllate, bugie, video di gattini, tetteculi, stranomavero, peli delle orecchie più lunghi del mondo ed ogni altra cazzatina buone a richiamare l’attenzione bulimica dei navigatori. In altre parole –e brutalmente- da una parte il giornalismo, dall’altra l’utilizzo di Internet, intesa come luogo di incontro e relazione fra le persone, per un progetto economico che assomiglia molto ad un circo”.

L’analisi lunga e complessa si chiude con una riflessione tristissima rivolta al giornalismo e alla grande stampa: “A dispetto dei milioni di accessi raggranellati ogni giorno, preparano con metodo la propria autodistruzione” .

Paolo Casalini

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