Tempo addietro scrissi un articolo narrando della sempre piu’ diffusa pratica nel web, di creare siti farlocchi che inventano notizie fantastiche, al solo scopo di compiacere i lettori, che diffondono così a macchia d’olio bufale e sciocchezze di ogni tipo: da quelle internazionali, a quelle di fantaeconomia, passando per il gossip macabro contro i negri. Leggendo e diffondendo, arricchiscono però i loro ideatori.
Ci sono siti web di fantafinanza (che si rifanno nel nome della testata al grande giornalismo finanziario), che da almeno 4 o 5 anni prevedono il crollo del sistema Italia entro brevissimo tempo, illustrandone le cause con grafici e teorie. Ci sono d’altra parte anche affezionati lettori che da 4 o 5 anni li leggono con fede e credono che entro natale il sistema crollerà, le banche falliranno tutte, l’Euro imploderà, ci sarà la terza guerra mondiale ecc. ecc. Ogni tanto questi geni, azzeccano pure qualche previsione secondaria, magari con qualche semestre di ritardo. Queste poche azzeccate fantasie, servono però a dare credibilità a tutto il resto delle profezie proposte. D’altra parte anche un orologio rotto due volte al giorno segna l’ora giusta.
Ce ne stiamo facendo tutti una ragione. Anche il cittadino appena sopra la soglia dell’ignoranza, sta imparando rapidamente a diffidare dei creatori di bufale, che si difendono nascondendosi dietro al velo appannato della satira, ma che la satira non sanno neppure cosa sia. La speranza è che i meccanismi stessi della comunicazione porteranno prima o poi i generatori automatici di sciocchezze a scomparire per mancanza di carburante (i click).
Ma quando il “farlocchismo” attecchisce nelle testate che dovrebbero rappresentare invece uno scoglio di certezza giornalistica, prende lo sconforto. Dopo la trasmutazione di ADNkronos, da celebrata agenzia, a cui tanti fanno riferimento per la serietà e la tempestività nel mondo delle notizie, in recente diffusore di informazioni alla soglia del ridicolo, adesso il virus della farlocchite si sta diffondendo in testate che fino a ieri erano garanzia di servizi giornalistici approfonditi e seri.
In due giorni ho letto un pezzo su Huffington da far cadere le braccia. Era il risultato di una scopiazzatura di un articolo (serio) tratto dalla Nazione (cronaca di Arezzo), condito da notizie di gossip, mescolando il falso col vero per arrivare a conclusioni degne di Lercio.it. Subito dopo mi è capitato di leggerne uno del Sussidiario.net, che seguiva il tenore del primo, in cui si facevano raffronti tra il fallimento Parlamalat con la crisi delle banche. Un mescolone di situazioni tra loro difficilmente comparabili, in cui solo alcune parole avevano somiglianza (le obbligazioni) ma sostanziali differenze, tali da non poter essere messe a confronto. Non è obbligatorio essere grandi economisti per scrivere di economia, però è certamente obbligatorio studiare!
Evito di citare alcune testate di destra, il cui unico scopo (un po’ anche lo comprendo, anche se lo giustifico male) pare sia di vendicare lo scempio giornalistico che è stato fatto nel primo decennio di questo secolo, rispetto alla loro area politica di riferimento da parte di nobili testate italiane e internazionali.
Il problema è che seguendo la logica dell’occhio per occhio e dente per dente, è tutto il giornalismo che rischia di rimanere cieco e sdentato. La faida in corso a livello comunicativo, è la rappresentazione plastica della lotta: politica, partitica, partigiana, di campanile. Non si scrive per informare i lettori, ma per dimostrare una tesi.
Si parte da una ipotesi giornalistica, si cercano riscontri (e se non si trovano si inventano), ci si aggiunge un po’ di dati certi e veri, si mescolano con un po’ di scemenze e il gioco è fatto. Facendo riferimento le testate l’una all’altra, le cazzate così si diffondono. Come disse Goebbels: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”. Il risultato è la marea di commenti, che permettono di trasferire i famosi “quattro amici al bar”, nel immenso mondo del web, vomitando la rabbia repressa dei propri fallimenti e schiumando e sbavando contro il destino cinico e baro, rappresentato da non ben identificate caste.
A pagare il conto di tutto questo sarà il mondo della informazione, che già parte messo maluccio nelle classifiche mondiali, e rischia adesso di scivolare nelle barzellette.
Rispetto solo a due decenni fa, la credibilità di un giornale, di qualsiasi giornale, rispetto al suo lettore non è calata: è crollata! Fatti salvi ovviamente i tifosi di parte, che non cercano di informarsi, ma solo di veder confermare le proprie bislacche idee. Umberto Eco ha scritto che il mondo di internet ha dato a qualunque imbecille il potere di scrivere e comunicare, ovvero di essere letto e pure condiviso.
La crisi economica dei grandi gruppi editoriali, nella necessità di riempire comunque il giornale, ha aperto la porta all’ imbecille di turno di cui sopra, che gratuitamente scrive e si sente appagato dal potersi considerare un grande giornalista. A noi non resta che amaramente commentare, sopra ogni scempiaggine pubblicata… “Ah ma non è Lercio!”
P.S. Lercio.it è l’unico vero giornale satirico web degno di questo nome
Paolo Casalini



