In una breve intervista a margine della conferenza di Magdi Allam all’hotel Minerva, c’è stato un personale approfondimento con il coordinatore provinciale di Forza Italia Maurizio D’Ettore, sulla situazione che si è creata dopo la “macellazione rituale” della cooperativa Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio e la nascita della Nuova Banca Popolare dell’Etruria Spa.
Forza Italia ha elaborato una proposta di emendamento che riprende quanto già sostenuto da questa testata, nell’articolo di qualche giorno fa, in merito alle possibili soluzioni per affrontare una crisi territoriale senza precedenti: agire cioè sulle sofferenze svalutate prudenzialmente dell’80%, per recuperare i margini finanziari necessari a rimettere in pagamento almeno le obbligazioni subordinate. La proposta sarà presentata in aula, in sede di discussione della legge di stabilità, dall’On. Bergamini.
Se possibile, porrei all’attenzione dei vertici locali di Forza Italia, una mia personale considerazione, che non avrebbe costo alcuno, né per il governo, né per le casse dello stato: offrire agli azionisti della vecchia cooperativa, un warrant per poter riacquistare, al valore nominale a cui sono nate e si trovano attualmente, le azioni della nuova SPA. Il warrant dovrebbe avere possibilmente scadenza annuale. Nell’ottica di una nuova buona gestione amministrativa della banca, permetterebbe agli azionisti che difficilmente potranno recuperare (soprattutto coloro che hanno acquistato a 18 euro) almeno la possibilità di ammortizzare le perdite. Questo renderebbe un po’ di fiducia nella volontà di restituire al territorio la sua banca, ma soprattutto eliminerebbe (almeno in parte) il retropensiero che questa operazione permetterà ai grandi investitori istituzionali, di speculare allegramente sulla pelle della povera gente.
La ratio dell’emendamento presentato da Forza Italia, è stata ripresa oggi anche da un editoriale del Sole24ore, ove si spiega che anche le istituzioni bancarie stanno ripensando (per il futuro, ma perché non anche per il passato) all’unica “bad bank” (per seguire strade meno traumatiche), spacchettandola in enti separati e destinandola al pagamento delle obbligazioni subordinate. Ricordo che una soluzione analoga, fu trovata per esempio, per risolvere con successo la crisi del Banco di Napoli.
Non sono invece certo che sarà possibile chiudere a zero il conto di questa soluzione, ma visto che abbiamo messo a carico dei contribuenti, e solo per compiacere la Lega, la necessità di pagare un miliardo e mezzo di euro per la truffettina delle quote latte, le spese di questa operazione, certamente assai più popolare e meglio indirizzata, sarebbero sicuramente enormemente più basse: non più di quanto servirà per fare il regalo di compleanno di 500 euro a chi finisce 18 anni !
Questo il testo diramato dal coordinamento provinciale di Forza Italia
Il decreto che ha portato alla nascita della Nuova Banca Etruria, se da un lato garantisce la continuità dell’attività aziendale e, per ora, tutela i dipendenti, dall’altro pesa come un macigno sulle spalle dei vecchi azionisti e titolari di obbligazioni subordinate. Forza Italia si è già attivata in difesa dei risparmiatori sia a livello locale, con la presentazione di un atto di indirizzo in Consiglio Comunale, che a livello parlamentare grazie all’impegno e all’interessamento dell’On. Bergamini, recatasi ad Arezzo per conoscere di persona la situazione creatasi all’indomani delle decisioni del Governo. In concreto, Forza Italia ha già presentato un emendamento, a firma dell’On. Bergamini, al decreto 183/2015 per introdurre una salvaguardia a favore di azionisti e obbligazionisti subordinati.
Dopo tante ipotesi venute fuori negli ultimi mesi, alla fine le decisioni calate dall’alto dall’Unione Europea hanno prevalso e hanno penalizzato i risparmiatori italiani, tra cui figurano molti investitori aretini. Il Governo ha dimostrato ancora una volta di non saper difendere (nemmeno ci ha provato) gli interessi nazionali e locali, le dichiarazioni di soddisfazione di esponenti politici, anche aretini, stridono in maniera assordante con la realtà che si è venuta a creare. Salvare il futuro di Banca Etruria era una questione di vitale importanza per la nostra economia e certamente siamo soddisfatti che si sia avviato finalmente un percorso in tal senso, e facciamo gli auguri di buon lavoro ai nuovi vertici aziendali, ma questo non doveva avvenire a scapito dei risparmiatori che non hanno alcuna responsabilità sui misfatti dell’Istituto di Credito. C’era la possibilità di agire in maniera diversa, come più volte esposto anche sugli organi di stampa, e le perplessità dell’Unione Europea potevano e dovevano essere mediate: certamente, se si fosse agito prima anziché aspettare l’ultimo momento, tutto sarebbe stato più facile.
La risoluzione della crisi della Banca è stata decisa, dopo un’informativa di Banca d’Italia, tramite il decreto legge 183/2015, varato di domenica pomerggio in 20 minuti e sul quale gravano anche serie ipotesi di incostituzionalità: auspichiamo che in sede di conversione ci sia la volontà dell’intero Parlamento di tutelare gli azionsiti e gli obbligazionisti che dal giorno alla notte hanno visto azzerarsi i propri investimenti. Le strade per rimediare a quella che secondo noi è una palese ingiustizia ci sono, visti anche i possibili maggiori ricavi dai crediti in sofferenza ora in pancia alla “bad bank” creata ad hoc, svalutati dell’80% in maniera altamente prudenziale.
Purtroppo non lascia ben sperare il fatto che il Governo Renzi abbia inserito il provvedimento di domenica scorsa all’interno del gran calderone della legge di stabilità. L’art. 1 del decreto prevede, al primo comma, la costituzione di quattro enti-ponte bancari ai quali sono trasferibili azioni, partecipazioni, diritti nonché attività e passività delle banche in risoluzione. Concretamente ciò comporta la cessione di “attività non in sofferenza” agli enti-ponte bancari neocostituiti lasciando in capo alle banche in risoluzione la gestione delle “attività in sofferenza”. La ratio del nostro emendamento, condiviso con l’On. Bergamini e con il nostro Coordinatore Regionale nonchè capogruppo in Regione Toscana Stefano Mugnai, è che le plusvalenze derivanti dalla cessione delle attività monetizzatili (le neo banche sul mercato e i crediti in sofferenza) possano essere destinate, anziché al Fondo di risoluzione e alle cc.dd. “bad bank” enti non più bancari, ai portatori di capitale di rischio delle banche in risoluzione, in primis, gli obbligazionisti subordinati e, in secundis, gli azionisti.
Facciamo appello a tutti i parlamentari del territorio, anche quelli del PD, di farsi portavoce degli interessi e dei diritti dei cittadini che li hanno eletti e di aderire all’iniziativa dell’On. Bergamini sottoscrivendo i relativi emendamenti.
Paolo Casalini



