La Nazione lancia Uffizi2: l

 

Con il profondo rinnovamento inaugurato nella gestione dei musei italiani, dopo che il duo Settis-Montanari, i mammasantissima della rete museale italiana (coloro che ritenevano un errore l’eccessiva frequenza ai musei) sono stati costretti a mollare la presa, si potrebbe aprire una stagione nuova, sia per l’arte, che per la sua diffusione e collocazione nel Bel Paese. In questa nuova visione della gestione dell’arte italiana, la nostra città potrebbe fare la parte del leone.   

Se è vero che l’eccessiva frequenza dei visitatori nei musei (che è un male solo per chi non ha voglia di lavorare) può mandare in crisi la conservazione delle opere piu’ delicate, è altrettanto vero che questo è un problema che si può risolvere in tanti modi: magari allestendone di nuovi, più decentrati, adeguati alle esigenze della nuova domanda mondiale e concepiti secondo modelli economici sostenibili.

Nessuno dei vari Settis-Montanari, ad esempio, ha mai pensato di delocalizzare gli enormi depositi, chiusi e inaccessibili a tutti se non a loro. Realizzare cioè, a sollievo dei congestionati Uffizi, con le code interminabili che sfiniscono anche gli appassionati, una rete museale toscana, integrata da un sistema di trasporti regionale e con strutture di accoglienza e una organizzazione capillare del territorio.  

Queste idee, per gli ideologizzati frenatori del bello, erano nefandezze. Per fortuna sono stati sostituiti. Forse l’operazione migliore e piu’ coraggiosa, realizzata dal governo fin dalla sua nascita.

Tra le nuove direttrici nominate, ben quattro rientrano da esperienze prestigiose dall’estero. Sono tornate in Italia delle dirigenti di museo che si sono fatte onore in ambienti stranieri fortemente competitivi. Esperienze nelle quali non è richiesta la tessera di un partito o la fede religiosa professata o l’appartenenza ideologica, ma solo la competenza professionale.

Una nuova stagione sta per aprirsi, una stagione in cui l’arte non è solo qualcosa da custodire gelosamente tenendo per sé la chiave (e speriamo che sia solo quella), ma il modo per mostrare al mondo la bellezza del piu’ vasto e mai apprezzato patrimonio artistico dell’umanità.

Una visione meno provinciale della rete museale (che l’apertura e la contaminazione coi direttori nominati, tutti di fama internazionale), potrebbe far fare alla nostra città un salto culturale difficile persino da immaginare. Non basta però che un giornale, seppur importante, si ponga alla guida di questa rivoluzione nella gestione dell’arte, occorre che la città tutta colga l’importanza di questo momento.

Senza limiti ideologici o di partito. 

Paolo Casalini

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