C’è qualcosa che non gira bene in questa vicenda. Cerchiamo di riordinare le idee.
La Banca d’Italia è l’organo di vigilanza della banche. Contemporaneamente decide le politiche monetarie (sempre meno in verità). Contemporaneamente decide quali banche devono essere commissariate e quali no. Contemporaneamente nomina gli eventuali commissari. Contemporaneamente decide di un eventuale fallimento. Contemporaneamente decide la procedura fallimentare e stabilisce le regole del gioco. Contemporaneamente stabilisce in via autonoma ed esclusiva, cioè tramite i commissari, quali valori concorrono a formare l’attivo patrimoniale. Contemporaneamente decide dove attribuire eventuali utili. Contemporaneamente decide quanto valgono le banche risanate e che prezzo base dovranno essere vendute al miglior offerente.
Ma non vi pare che in tutta questa contemporaneità ci siano dei conflitti di interesse grossi come montagne? Chi può valutare se nell’espletamento delle funzioni di vigilanza ci sono stati errori od omissioni? Chi può averne consapevolezza, se lo stesso organo ha tutti i poteri per poter poi occultare tutta la procedura, seppellendola sotto montagne di regole autogenerate?
Ho sempre considerato mostruosa la pratica diffusa, anche presso il tribunale di Arezzo, di nominare curatore fallimentare l’ex commissario straordinario: la strada maestra per aprire a fenomeni pericolosi e conflitti di interesse incontrollabili. Ma nel caso della gestione delle banche e delle loro crisi, veramente si esagera!
Scrive l’ex ministro ed economista Paolo Savona: “Chi sbaglia paga e a farlo non debbono essere chiamati solo gli azionisti e gli obbligazionisti, ma tutti quelli che hanno concorso all’evento [i controllori]. La soluzione per un’equa ripartizione e’ quella degli Stati Uniti, ossia un Fondo tutela depositi su basi assicurative e premio stabilito sul rischio statisticamente calcolato; quando le perdite mettono in crisi il Fondo, segno che esse sono generate da cause straordinarie, deve intervenire lo Stato. In questo modo si supererebbe l’obiezione che il Sistema attuale e’ su basi mutualistiche proporzionali”
Chi ha stimato il valore residuo dei crediti deteriorati? Quale è stato il processo decisionale che ha portato ad una svalutazione dell’83%? E se si scoprisse che invece valevano il doppio o anche solo il 20% in piu’? A chi andrà la plusvalenza ? E se fosse già stato venduto tutto? Se i giochi fossero già fatti da tempo?
L’on. Bergamini scrive… “di aver presentato un emendamento alla legge di Stabilità, affinché gli utili comunque creati e da chiunque percepiti, con questa operazione del Governo, debbano essere destinati a coloro, risparmiatori e investitori, che si sono di fatto trovati a pagare gli effetti della risoluzione della crisi bancaria”.
Spiacente onorevole: perché “contemporaneamente” Bankitalia ha già fatto sapere che dove andranno eventuali utili lo deciderà lei stessa. Saranno destinati a scopi “istituzionali” o al piu’ allo stesso FIDT!
Volete un consiglio? Chiudete pure il Parlamento e metteteci Bankitalia al suo posto!
Proviamo a pensare che se invece che il 17,6% il valore residuo fosse del 23,5% (cifre buttate là così, solo per gioco) l’incremento sarebbe di mezzo miliardo di euro (mille miliardi di vecchie lire).
Se fallisce il poro schifoso da Poggiomondo, il tribunale gli manda curatori, periti, ufficiali giudiziari e tutti a stimare e fare inventari, anche del residuo della carta igienica trovata al cesso.
Qui invece si è fatto un toccio in scala uno a occhio: 8.5 miliardi di euro… facciamo 1,5 e non se ne parli piu’, miliardo piu’, miliardo meno, che vuoi che sia!
Si sono prese decisioni su valori equivalenti ad una manovra finanziaria, con la semplicità, la rapidità e la gioiosità, di un birrino tra 4 amici al bar.
Facciamo due conti della serva. Se Annibale e Rosa hanno comprato un appartamento per 140 mila euro, la banca può averli finanziati per l’80%, ovvero 112mila euro. Poi per motivi che non voglio neppur citare, non sono piu’ riusciti a pagare il mutuo, che è andato così in sofferenza. Ebbene il loro appartamento sarà venduto oggi da una società di gestione crediti che lo avrà acquisito per 19,600 euro! (il 17,6% di 112mila). Ho esemplificato molto, per non complicarsi troppo la vita.
Da Via Nazionale hanno fatto sapere che nei prossimi giorni saranno affidate a soggetti indipendenti le valutazioni definitive, ma ancora non sono stati stabiliti i criteri di selezione di questi soggetti. Ma cari signori siamo in Italia e noi per giunta siamo ad Arezzo, ove la funzione di advisor per la vendita di una delle nostre aziende piu’ importanti dopo il crak, fu affidata alla stessa società che aveva certificato i bilanci.
Verosimilmente infatti, si tratterà sempre delle stesse società di revisione, con il rischio di conflitti d’interesse e di scarsa terzietà, dato che val la pena di ripetersi, in Italia girano sempre le solite società e i soliti revisori.
E se le valutazioni cosiddette “indipendenti” fossero invece diverse da quelle proposte nei 20 minuti che sconvolsero centinaia di migliaia di risparmiatori?
Molte grandi banche osservarono al momento del decreto, che le valutazioni effettuate dall’Autorità di risoluzione erano eccessivamente penalizzanti. Fatte palesemente alla buona, solo per essere sicuri di starci dentro. E per essere sicuri di starci dentro, si decise di gettare la croce addosso agli obbligazionisti. Ricordo a coloro che dicono che le obbligazioni subordinate sono equiparabili al capitale sociale, che non è vero. Le obbligazioni subordinate, in presenza di andamenti negativi della gestione e in caso di liquidazione, garantiscono ai loro possessori il privilegio rispetto ai detentori di azioni ordinarie e di risparmio e sono subordinate rispetto a tutti gli altri crediti. Ricordo anche però, che quando gli investitori hanno acquistato le subordinate, le regole del “Bail In” non esistevano. Possono anche aver valutato il rischio, senza necessariamente essere stati presi per i fondelli da venditori senza scrupoli, ma è proprio il rischio che è cambiato dopo l’acquisto. L’amara verità da inghiottire, è che gli investitori sono stati fatti sedere ad un tavolo, il cui crupier dava carte truccate. Nonostante già da due anni Bankitalia sapesse perfettamente che alla fine avrebbe commissariato l’istituto, invece di agire subito, ha contiuato a far tirare fuori i risparmi della gente, salvo sanzionare (inutilmente) per gravi irregolarità gli amministratori.
Il buco di bilancio poi, si deve essere aggravato anche nel preriodo di commisariamento: se la situazione iniziale era tanto disastrosa almeno come quella finale, non capisco che senso abbia avuto trascinarla per altri due anni invece che interrompere subito la gestione ordinaria, mettendola in liquidazione come hanno fatto oggi. Abbiamo perso 2 anni e mezzo preziosissimi, in cui si sarebbe trovata sicuramente una soluzione migliore di questa.
Se il giudizio sulla eccessiva svalutazione dei crediti deteriorati, dato in forma approssimata da esperti del settore, venisse invece confermato dalle “stime indipendenti”, non si potrà piu’ far finta che i soldi per gli azionisti e soprattutto per obbligazionisti non ci siano. Qualche giorno prima del commissariamento, Banca Etruria aveva venduto parte dei suoi NPL (300 milioni), ad un prezzo quasi triplo rispetto a quello stimato da Bankitalia. La verità è che non si ha la piu’ pallida idea di come fare.
Le regole imposte dalla UE sono abborracciate e frutto della mente di qualche burocrate che non ha mai lavorato veramente. La loro applicazione pratica, è una gara a colpi di burocratese. Mentre è palese che le obbligazioni subordinate sono state vendute dalle banche poi commissariate a mani basse e senza peli sullo stomaco e il loro collocamento su vasta scala, chiama nuovamente in causa le autorità di controllo che avrebbero dovuto vigilare, anziché chiudere tutti e due gli occhi come hanno fatto.
E la giostra gira, gira e si torna così al punto esatto da cui siamo partiti…
Paolo Casalini



