In consiglio comunale si parler

 

Molte città italiane si sono già da tempo strutturate per realizzare holding di gestione e controllo delle attività legate alle aziende partecipate. Ultima tra le grandi, la città di Torino. Ma anche Napoli, Lucca, Forlì, Rimini e l’elenco è destinato ad allungarsi.

La cura dimagrante alla ricerca di energici tagli ai costi, passa anche dalle aziende partecipate che gli enti hanno in pancia, con bilanci spesso difficili da digerire.  Dai trasporti alla gestione dei parcheggi, dalle gestioni immobiliari ai centri fieristici, non c’è ambito in cui il pubblico non abbia delle quote societarie.

Ad accelerare un processo già avviato, è arrivata la Legge di Stabilità che ha fissato parametri piuttosto rigidi entro i quali le società pubbliche devono rientrare. La normativa nazionale prevede la soppressione di società che hanno lo stesso oggetto sociale o che svolgono servizi già in capo alle amministrazioni o a loro enti strumentali, giro di vite nei confronti delle aziende su cui gravano ingenti perdite strutturali e infine chiusura o fusioni per tutte quelle partecipate in cui gli amministratori sono in numero superiore ai dipendenti.

Le linee guida, secondo l’ultima finanziaria avrebbero dovuto essere approvate entro il 31 marzo. Ma una consiliatura giunta ormai alla sua ultima seduta, difficilmente potrà deliberare efficacemente, rischiando anzi di vedere qualsiasi decisione ribaltata dopo l’appuntamento elettorale, a cui mancano oggi poco piu’ di sette settimane. E tutto sommato non sarebbe nemmeno giusto. Vista la situazione di travaglio elettorale in cui ci troviamo, non credo sarà difficile ottenere una deroga, garantendo un recupero appena possibile. 

Sarà interessante invece capire come si porranno i candidati davanti a questa nuova sfida, per un principio in ossequio al quale, si stanno muovendo politici e tecnici: quello della razionalizzazione, in particolare sul tema delle società che gestiscono patrimonio immobiliare. Non mancano infatti le criticità, tutte o quasi tecniche, a partire dal come ciò dovrà avvenire.

Passare attraverso la creazione di un unico strumento societario, con un solo cda e una sola testa? O una rete che garantisca autonomia gestionale alle varie aziende, mettendo in comune una serie di servizi (leggi, per esempio, le società di revisione)? In entrambi i casi il sistema dovrebbe giovarsene, soprattutto in termini finanziari.

Certamente una holding di questo livello non potrà essere governata col sistema dei “bolliti” da riciclare lavorativamente, ma dovrà affidarsi a tecnici competenti e professionalmente preparati in tutti i campi sia giuridici che finanziari, che dovranno non solo gestire una holding pubblica, ma garantire e tutelare gli interessi dei cittadini in società miste come Nuove Acque e Seitoscana, entrando a far parte dei rispettivi CDA.

Un profondo rinnovamento nella gestione della cosa pubblica è in arrivo, ed anche se l’argomento pare lontano dai problemi quotidiani di chi si trova a scansare buche o allontanare ubriachi, in realtà nel medio periodo l’influenza che queste decisioni avranno nella vita quotidiana, saranno pesanti e significative.  

Amministrare significa scegliere, ma anche avere la consapevolezza che da queste scelte deriveranno opzioni che condizioneranno la vita della città e dei cittadini nei decenni a venire.   

Paolo Casalini

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