Ho sempre pensato che una pregiudiziale di genere, in un organo politico amministrativo, potrebbe essere fortemente limitante ed alla fin fine riuscire a creare più danni di quanti ne risolve.
Di Piu’: se applicate ad un organo elettivo, le quote rosa sarebbero certamente incostituzionali. Il massimo che al momento si può ottenere parlando di quote, è l’obbligo di assegnare la seconda preferenza di genere.
Il risultato di questa elezione ha però smentito l’efficacia di questa norma, che anzi secondo me, ha ottenuto l’effetto opposto. Nonostante questa fosse per la prima volta applicata ad una elezione comunale, il numero delle donne presenti in consiglio non è mai stato basso come questa volta, rispetto ovviamente solo alle ultime tornate elettorali. Segno che quando si decide di imporre con la legge, una volontà parificatrice, si rischia di ottenere l’effetto opposto a quello desiderato. I cittadini, obbligati ad una scelta di genere, han preferito evidentemente tenersi la libertà, assegnando una sola preferenza! Una scelta reazionaria? Forse. Certamente una scelta che ha deciso di privilegiare fortemente il sentimento comune.
Il sindaco alle prese con gli equilibrismi “dell’ideologia gender”, ha così deciso di risolvere il problema delle quote rosa, scegliendo una assessora della Lega estranea alla città… e per ironia della sorte, quasi una legge del contrappasso dantesco, le ha affidato proprio le pari opportunità, senza le quali mai avrebbe occupato quel ruolo!
Paolo Casalini



