Serata di studio del testo di legge che Benedetto Della Vedova ad altri 250 parlamentari, hanno presentato in parlamento.
In questo progetto lo seguono, tra gli altri Roberto Giachetti (Pd), Luigi Manconi (Pd), Alessandro Di Battista (M5s), Luigi Di Maio (M5s), Giuseppe Civati (Misto), Stefano Fassina (Misto), Arturo Scotto (Sel), Pierpaolo Vargiu (Sc) ed altri 250 parlamentari che aumentano però di ora in ora. Le firme arrivano un po’ da tutti gli schieramenti politici: Pd, M5s, Sel, Misto ma anche Fi e Sc (pochini).
Nessuno al momento dalle file della Lega. Anche perché Matteo Salvini proprio non ci sta: “La cannabis non va legalizzata Meglio piuttosto la legalizzazione della prostituzione perché fino a prova contraria il sesso non fa male, la cannabis sì”.
Della Vedova, intervistato da Repubblica, ha spiegato: “Se in altri tempi sulla legalizzazione della cannabis non ci sarebbe stata partita, oggi si gioca alla pari, perché i tempi ormai sono maturi per una discussione in aula e per una svolta, sono realista e so che il cammino è lungo e difficile e l’esito tutt’altro che scontato, ma la partenza è buona. Un sostegno così ampio e trasversale, parliamo di 250 firme e altre spero se ne aggiungeranno, dà al progetto una possibilità concreta di arrivare in aula. Puntiamo a incardinare una discussione. Alla Camera servono 316 sì, la maggioranza più uno” e “credo che su un tema come questo sia più sano avere una iniziativa parlamentare senza vincolo di maggioranza. Finora hanno firmato tutta Sel, oltre cento parlamentari del M5s, oltre cento del Pd. Ancora pochi del centrodestra ma mi auguro che se ne aggiungano altri”.
Erano presenti alla serata all’arena Eden, Giuseppe Civati e Marco Baldassarre, Claudia Sterzi leader dei movimenti antiproibizionisti. La serata verrà ritrasmessa in differita da Radio Radicale
Baldassarre ha inaugurato la serata presentando le slade che illustravano la nuova proposta di legge. Un filo logico che prende atto dai risultati della relazione della DNA.
La Direzione nazionale antimafia ha certificato il totale fallimento dell’azione repressiva sul contrasto alla diffusione dei derivati dalla cannabis. «Sono aumentati i consumatori, sono aumentati i soldi alle mafie e i processi», osserva il promotore dell’Intergruppo, Benedetto Della Vedova (Misto). Cambiare verso ora «è una misura di civiltà».
L’esperienza portoghese. Intorno al 1995, il numero dei tossicodipendenti in Portogallo era stimato intorno a 100 mila persone, su una popolazione di dieci milioni. L’approccio delle autorità portoghesi era tipicamente repressivo: il possesso e l’uso di droga poteva portare all’arresto e a sentenze carcerarie. Il governo promuoveva spot sulla Tv nazionale che avevano il chiaro fine di spaventare lo spettatore, paragonando la dipendenza alla malattia mentale e mostrandola come una via sicura verso il crimine. Dopo la decriminalizzazione delle droghe il Portogallo ha ottenuto diversi risultati notevoli, anche se in qualche misura controversi. Tra il 2001 e il 2006, l’uso di droga tra i giovani di età tra i 13 e i 18 anni è calato per quasi tutte le sostanze considerate. I dati di una nuova ricerca nazionale riferiti al 2012 hanno dimostrato che il trend è proseguito anche negli anni successivi.
L’uso di sostanze da parte dei portoghesi rimane al di sotto della media europea
Ma più importante è notare che i servizi per il sostegno sanitario legato alle droghe sono migliorati rapidamente in termini di risorse e di persone che vi hanno fatto ricorso. Molte risorse sono state liberate grazie al fatto che meno persone comparivano davanti ai tribunali o venivano incarcerate e i servizi di assistenza sono l’ambito in cui gli effetti positivi dell’approccio portoghese si sono fatti più visibili.
Secondo un sondaggio Ipsos, per l’83% degli italiani le leggi contro la diffusione della droga leggera in Italia sono poco o per nulla efficaci e il 73% pensa che l’Italia potrebbe percorrere lo stesso percorso di alcuni Stati degli Usa che hanno già legalizzato la marijuana. Una strada che potrebbe far bene anche al nostro bilancio pubblico (così il 58%). Il proibizionismo, rincarano la dose i firmatari del ddl, che «sarà depositato a breve», ha «fallito.
La proposta di legge: I maggiorenni potranno detenere una modica quantità di cannabis per uso ricreativo: 15 grammi a casa, 5 grammi fuori casa. Divieto assoluto invece per i minorenni. La marijuana si potrà coltivare a casa (fino a un massimo di 5 piante), ma il raccolto non potrà essere venduto.
Agli over 18 residenti in Italia sarà consentita la coltivazione in forma associata in enti senza fini di lucro (fino a 50 membri). Regole precise anche per quanto riguarda la vendita: previa autorizzazione si potrà coltivarla e lavorarla e la vendita al dettaglio avverrà in negozi dedicati, forniti di licenza dei Monopoli.
Vietate invece importazione ed esportazione. Il progetto di legge consente l’auto-coltivazione per fini terapeutici e saranno più semplici le modalità di consegna, prescrizione e dispensazione dei farmaci a base di cannabis.Rimangono i divieti di fumo nei luoghi pubblici (compresi i parchi) e di guida se in stato di alterazione. I proventi dalla legalizzazione saranno destinati per il 5% al finanziamento dei progetti del Fondo nazionale per la lotta alla droga.
Stizzite reazioni di Giorgia Meloni mentre il capogruppo dei deputati di Area popolare, Maurizio Lupi ha liquidato la proposta: “Per quanto mi riguarda se lo possono scordare”
La proposta – concludono i senatori diversamente utili, Carlo Giovanardi (Ncd) e Maurizio Gasparri (FI) – “avrà come unica conseguenza l’aumento della diffusione della droga e l’incremento dei traffici della criminalità organizzata”.
Paolo Casalini



