Il primato della politica

 

Si è fatto un gran parlare dell’uscita di Scaramelli pronto a incrociare la spada con Ceccarelli pur di fare una stazione in quel di Chiusi.

Consigliere regionale eletto con un plebisicito di voti nella bassa provincia di Siena e già ex sindaco di Chiusi, parlando di AV, ha ribadito che le scelte le fa la politica e non le fanno i tecnici. Una frase abbastanza minacciosa, non nel suo valore assoluto che è indiscutibile, ma in tutto ciò che lascia intravedere, ovvero in quei rapporti che si tessono attraverso quella fitta tela (!) che mirabilmente è stata definita “la terra di mezzo” e in cui i senesi (dobbiamo riconoscergli il primato), non hanno rivali in Toscana e poco anche nel resto d’Italia.

“Se l’assessore Ceccarelli pensa di delegare ai tecnici scelte che condizionano la vita di migliaia di cittadini toscani sbaglia di molto e sopratutto sottovaluta la politica. Non saranno i tecnici a scegliere. Sarà la politica. Ritirarsi dal confronto e tentare una fuga in avanti, evitando di confrontarsi con il Consiglio regionale prima di esternare eventuali ipotesi, è un grave errore di stile e di metodo, prima ancora che politico”.

Il non detto di queste frasi è: ”Vedremo, quando ci misureremo nelle sedi che contano – che purtroppo non sono mai quelle istituzionali (nonostante quello che scrive) – quanto peserai tu caro Ceccarelli e quanto peserò io, con tutto il “groviglio armonioso” al mio seguito, pronto a dare battaglia”.

E’ grazie a queste fitte tele di rapporti che si costruiscono i feudi, le signorie, le contee, in cui imperversano Vassalli, Valvassori e Valvassini: c’è sempre un Don Rodrigo che ha un Innominato pronto ad offrire sostegno e protezione. Ed è sempre grazie a questi rapporti, che purtoppo spesso sovrastano la politica e ne prescindono lo scopo e ne snaturano gli ideali, che si possono costruire autostrade dove non passa nessuno, viadotti a 16 arcate che collegano frazioni in via di abbandono, svincoli per autostrade che non ci sono, stazioni su ferrovie ancora da costruire… aereoporti dove gli aerei non fanno scalo!

E i cittadini alla fine pagano sempre il conto.  

Scrive Ugo Arrigo sulla rivista Strade: “Purtroppo la spesa pubblica per finalità inutili è perfettamente legale, a condizione che sia realizzata con le procedure formali previste dalle norme e dopo aver messo su di essa l’etichetta – del tutto discrezionale, in quanto non ne è richiesta dimostrazione – di ‘interesse pubblico’. Per farlo basta una decisione a maggioranza dell’organismo politico competente: qualsiasi cosa sia in tal modo collocata nell’area dell’interesse pubblico, fossero anche nuove piramidi od opere egualmente faraoniche, diviene automaticamente ‘meritorià e tale da giustificare tutto il prelievo fiscale necessario a finanziarla, extracosti evitabili compresi. Dimostrare che la tale opera valga per i cittadini più dei soldi necessari per realizzarla, vale a dire il giudizio che noi diamo per ogni scelta privata di spesa, non è richiesto. E, non essendo richiesto, è molto probabile, nel nostro paese, che praticamente ogni opera valga di meno. Ma in tal modo il benessere collettivo diminuisce, in effetti, ogni qual volta un’opera pubblica viene realizzata con la motivazione di accrescerlo”.

I luoghi comuni sulle opere pubbliche si sprecano. Quelle stesse opere che dovrebbero rappresentare uno dei motori della ripresa e della crescita, vengono ormai considerate, grazie anche a campagne mediatiche distruttive, un buco nero della finanza nazionale. Il problema è che i cittadini sono ormai talmente abituati agli arresti che seguono ogni realizzazione, che gli stessi media ormai spompati dalle loro stesse campagne, relegano le notizie su questi casi nelle pagine interne o li usano esclusivamente per fare sciacallaggio ai danni di alcuni partiti e a favore di altri.

Il vero problema però, non è la corruzione negli appalti pubblici, ma il costo che il moltiplicatore della corruzione genera nella spesa. Per ogni euro di tangente, ce ne sono almeno 50 (o forse 100) di spesa pubblica inutile. Questa è la vera cloaca che sta inghiottendo la ricchezza nazionale. Scrive sempre Arrigo: Le opere pubbliche sono state oggetto in Italia di molte indagini giudiziarie, finalizzate ad accertare e punire reati di corruzione associati alle medesime. Qual è stato l’esito? L’impressione è che sia stata scoperta solo una quota limitata di tali episodi, punita solo una parte limitata dei casi scoperti e riportato nelle casse pubbliche quasi nulla dei proventi della corruzione e nulla, se non un impercettibile infinitesimo, degli sprechi compiuti. Il problema è che l’ordine di grandezza dello spreco di risorse pubbliche è un multiplo molto elevato dell’entità della corruzione.

Se è vero che le scelte le fa la politica, questa non deve prescindere da valutazioni di merito oggettive. Se è vero che una stazione è presumibilmente un opera meritoria, di cui si possono valutare effetti immediati e ritorni di beneficio concreti per i cittadini, è necessario sapere prima se i tecnici che gestiscono i treni, sono disposti poi a farli fermare questi treni. E i treni si fermeranno, giustamente, se ci sono passeggeri che ne salgono e scendono.

Questa non può essere solo una scelta politica, deve essere una precondizione necessaria.

A cosa è servito aver speso decine di milioni di euro per un aereoporto (Ampugnano) che vedeva passare 7 (sette) passeggeri al giorno? Qualcuno poteva illudersi che Alitalia o anche Rayanair, avrebbero fatto scendere qui i loro aerei? La politica ha scelto, i tecnici, anzi meglio il mercato, ha tirato le sue conclusioni. Nessun politico ha però ha pagato per quello spreco di denari. Alla fine il “groviglio armonioso” ha scaricato tutto o quasi e come al solito, sulla sua banca di riferimento.

I risultati non sono neppure commentabili. 

 

 

Paolo Casalini

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