In funzione di una possibile fusione tra Toscana, Marche ed Umbria, ci si accorge (solo adesso?) che i collegamenti trasversali sono scadenti, malfunzionanti, trascurati ed incompleti. Per 50 anni la Regione Toscana ha privilegiato l’asse Firenze-Costa Tirrenica, per motivi elettorali o di campanile, mentre ha fatto spesso il possibile per ostacolare le direttrici verso Est, che a tutt’oggi sono inesistenti se non esclusivamente limitate a ridosso della Regione Umbria, tanto che lambiscono solo per pura coincidenza morfologica, la Toscana meridionale e per pochi chilometri.
L’unico asse viario esistente, ma ancora da completare, con l’Est della futura macro regione, è il collegamento A1Arezzo, con la E45 (stendiamo un velo sulla baldoria generale di questa via) e la E78.
Oggi di fatto, da Firenze conviene aggirare il blocco appenninico passando da Bologna, oppure avventurarsi nei tornanti del “Muraglione”, oppure nella roulette russa delle superstrade appenniniche, passando per Arezzo, oppure ancora raggiungere Perugia e poi a tratti verso l’Osteria del Gatto (la Volpe la portiamo noi).
Nella galleria della Guinza, dove hanno fatto campeggio tre presidenti di provincia per protesta, per adesso trovano riparo solo le pecore della transumanza.
Nessun collegamento ferroviario diretto (una volta mi pare aver preso un trenino che faceva Falconara – Perugia, ma sembrava di essere nel vecchio West e non sono manco sicuro dei miei ricordi, non vorrei aver sognato!).
Unire la linea del Casentino (con una galleria) alle linee romagnole è stata sempre considerata una eresia. Completare lo snodo di Olmo per congiungerlo a Palazzo del Pero, una risata. Adesso d’improvviso, questo snodo acquista rilevanza e priorità assoluta. Chissà perché!
E’ possibile in queste condizioni, costituire una macro-regione che comprenda Toscana, Umbria e Marche? Il dibattito lo ha aperto il presidente della Regione Enrico Rossi, con una lunga lettere al Corriere Fiorentino, pubblicata dal quotidiano.
Rossi chiede di iniziare a pensare concretamente a questa ipotesi, che chiama “la mia Italia di mezzo”, dopo il referendum confermativo sulla riforma costituzionale del governo Renzi, che dovrà tenersi nel 2016. Il presidente della Toscana parla delle radici comuni, culturali e politiche, delle tre Regioni, e si sofferma sui vantaggi che ritiene potrebbero venire da tale fusione: più peso in Europa e più forza per costruire nuove infrastrutture e fronteggiare interessi costituiti e società come Autostrade o Ferrovie.
Scrive Rossi: “E’ lecito parlare di un’Italia di Mezzo? Toscana, Umbria e Marche possono formare una macroregione? La storia in questo ci dà una mano. Questa regione esiste già in nuce nella storia d’Italia, da molti secoli prima dell’unità e del regionalismo”, scrive Rossi citando grandi personaggi che si sono mossi nelle tre regioni come i pittori Giotto, “migrante dal Mugello ad Assisi sulle orme di San Francesco”, Piero della Francesca, “umanista errante per antonomasia, da San Sepolcro ad Arezzo, Perugia, Urbino, Loreto e Ancona”, e Raffaello “attratto a Firenze dai modelli di Masaccio, Donatello, Leonardo e Michelangelo”, e pensatori politici quali Machiavelli e Baldassare Castiglione. “Terra mediterranea e frontaliera, separata dall’appennino, ma in cerca del Nuovo Mondo col fiorentino Amerigo Vespucci e alla scoperta della Cina col gesuita Matteo Ricci da Macerata”.
Non c’è che dire, i rinascimentali erano assai piu’ moderni di noi!
Tralascio per carità di patria “Toscana” le similitudini politiche, ma poi prosegue: “Il tema della dimensione istituzionale di queste scelte, che in Toscana abbiamo in gran parte compiuto, non è ininfluente. Nessuna regione dell’Italia di Mezzo può da sola ambire a raggiungere la massa critica necessaria. Una macro regione dell’Italia di Mezzo avrebbe con queste scelte ben altro peso in Europa. Essa dovrebbe assumere la dimensione europea come l’unica entro cui collocarsi per pretendere che i territori siano più presenti nelle politiche dell’Unione. Anche verso i grandi gestori nazionali di servizi essenziali allo sviluppo, la macro regione potrebbe contare di più. Autostrade, ferrovie, servizi bancari, investimenti pubblici corrono sempre più il rischio di essere condizionati nelle scelte da regioni più grandi o dalle grandi concentrazioni presenti nel corridoio Nord-Sud dell’Italia”.
E ancora dopo un paio di battute inevitabili sulla tutela del paesaggio: “Bisogna riprendere la lotta per la costruzione dell’infrastruttura fondamentale: il corridoio balcanico. Connettendo Livorno con Ancona. Realizzando l’eterna incompiuta Grosseto-Fano per intrecciare i flussi del grande corridoio Lisbona-Kiev e quindi per tornare a esprimere vocazione mediterranea e transfrontaliera. Dobbiamo ricostruire il perimetro del bene comune. Una nuova intermediazione intelligente. Capace di misurarsi con sfide democratiche e morali. La lotta alle diseguaglianze e alle povertà. Tutto cambia ma restano i valori che sostanziano la linfa della nostra dolce patria civile che, pur estranei alle piccole patrie orgogliosi del nostro essere umbri, marchigiani e toscani, chiamiamo Italia di Mezzo”.
Bene. Se son rose fioriranno!
Paolo Casalini



