GAME OVER

 

 

 

 

 

Nonostante gli sbrodolamenti dei tanti prezzolati giornalisti d’accatto, che scrivono solo perchè riescono a tenere la penna in mano citando il padre della Boschi, la situazione della nostra banca, è ormai arrivata alle strette finali. Non sappiamo se potremo anche domani usare l’aggettivo possessivo riferendesi ad essa. 

è stato deciso che le perdite cadranno, in prima battuta, su azionisti e obbligazionisti subordinati: il valore dei titoli è stato azzerato.

Un passaggio nella nota di Banca d’Italia lascia poco spazio alle interpretazioni: Le perdite accumulate nel tempo da queste banche, valutate con criteri estremamente prudenti, sono state assorbite in prima battuta dagli strumenti di investimento più rischiosi: le azioni e le “obbligazioni subordinate”, queste ultime per loro natura anch’esse esposte al rischio d’impresa. Il ricorso alle azioni e alle obbligazioni subordinate per coprire le perdite è espressamente richiesto come precondizione per la soluzione ordinata delle crisi bancarie dalle norme europee.

Vero che attraverso il recupero dei crediti deteriorati e soprattutto attraverso la vendita delle “good bank” potrà ricostituirsi un attivo patrimoniale e dopo aver restituito i soldi alle banche che lo hanno costituito, se avanzeranno (e crediamo di si) potranno mettere a riparto anche la restituzione dei soldi agli obligazionisti e infine forse anche agli azionisti, ma certamente non saranno tempi brevi. 

La Nuova Banca Etruria potrà continuare ad operare. L’ istituto verrà liberato dai crediti in sofferenza ma aggiungerà il prefisso «nuovo» al proprio nome. Se non fosse chiaro, si tratta di una nuova società, con nuova partita IVA, nuovi strumenti sociali, nuovi statuti, nuovi organi interni. Ma questa è solo la prima fase a cui seguirà nel piu’ breve tempo possibile la vendita al miglior offerente “al fine di massimizzare il prezzo di vendita”. Nasce con queste premesse la «Nuova Banca Etruria».

Il decreto varato in una domenica convulsa, consente di dare continuità all’attività creditizia – e ai rapporti di lavoro – tutelando pienamente i correntisti. Inoltre non prevede alcuna forma di finanziamento o supporto pubblico alle banche in risoluzione o al Fondo nazionale di risoluzione ed esclude «il ricorso al bail in», ovvero al salvataggio delle banche in difficoltà con i fondi di azionisti, obbligazionisti e correntisti sopra i 100.000 euro.

L’operazione è maturata in questi termini dopo un lungo braccio di ferro con l’Unione Europea, che ha sempre visto il ricorso al fondo interbancario per la tutela dei depositi, come una forma di aiuto di Stato.

Con questa formula l’Italia ha incassato il via libera all’operazione che, spiega il commissario Ue Margrethe Verstager, «riduce al minimo l’uso dei fondi pubblici e le distorsioni della concorrenza».

La riflessione che invece nessuno fa, e che invece forse dovrebbe essere la pietra miliare su cui fondare la rinascita del sistema Italia, è porsi la domanda se il sistema bancario, così come è strutturato oggi, ha ancora un futuro.

Come più approfonditamente ci spiega Francesco Checcacci su Arezzo Notizie, mentre nel resto del mondo sta cambiando il metodo di “fare banca”, in Italia immaginiamo ancora le filiali più simili a degli uffici postali che ad una moderna società di servizi. La domanda resta sospesa, ma questo è ciò che veramente conta: se anche a condurre la banca chiamassimo i più onesti amministratori del mondo, questa sarebbe in grado di sopravvivere a se stessa? Oppure c’è un difetto strutturale di fondo nel perpetuare lo stesso criterio di gestione, che alla fine ci condurrà, come un eterno gioco dell’oca, al punto di partenza? Come possiamo pensare che attraverso persone che hanno appreso e vissuto solo in questo sistema e che non conoscono altro che questo, possano arrivare soluzioni che riescano a superarlo e andare oltre? 

Nel banca del futuro, non sarà più l’intermediazione, ovvero la forbice tra interessi attivi e passivi a generare utili, ma i servizi che la banca potrà erogare ai suoi clienti. Stiamo strutturandoci per questo?

Alla fine oggi, presi dalla furia di evitare il peggio, si è scelto il male minore. Ma una cosa appare ogni ora sempre piu’ evidente: Banca Etruria non esiste piu’. Almeno non nella forma che conoscevamo. Cancellato tutto: azionisti, obbligazionisti e rapporti con il territorio.

Venghino siore e siori… la Nuova Banca Etruria è in vendita al miglior offerente… E dico uno e dico due… il signore alza la mano in fondo a destra… aggiudicata!

 

 

Paolo Casalini

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