FDI. Non siamo noi che tradiremo il mandato degli elettori

 

Romani: stamani FDI è stata epulsa dalla maggioranza.  Questo è un fatto senza precedenti: per la prima volta in 70 anni di storia democratica del Consiglio Comunale di Arezzo, un partito politico è stato espulso dalla maggioranza.

A questo punto FDI si sente libera, senza vincoli nei confronti della maggioranza, ma esclusivamente nei confronti dei 1.700 elettori che l’hanno votata e nei confronti dei quali oggi proviamo vergogna. Per questo l’azione del partito sarà di opposizione: vigileremo che la maggioranza faccia quella azione di rinnovamento che insieme ci eravamo ripromessi di portare avanti.

Roberto Severi: Quando FDI si è presentata a Ghinelli, abbiamo immediatamente sostenuto che Francesco Macrì ci avrebbe rappresentati tutti. Non abbiamo chiesto assessori, ne seggiole, né sgabelli, ma solo di essere rappresentati da una persona, per la quale avevamo chiesto un incarico che nessun’altro aveva desiderato.

Francesco Lucacci: I problemi oltre che politici, sono di natura personale. Noi abbiamo chiesto di aderire ad una coalizione che si riconoscesse nel simbolo di Oraghinelli. Se avessimo saputo che avremmo aderito ad Oragamurrini, forse avremmo fatto diverse valutazioni.

Giovanna Carlettini, consigliere con Macrì, ha affermato di “essere orgogliosa di far parte di Fratelli d’Italia e di essere stata eletta in questa lista. Oggi non è stato tradito solo il nostro partito ma i 1.700 elettori che hanno creduto in noi e in questo progetto”.

Macrì e Carlettini hanno quindi confermato che il loro gruppo non fa più parte della maggioranza del Comune di Arezzo.

Francesco Macrì:  Sono dispiaciuto e costernato di quanto accaduto in questi giorni e che oggi ha trovato la sua conclusione nella nostra espulsione dalla maggioranza. Noi siamo un gruppo saldo che ha dato un contribuito determinante alla vittoria di Ghinelli. I nostri temi, quelli della destra, hanno portato i voti di oltre 1.700 cittadini che noi riteniamo oggi traditi. In due settimane abbiamo avuto un solo incontro con il Sindaco e mai abbiamo chiesto poltrone di Governo. Ci eravamo orientati verso la Presidenza del Consiglio nella convinzione che fosse uno strumento importante per riavvicinare i cittadini all’istituzione, tanto più che queste elezioni hanno confermato che non esistono solo centro sinistra e centro destra ma una grande e crescente area di cittadini che non votano. La maggioranza, che inizialmente aveva convenuto sul mio nome, ha poi preferito fare una scelta più comoda e tranquilla. E questo per consentire, tra l’altro, la formazione di una Giunta sulla quale abbiamo forti perplessità. Ciò che piu’ mi dispiace di questa strana vicenda, è che la mia presenza non è mai stata avvertita come un valore aggiunto, come una possibilità in piu’, come una ricchezza da sfruttare. Nessuno mi ha mai chiesto un parere, un consiglio, un opinione: anche io nel fare politica un po’ me la cavo.

Pensavamo fosse amore invece era un calesse: avevamo fatto una coalizione per cambiare veramente la città, e ci ritroviamo adesso, con una assessora che sta a 100 km (vivendo a S, Gimignano ed essendo nata a Pavia), che ha visto Arezzo 3 o 4 volte in vita sua, uno di Montevarchi, che certamente conoscerà meglio i problemi del Valdarno che quelli di Arezzo, una di Caprese Michelangelo e la viceprefetta di Siena. Sulla prima, vorrei dire che se è stata chiamata a questo ruolo per risolvere il problema delle quote rosa, mi sento offeso ed umiliato in nome di tutte le donne di Arezzo, nell’essere stati costretti a chiamare una di fuori per assolvere questo ruolo. Che forse ad Arezzo non abbiamo una donna, capace e preparata a fare l’assessore? O che forse Arezzo non è abbastanza, visto che è solo un capoluogo di provincia con 100mila abitanti?

Ma la viceprefetta di Siena, rappresenta secondo me il massimo del conflitto di interesse tra la politica di contenimento dell’immigrazione, su cui abbiamo fatto una intera campagna elettorale e il ruolo delle prefetture, che hanno invece tutto l’interesse ad assecondare i desiderata del governo centrale sullo stesso tema. Da che parte starà la viceprefetta adesso assessore?

Con questa riflessione si è chiusa la conferenza stampa di FDI. Viste le premesse, viste anche le parole che avevamo sentito sussurrare, forse anche con una punta di delusione. Ma probabilmente la notte ha portato consiglio anche all’irruento Macrì.

La riflessione finale, quella che mi è nata spontanea mentre ascoltavo il fiume di parole della conferenza stampa, è che solo la Lega tutto sommato, ancora non ha ben compreso quale forza gli è stata regalata dall’espulsione di FDI. Quando avranno finito di fare i rivoluzionari al cappuccino e brioche, evitando di esporre bandierine in un aula in cui ogni simbolo non istituzionale è vietato per prassi e regolamento, capiranno forse che con questa mossa (l’espulsione di FDI), Ghinelli ha consegnato loro le palle con facoltà di essere strizzate a volontà.

I consiglieri della Lega infatti, hanno adesso la possibilità di determinare in qualsiasi momento l’esistenza stessa della maggioranza, disponendo del numero esatto che serve a mantenere in vita la giunta. Quando Fanfani fece lo strappo dalla sinistra, sapeva di poter contare su una maggioranza esigua, ridottissima, ma assolutamente controllabile essendo tutta dell’unico partito di governo e guidata da Matteo Bracciali. In una coalizione composita, in cui l’unico alleato certo e con prassi politica maturata negli anni è Forza Italia, perdere il punto di equilibrio garantito da Fratelli d’Italia, restando in balia della Lega Nord, con tutti i suoi mal di pancia, le mezze rivolte interne, la scarsa dimestichezza con la politica, significa legarsi un sasso con una corda al collo e sperare che nessuno passando lo butti in acqua in un momento di sconforto o di nervosismo.

Auguri

Paolo Casalini

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