Mentre nella sala conferenze del Tar del Lazio il capo della vigilanza di Bankitalia, Carmelo Barbagallo, magnificava la sua azione e quella di Bankitalia, agli sportelli delle quattro banche fallite la situazione cominciava a diventare critica.
E’ il day after delle decisioni prese da via Nazionale e a cui il governo non ha saputo opporre alcuna alternativa praticabile.
Anche la Consob appare allarmata, e il presidente Giuseppe Vegas non le manda a dire: “In alcune disposizioni contenute nello schema del decreto legislativo sul bail-in per le banche potrebbe esserci una contraddizione con altre direttive, come quella che impone trasparenza” In particolare Vegas rimprovera che: “C’è il segreto su tutta la procedura tranne la parte relativa ai cambiamenti di proprietà alla cessione di quote. A nostro avviso – ha contestato – sarebbe stato opportuno che i risparmiatori avessero contezza di quali potessero essere in futuro, quando si applicherà la nuova disciplina, le banche eventualmente a rischio in modo da evitare che vi potesse essere una paura generalizzata nei confronti dell’intero sistema bancario, cosa che non è. è chiaro che le banche sono diventate un sistema di impresa – ha proseguito – e come tale con dei rischi. Però dopo la crisi e le misure di rafforzamento patrimoniali prese sono molto inferiori a quelli che sarebbero potuti essere solo 10 anni fa. Il risparmiatore deve essere avvertito che c’è questa possibilità, che c’è questo tipo di rischio che esisteva già una volta ma adesso è stato definito da confini più precisi e questo rappresenta un passo avanti rispetto a prima”.
Barbagallo, il capo della vigilanza del nostro istituto centrale, aveva affermato poco prima che: “Nell’attuale contesto, il ruolo della vigilanza nazionale continua a essere rilevante, non per pianificare o imporre i consolidamenti, ma per valutare se le soluzioni di concentrazione proposte rispondano a criteri di sana e prudente gestione”.
Ma Barbagallo è stato contestato, in questa visione edulcorata della vicenda, dalla stessa Adusbef che scrive insieme a Federconsumatori: “Un piano diabolico ideato da Banca d’Italia, inidonea a garantire i diritti dei risparmiatori, fatto proprio dalle stesse banche socie (Intesa, Unicredit ed Ubi) che hanno anticipato la liquidità al fondo di risoluzione, e che porteranno in perdita 4 miliardi, generando minor gettito per l’erario di 1 miliardo, ma beneficeranno del taglio dell’Ires e con la garanzia della Cassa Depositi e Prestiti”.
“È un piano – scrivono Adusbef e Federconsumatori – approvato a scatola chiusa dal governo, che non ha analizzato chi avrebbe poi pagato il conto delle perdite, cioè azionisti e titolari di bond subordinati che si ritrovano in mano carta straccia nell’ennesimo scandalo di ‘risparmio tradito’”.
“Grazie alla Banca d’Italia –dichiara Adusbef – che ha nascosto la polvere sotto il tappeto e che per questo dovrebbe essere azzerata, arriva la doccia gelata per oltre centomila risparmiatori, con obbligazioni carta straccia per circa 750 milioni di euro (ma i subordinati circolanti sono secondo il Sole24ore, pari a 74 miliardi di euro).
Adusbef e Federconsumatori, che sospettano l’adozione dello stesso schema per altre tre banche traballanti, come Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca e MPS, hanno attivato le proprie consulte legali per offrire assistenza giuridica a risparmiatori disperati che hanno perso tutto, indotti dai cattivi consigli delle stesse banche ad acquistare bond subordinati spacciati per sicuri e non escludono di chiamare in giudizio le responsabilità di Bankitalia e Consob, “la cui tardiva ed omessa vigilanza, ha prodotto l’ennesimo scandalo di risparmio tradito, addossato alle famiglie ed agli incolpevoli utenti dei servizi bancari e finanziari”.
Dopo le dimissioni (rese più anonime dalle vicende che hanno impegnato tutta la stampa finanziaria) del presidente Zonin, che aveva fatto credere a Bankitalia di gestire un istituto di “elevato stending”, la verità è ormai emersa in tutta la sua crudezza: banchieri incapaci hanno devastato le banche in cui soci avevano riposto in loro la fiducia, senza mai pagare di persona, come invece dovrebbe essere, scaricando tutte le perdite delle loro gestioni su vittime innocenti: centomila famiglie italiane.
Intanto chiamare il Governatore Visco a riferire in Parlamento, mi sembrerebbe almeno un atto dovuto, il minimo immaginabile, perchè è chiarissimo a tutti che questa vicenda deve tornare con urgenza nell’alveo della rappresentanza politica del nostro paese. E deve farlo immediatamente!
C’è però un’altra amara riflessione che mi viene in mente stamani: temo che questa data sarà ricordata come un punto di svolta nella storia mobiliare italiana. Non ci vuole molta fantasia ad immaginare che stia per iniziare la grande fuga dalle Banche Popolari (ex o ancora) Cooperative ed il crollo delle quotazioni, potrebbe innescare un meccanismo a cascata sui patrimoni delle stesse banche, di dimensioni ancora difficilmente immaginabili.
In contemporanea seguirà una fuga dalle obbligazioni subordinate (tutti cercheranno di disfarsene), che in Italia ricordo che ammontano a 74 miliardi di euro (fonte Sole24ore, di cui circa 16 nemmeno quotate).
Il conto di questa vicenda ancora deve essere presentato. Ma temo che non tarderà.
Credo che il sistema di vigilanza abbia poco di cui andare fiero.
Paolo Casalini



