Ho inziato fin da liceale ad immaginarmi liberale. In un mondo dove oggi tutti si dichiarano tali, appena 15enne e per quell’epoca decisamente “controcorrente”, mi iscrissi alla gioventu’ del PLI, suscitando una certa perplessità in un democristiano storico come mio padre. Ma fu tutto sommato un po’ anche “colpa” sua: lui antifascista fin da adolescente e poi membro del CNL, mi ha insegnato che il valore più grande da difendere, resta sempre la libertà. Peccato che il PLI contava come il due di briscola e che in fondo in fondo, a quell’epoca, il PLI non era proprio libertario come avevo sperato. Per questo una 15na di anni dopo, ero già radicale.
Oggi che sono ben oltre il “mezzo del cammin di nostra vita”, mi piace pensare che sono fortemente ispirato da Ernesto Rossi, ma mi affascinano molto sia la filosofia economica di Luigi Zingales, che le teorie giuslavoriste di Pietro Ichino, che credo ancora di vedere incarnate nel programma di Matteo Renzi. Questo è il principale motivo per cui ho deciso di non farmi gli affari miei. Sono stanco di sedermi in un angolo con la mia tastiera a scrivere, anzi gridare: “ve l’avevo detto”. Ho deciso di prendermi le mie responsabilità, ed essere parte attiva per fare qualcosa di grande e bello per il mio territorio.
Poiché non si aderisce ad un partito politico solo per tradizione di famiglia, ma perché quel partito dovrebbe rappresentare almeno il 51% del proprio pensiero, quelle che sto per illustrare sono la mie idee di società civile.
Come ho scritto altre volte, i partiti si possono cambiare, le idee sostanzialmente rimangono… soprattutto se sono giuste!
- Lo Stato in cui credo io, è prima di tutto laico, ma pronto a difendere il diritto di ciascuno di credere in ciò che vuole. Questo è l’unico valore “non negoziabile”, che ammetto essere tale.
- Lo Stato in cui credo io, è quello in cui gli individui sono liberi di portare avanti una condotta di vita, nel rispetto delle leggi dello stato, ispirata ai principi dell’autonomia, etica e spirituale. Perché l’uomo nasce libero, non democratico, liberale, socialista, radicale, cristiano, musulmano o taoista.
- Nello stato in cui credo io, ogni tentativo di imporre un impianto legislativo riconducibile a principi filosofici o religiosi, diversi da quelli dell’autonomia del pensiero di ciascuno, è da considerarsi liberticida. Una democrazia che perde di vista il valore della libertà individuale, alla lunga può produrre solo l’anarchismo sociale oppure il ritorno del dispotismo, del capo carismatico a cui delegare le infiacchite coscienze.
- Nello stato in cui credo io, tre cose, e solo quelle, vorrei che fossero offerte degnamente attraverso il denaro dei contribuenti: sicurezza, salute e istruzione.
- Nello stato in cui credo io, lo stato è arbitro imparziale e non giocatore sleale in campo. Non piegherò mai la libertà, al bisogno di egualitarismo economico. Voglio uno stato che aiuti gli ultimi senza macellare i primi.
- Nello stato in cui credo io, ci devono essere regole semplici, chiare e valide per tutti, applicate e garantite da una giustizia rapida.
Ma poiché mi candido a fare il consigliere comunale e non a fare il leader di un partito di massa, quello che conta è la mia idea di municipalità.
- Vorrei una città dove si aiuta prima di tutto chi si impegna per produrre ricchezza e dove si agevola chi rischia in proprio. Per questo vorrei che chi ci amministra sappia pensare in grande, per far diventare grande la nostra città, ma soprattutto non si arrenda alla cinica idea che tanto le cose non cambieranno mai.
- Vorrei una amministrazione leggera, capace di leggere i processi sociali ed economici, poco negoziale, ma attenta ai bisogni che spingono dal basso: degli individui, delle famiglie, delle imprese.
- Vorrei una città che non si accontenta di pochi giorni di turismo per gli eventi importanti, accompagnati da un lungo inverno da reinventare. Perchè continuare a snobbare il turismo sportivo e scolastico ?
- Vorrei una città che non si accontenta di pochi e basilari servizi sociali ma in cui tutti abbiano la possibilità di essere aiutati in situazioni di disagio, con particolare attenzione ai problemi dei bambini e degli anziani, per raggiungere un livello di “vita familiare sostenibile“, perché da ciò si capisce il grado di civiltà di una comunità.
- Vorrei una città che sappia battersi con dignità anche fuori dai confini del campanile, perché la nostra Regione non riesce piu’ a confrontarsi con i territori, ma è divenuta un gigante politico-burocratico, con poca progettazione e molta gestione. Una città che non abbia neppure paura a confrontarsi con lo schema di potere granducale, che decide le sorti della sanità regionale senza ascoltare seriamente né i sindaci, né i professionisti, né gli operatori del settore, né i cittadini, che sono i destinatari finali di questi preziosi servizi.
- Vorrei una città attentissima ai servizi pubblici resi dalle multiutility in regime di monopolio: è il pubblico che deve programmare e controllare; è il pubblico che deve capire come si formano costi e tariffe: perché di lì passa un quota di tassazione implicita, che incide sulla vita di tutti i cittadini. Vorrei una amministrazione che guida e non subisce le scelte. Che conosce la destinazione di ogni centesimo che esce dalle tasche dei cittadini, perchè ciasun singolo centesimo versato, è prezioso per chi lo versa, spesso frutto di rinunce e sacrifici e non può essere sprecato.
- Vorrei una città che abbia il coraggio di rimettere in equilibrio i rapporti con le aziende controllate o partecipate, perché non è nemmeno pensabile che queste abbiano competenze superiori a quelle delle istituzioni, a tal punto che sono ormai in grado di influire sulla politiche del territorio, quando dovrebbero esserne solo le mere esecutrici.
- Vorrei una città dove la Politica torna al centro dell’azione amministrativa. La politica “quella alta”, che passa attraverso le scelte che riguardano la sanità e la sua direzione, i trasporti e l’importanza che rivestono per Arezzo, il consumo di suolo, i servizi, la formazione, l’istruzione, l’innovazione tecnologica, i diritti esigibili.
E se dovessi essere eletto, cosa ne sarà di Informarezzo?
Poiché non credo che un giornalista riesca sempre ad essere obiettivo, ma abbia sempre in cuor suo una idea attraverso cui analizzare e interpretare i fatti, la linea editoriale di Informarezzo non si è mai identificata con il suo direttore. La testata ha sempre dato invece spazio al pensiero di tutti, anche a volte andando un po’ fuori tema, pur di garantire pluralità di vedute, sottoponendosi alle critiche che venivano mosse senza mai censurare, ma sempre replicando.
In questa testata, solo gli editoriali si son fatti portatori di un pensiero, ma permettendo a tutti di farne critica o di pubblicare con pari dignità eventuali repliche: abbiamo cercato di garantire sempre la piu’ ampia pluralità di vedute. Possiamo ben dire che la linea editoriale di questo blog, è stata quella di aiutare il dibattito: piu’ era intenso e civile, piu’ era il benvenuto.
Per questo motivo sarà assai facile mantenere un simile schema qualunque cosa accada.
Al massimo dunque, ci sarà qualche collaboratore in piu’ che aiuterà a pubblicare le notizie. Io spero di poter continuare a scrivere, utilizzando questo spazio per spiegare, approfondendo ancor di piu’ ciò che avviene nel palazzo. Vorrei che Informarezzo diventasse un giorno il “trionfo” della trasparenza amministrativa e un “pensatoio” per chi vi si confronterà.
Conclusioni.
Nel mio programma di consigliere, non sono sceso volutamente nei particolari della gestione, perché sono sinceramente esausto di leggere sempre le solite filastrocche: che la città fa schifo, che ci sono le buche nelle strade, che i barboni dormono nelle panchine e in G. Monaco ci sono gli ubriaconi che bevono. Non mi candido nè a fare il vigilantes, nè a fare lo stradino.
Amo la mia città come se fosse la mia famiglia: il parco giochi di una infanzia fantastica. Sussulto di trepidazione quando la vedo in Tv. Conosco ogni pietra, ogni spigolo, ogni stradina, ogni balcone ed ogni portone: odori e rumori che portano con sè il dolce ricordo degli anni più belli: il primo amore e il primo bacio, ma in cui anche il ramo di un albero spezzato, apre prospettive nuove.
La mia città è stata la mia vita e la difenderei al prezzo della mia. Ma per risolvere i suoi problemi, serve prima di tutto una azione amministrativa forte, che abbia obiettivi chiari da raggiungere e sappia trovare le risorse per realizzarli. Stabilite le priorità, come una locomotiva che corre, anche tutti i vagoni troveranno il loro percorso.
Paolo Casalini
P.S. Se qualcuno vota PD e non sa a chi dare la preferenza, sarò grato se vorrà darla al sottoscritto, ma anche se vorrà consigliare altri a farlo…
Paolo Casalini



