Comunisti e Destra Sociale, gemellati in comitati sulla sanit

 

Gori: Non siamo nazionalisti, ma francamente disprezziamo i “vendipatria” che ci governano.

Dovremo aspettarci l’abbraccio finale dei comunisti aretini con Salvini e la Meloni?  Tanto potrà il desiderio di mostrare al mondo e agli aretini che ancora esistono? Scrive ancora Gori: “A tal proposito, ovvero la nostra proposta sulla casa, uno sciocco talebano (Marco Paolucci ndr) ci ha definiti nazionalcomunisti”.

Grande programma di spesa invece, quello che ci offrono: far tornare all’interno degli enti pubblici tutti i servizi a cui aggiungere magari, un bell’esproprio proletario dell’area Lebole, la cui riconversione in commerciale/residenziale proprio non va giu’ al Partito della falce e martello in corsa alle Comunali ad Arezzo, che coglie per il solo fatto di esservi, un risultato qualificante per la sinistra.  “La sinistra che può identificarsi solo nella Falce e Martello. Il simbolo di una tradizione popolare camuffata in una girandola di alias, in continua mutazione”.

Non stupisca invece la dura levata di scudi contro la proposta di sottrarre la cultura al potere politico. L’obiettivo primario del vecchio comunismo è da sempre il potere, che non può non accompagnarsi all’egemonia culturale e mediatica tenacemente perseguite, anche a prezzo della manipolazione delle coscienze e dello scardinamento dei principi etici e morali, in una convinta pretesa messianica di giustizia sociale e di progresso. Tutti i grandi regimi del XX secolo hanno perseguito con tenacia questi obiettivi, dal nostrano Minculpop al Ministero della Propaganda di Goebbels.

E’ questo il mito del potere per il potere. La normale evoluzione di un male storico e devastante della sinistra che si è concretizzato massimamente nello stalinismo: la convinzione che il problema principale della politica non stia nel modo, nei fini, nei mezzi e nei programmi con i quali si governa, ma, semplicemente, sul “chi” governa. Non è importante cosa fa il potere, importante anzitutto è “chi” è il potere. Diversamente non si comprenderebbe come i pochi fedeli rimasti all’ideologia, si ostinino a difendere con determinazione Putin (ormai schierato a destra) in funzione nostalgica e antioccidentale o la Corea del Nord.

Solo a questo in ultima analisi, è votata la lotta di classe, la lotta delle idee e dei principi: alla presa del potere. E la presa del potere, di per sè è la vittoria: chiunque metta in discussione questa vittoria, quindi questo potere, è un nemico da combattere.

Dasvidania compagno Ennio. Ho da darti una brutta notizia… 

 

Paolo Casalini

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