Come già altre volte in questa lunga e grigia campagna elettorale, mi ero rassegnato a guardare con sommo sacrificio l’ennesima discussione sul nulla, condita da un po’ di populismo spicciolo. Invece stasera la formula prodotta da Luigi Alberti, il conduttore di Caffè Bollente a Teletruria, mi ha appassionato come raramente mi era successo. L’inserimento in sala dei due consiglieri regionali, espressione entrambi della provincia
di Arezzo, ha allargato ed alzato enormemente il livello del dibattito. La presenza di tre giornalisti di supporto, di testate cartacee in veste di opinionisti, ha completato il quadro.
Nella prima parte della trasmissione, l’unica critica che forse potrei muovere, è il tempo eccessivo dedicato ai problemi della sanità. Non si capisce bene infatti come il sindaco di Arezzo, ma anche di Firenze, Livorno o Gello Biscardo, potrebbero intervenire sulle determinazioni regionali e sulla giunta Rossi, che nel bene o nel male, è stata riconfermata dai cittadini con una maggioranza tra le piu’ alte d’Italia. Poi potremo anche passare le giornate a strapparci capelli e a battere i piedi per terra: questa è la democrazia, prendiamone atto. Se qualcuno accusa Bracciali di aver cavalcato in senso elettorale l’annuncio del governatore, che fissa ad Arezzo la sede della mega ASL Sud Est, può solo prendersela con se stesso: aver caricato eccessivamente il problema della sua dipartita, giocando di sponda per fini opposti ed accentuandone l’aspetto destabilizzante, è diventato adesso un boomerang ed anche piuttosto doloroso.
Nella seconda parte, un po’ di colpi di fioretto intorno al nulla. Il primo sulla sicurezza, argomento di cui sappiamo bene che il sindaco (destra o sinistra cambia poco) serve piu’ che altro per fare il capro espiatorio di poteri che non ha e poi incrociando le spade ed esibendo le migliori opere fatte dalla propria amministrazione (da bambini facevamo a gara a chi la faceva piu’ lontano). In ultimo l’argomento è caduto su Banca Etruria. Ottimo Ghinelli, che ha evitato di cadere nella demagogia spicciola, riesumando scioccamente il nome di Boschi padre, ma sottolineando invece i conflitti di interesse presenti nell’ultimo CDA. Di fatto però BE ha agito sempre in modo autonomo ed è oggi assolutamente sciocco cercare di addossare alla controparte politica, responsabilità che in realtà vengono da molto lontano. Casomai alla politica bisognerebbe rimproverare solo di essere stata drammaticamente assente, almeno sotto forma di vigilanza attiva. Ma anche su questo ci sarebbe da meditare: dove c’è stata maggior presenza, i risultati sono stati anche peggiori…
Splendido salvataggio in calcio d’angolo da parte di Ghinelli invece, ad una domanda insidiosissima. Quella relativa ai sei milioni di euro che la città di Arezzo (salvo sentenza di ricorso che speriamo ne ridurrà almeno in parte l’importo) dovrà pagare per una delibera per un bando di gara del 2004 (relativa alla privatizzazione di AISA e finalizzata al raddoppio dell’inceneritore, che avrebbe dovuto diventare da 160.000 tonnellate). La delibera era sbagliata nella forma e nella sostanza (nulla ab origine, come da sentenza del Consiglio di Stato), ma di cui l’incolpevole vincitore (STA Spa) reclama adesso il mancato guadagno, pari a circa appunto 6 milioni di euro. Difficile capire perché la Corte dei Conti, vista l’enormità del danno cagionato e che dovrà essere pagato dagli aretini, non abbia mai promosso un’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori dell’epoca (tra gli altri: Ghinelli era assessore e Gamurrini vice presidente di Aisa).
Sui futuri amministratori di Arezzo, Ghinelli ha dichiarato la volontà di una giunta fortemente tecnica, al contrario di Bracciali, che intende invece ridurre i tecnici al minimo, ed utilizzare invece una squadra di politici con forte attenzione (entro i limiti del possibile) al rinnovamento.
Paolo Casalini



