Banca Etruria: dobbiamo cercare soluzioni e non limitarsi ai piagnistei

 

Da piu’ parti si invoca la possibilità di cambiare il decreto legge che spacchetta la BPE, salvando almeno gli obbligazionisti anche se proprietari di obbligazioni subordinate.

Contemporaneamente si grida allo scandalo per l’uso di denaro pubblico per salvare la parte residuale della medesima banca.

Entrambe le richieste sono solo frutto di poca conoscenza.

E’ difficile, se non impossibile, cambiare anche solo una virgola di un decreto che è il risultato di un lungo braccio di ferro con Bruxelles.

Ma prima di andare avanti, cerchiamo di sgombrare il campo agli sbrodolamenti mediatici, di cui siamo inondati dai campioni della dinsformazione. 

Titolo: “È una vergogna, hanno salvato i banchieri!”

No. I vertici delle banche oggetto del decreto sono stati tutti rimossi. Non è chiaro invece chi si deciderà finalmente a fare una azione di responsabilità contro quelli passati. Tutti urlano, ma nessuno sale le scale del tribunale. Tenendo presente però che la prescrizione è 5 anni, i responsabili forse, l’hanno già fatta franca. Sugli ultimi amministratori (e anche sui penultimi) non saprei che dire: a loro è rimasto il cerino in mano. Ma chiamare a responsabilità una brava donna come l’Anna Lapini, il notaio Cirianni, ed altre personalità aretine, non ultimo il Boschi padre, che è rimasto in quel consiglio per gli ultimi 3 anni ed anche meno, considerandoli responsabili alla memoria, mi pare una vigliaccata. Per combattere il PD di Renzi, ci vuole la politica, non le scorciatoie ribaldesche o le calunnie un tanto al chilo. 

Titolo: “È una vergogna, hanno salvato le banche!”

Dire che hanno salvato le banche è una menzogna. Hanno salvato i correntisti. L’ alternativa era il bail-in, ovvero il rastrellamento dei conti e la possibilità che questo si spingesse sino ai depositi anche con meno di 100.000. E non è solo un problema dei risparmiatori. Le imprese senza più liquidità, sarebbero saltate tutte come birilli

Titolo: “Solo gli azionisti pagheranno”

In un crack i primi a rimetterci sono i padroni. E  i padroni sono gli azionisti. Questo concetto, non può neppure essere messo in discussione.  Gli obbligazionisti subordinati hanno titoli equiparabili alle azioni e per questo hanno un rendimento piu’ elevato, ma subiranno il bail-in attraverso decurtazione del valore dei loro bond. Purtoppo molti di loro sono piccoli risparmiatori, che nulla sapevano del concetto di subordinato bancario, e che magari hanno comprato queste obbligazioni su “suggerimento” delle banche stesse. 

Titolo: “La colpa è della UE”

Il sistema bancario italiano negli ultimi anni ha visto deteriorarsi i suoi crediti. Ciò avrebbe richiesto interventi drastici e drammatici, sul tipo di quelli che la Spagna ha adottato per le proprie banche, richiedendo oltre 40 miliardi di prestiti europei. Ma non lo si è voluto fare, quando era il momento di farlo (2010 – 2012), rifiutando sdegnosamente anche l’intervento del FMI, ed ora abbiamo nodi che giungono tardivamente al pettine.

è difficile oggi separare le situazioni di credito facile, quello erogato agli amici degli amici, dalle conseguenze di una crisi che ha colpito duramente.

Ma ricordiamoci che molte banche che sono state salvate in Europa con denari pubblici, erano per gran parte del loro capitale, di proprietà pubblica. Se l’azionista è lo stato, a pagare i debiti sarà ovviamente lo stato. Ma se il capitale è privato, stante le regole attuali, è quasi impossibile che siano i soldi dei contribuenti a salvare il capitale.

Io però continuo a pensare (e sperare) che ci siano altre possibilità.

Esempio: le obbligazioni non sono state cancellate, eliminate o bruciate: continuano a fare riferimento alla bad bank. E’ scritto infatti nel decreto che:” Si è costituita una “banca cattiva” (bad bank), priva di licenza bancaria nonostante il nome, in cui sono stati concentrati i prestiti in sofferenza che residuano una volta fatte assorbire le perdite dalle azioni e dalle obbligazioni subordinate e, per la parte eccedente, da un apporto del Fondo di Risoluzione. Quest’ultimo fornisce alla banca cattiva anche la necessaria dotazione di capitale. Tali prestiti in sofferenza, sono stati svalutati (molto, molto prudentemente), a 1,5 miliardi, dall’originario valore di 8,5 miliardi (oserei dire che la svalutazione è veramente eccessiva). Questi saranno venduti a specialisti nel recupero crediti o gestiti direttamente per recuperarli al meglio. Per semplicità viene costituita un’unica banca cattiva che raccoglie le sofferenze di tutte e quattro le banche originarie”.

Su questa bad bank, sono confluiti infatti, anche 140 milioni di soldi freschi, tramite prestito e che dovranno essere restituiti.

Prima riflessione: con la definizione di obbligazioni subordinate ci si riferisce ai titoli il cui rimborso nel caso di liquidazione o fallimento dell’emittente avviene successivamente a quello dei creditori ordinari, comprese le normali obbligazioni definite senior. “Sucessivamente” non significa “mai”.
Le obbligazioni subordinate si distinguono, infatti, dalle altre obbligazioni non in base al tipo di tasso, ma per la tipologia di rischio.
Si tratta di titoli con rischio più elevato rispetto a quello delle obbligazioni ordinarie e pertanto sono caratterizzate da un maggior rendimento.
Il motivo principale va ricercato nel fatto che questi bond non sono considerati strumenti di debito tradizionali ma vengono trattati alla stregua del capitale e rappresentano spesso un’alternativa al più costoso collocamento di azioni.

Seconda riflessione: nella cosiddetta Bad Bank, a fronte di queste sofferenze patrimoniali, ci sono ancora immobili civili e industriali, garanzie di varia natura, recuperi da azioni di responsabilità ecc ecc. In questa specie di fogna, sono stati girati 8,5 miliardi di crediti, declassati a 1,5, ma se gestiti bene, e venduti con accortezza, sarebbero ancora in grado di rifondere, almeno in parte consistente, prima gli obbligazionisti (728 milioni di euro è il credito), e poi se avanza anche gli azionisti (al valore dell’ultima quotazione). Questo deve essere il nostro obiettivo!

E’ chiedere troppo di tenere gli occhi ben aperti (una volta tanto) su quello che succede li dentro, prima che sparisca tutto in mano ai soliti noti?

E’ chiedere troppo di fare fronte comune per nominare dei probiviri che possano interfacciarsi coi liquidatori di questa montagna di denaro, che aspetta solo di tornare liquido?

Intanto sappiamo che per quattro emissioni di obbligazioni subordinate, i risparmiatori non hanno perso nulla perchè sono rimaste nel passivo della nuova Banca. Ciò significa che saranno liquidate a scadenza.

 

Paolo Casalini

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