Banca Etruria. Alla ricerca delle responsabilit

 

 

Scrive oggi Repubblica: La questione è delicatissima, la ricerca delle responsabilità potrebbe puntare molto in alto.

I 100 milioni di bond del 2013 sono stati emessi quando Banca Etruria era sottoposta ad un severissima e straordinaria ispezione di Bankitalia, che ha portato a sanzionare i vertici, è all’origine delle inchieste penali e che avrebbe dovuto consigliare a Via Nazionale di bloccare le emissioni. O almeno di controllare che non venissero collocate ad una clientela priva del profilo di rischio adeguato per poterle comprare. «I sub bond vanno negoziati solo ad investitori istituzionali o profilati, di una vendita retail di massa come questa, in Italia non si ha memoria», spiega un banchiere. «Sono stati usati come sostitutivi del deposito sul conto corrente, quando invece sono molto più rischiosi».

Credo che Repubblica abbia centrato il cuore delle responsabilità. La vendita su larga scala di questi strumenti, senza rendere sufficientemente edotti gli investitori, avvenuta DURANTE L’ISPEZIONE DI BANKITALIA apre scenari su cui non è possibile sorvolare. Ne i controllori possono far finta di non sapere. 

Scrive Zingales: “Se vogliamo che dei risparmiatori non sofisticati investano i loro risparmi nel mercato finanziario dobbiamo garantire loro delle protezioni. Altrimenti investono solo nel mattone, per mancanza di fiducia in qualsiasi altro strumento.

Queste protezioni non devono (né possono) essere delle garanzie di non perdere i soldi. Devono però impedire che venditori senza scrupoli approfittino della mancanza di sofisticazione dei compratori, come presumibilmente è il caso della 88enne [a cui hanno investito tutto in obbligazioni subordinate]. La Mifid (Markets in Financial Instruments Directive) ha questo scopo. Ma evidentemente non funziona. Ma anche senza evocare nuove leggi, un bancario non può vendere come prive di rischio delle obbligazioni subordinate”.

La responsabilità non è però solo del funzionario. Se non c’erano adeguati meccanismi di controllo, la responsabilità è dei vertici della banca stessa, che non si erano premuniti per evitare questa possibilità. Ma la responsabilità è soprattutto delle autorità di vigilanza (Consob e Banca d’Italia), che in nome della stabilità del sistema bancario hanno sempre chiuso un occhio di fronte al collocamento presso la clientela di obbligazioni della stessa banca. Il conflitto di interesse è palese. Cosa hanno fatto la Banca d’Italia e la Consob per limitare il rischio di abusi?

Intanto – prosegue Repubblica – la Nuova Banca è costretta ad assistere impotente alla fuga degli obbligazionisti ordinari, che sono impauriti, sfiduciati, arrabbiati. Ogni giorno aumenta il numero dei clienti che vanno nelle filiali di Banca Etruria a ritirare i titoli, un po’ meno quelli che chiudono il conto corrente. Una beffa per la Nuova Banca Etruria, nata dalle ceneri della vecchia come un gioiellino ripulito dalle negatività, 442 milioni di capitale sociale e 700 milioni di liquidità, Tier 1 al 10%, 6,1 milioni di attivo, e che per questo si sente di garantire le obbligazioni ordinario – di per sè già strumento sicuro – più e meglio di altre banche. Ma il colpo d’immagine è stato terribile. E rischia di piombare la risalita della Nuova Banca, vanificando il sacrificio imposto a tanti risparmiatori e al sistema bancario che ha finanziato la resurrezione.

Il rischio di questa vicenda è ancora tutto da valutare. Gli effetti sul mercato ancora devono arrivare e avranno secondo me costi enormi, decuplicati rispetto al buco dell’operazione B.Etruria. Gli USA hanno piu’ volte fatto capire, in relazione al fallimento Lehman Brothers,  che potendo tornare indietro, farebbero scelte assolutamente diverse. Ma le esperienze servono ad apprendere.  Se il panico si sparge tra gli investitori/risparmiatori  i contraccolpi saranno drammatici. In Italia oggi circolano 74 miliardi di euro di obbligazioni subordinate. Da ora in avanti saranno come il jack quando si gioca all’omo nero!

Credo che il vero costo sociale, sarà pagato in termini di fiducia nel sistema bancario. Forse all’Italia e alle sue banche un doccia fredda ci voleva, ma certamente la sfiducia non giova alla crescita. Se il compito di Bankitalia è di risolvere le crisi bancarie, quello della politica è di gestire le soluzioni all’interno del sistema paese.

La prima vede i suoi limiti, la seconda deve vedere più lontano. E questo ahinoi, non è certamente una preoccupazione della BCE

Paolo Casalini

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