5 laps to go. N.6: Degrado, turismo, sicurezza ed altro

Se dovrò inventarmi un nuovo lavoro, farò una agenzia per campagne elettorali.

Sia che l’amministrazione uscente sia stata di destra che di sinistra (per usare due termini a caso, la posizione è irrilevante), l’opposizione che tenterà la scalata utilizzerà esattamente gli stessi temi. Fino a casi limite, (ma scivolati nel ridicolo), di plagi delle campagne elettorali precedenti, con ruoli scambiati.

Signori: un po’ di serietà!

La sequenza segue sempre la stessa logica: prima le buche nelle strade (si trova sempre un vicolo con fondo sconnesso nonostante da 70 anni o forse piu’, le amministrazioni di qualunque colore, asfaltino le strade nei 3 mesi prima delle elezioni), poi si alzerà il tiro e si passerà al degrado in senso generale, agli erboloni fotografati al quinto giorno di pioggia, ai giovinastri che orinano un po’ ubriachi, agli extracomunitari che bivaccano in centro, ai clochards che dormono ai giardini o negli androni e poi su su, alzando i toni, che piano piano divengono urlati. Per concludere con un bel…” E il sindaco? Il sindaco che fa ? Nientee sora marchesa!”. D’altra parte qualunqe colore abbia l’amministrazione, il finale di consiliatura avrà sempre la sequenza delle inaugurazioni. Comprensibile che il lavoro fatto, vada a conclusione con la bella mostra delle opere, ma è vero che a volte di qualcuna, se ne potrebbe anche fare a meno. 

Dalle scritte degli sciocchi sui muri della fortezza, all’abbandono indiscriminato di rifiuti ingombranti nelle vie di periferia, tutto è degrado, tutto fa degrado. Al livello comunale, primo anello tra la politica e i cittadini, si guarda per ogni problema: dal riscatto economico delle città, al sostegno alle fasce piu’ disagiate della popolazione, dalla gestione della prima infanzia agli sfrattati e morosi che dormono nelle auto. Dalla manutenzione ordinaria della città “lieve”, alla mancanza di sicurezza percepita o reale che sia. Dallo sport e dalle attività per i giovani, alla gestione del personale (tanto personale), eredità dei tempi in cui il denaro pubblico sembrava un pozzo senza fondo a cui si poteva attingere a piene mani (e a pieni voti). Alle amministrazioni invece, restano pochissimi, spuntati e inutili strumenti, per agire su problemi gravi e sempre meno soldi disponibili. 

Chi sia il sindaco, è assolutamente indifferente: potrebbe essere un caporale dei parà, sarà sempre la stessa frittata. Ho trovato questo tipo di campagna elettorale, in riviste della seconda metà dell’800! Signori, vi prego, aggiungete un po’ di fantasia!

Prometto, anzi giuro, che se farò detta agenzia per le campagne elettorali, troverò temi piu’ originali e almeno un po’ personalizzati. Utilizzare le stesse foto o le stesse tecniche di comunicazione esplicative del degrado, da Licata a Vipiteno, lasciatemelo dire, è poco professionale.   

Al secondo punto, sempre in tutte le campagne elettorali, c’è il turismo. Per non farci mancare nulla, ho trovato richiami al mancato sviluppo del turismo, in un paesone sorto attorno ad un polo industriale. Che forse avrebbero voluto parlare di modernariato ?

Sempre nella stessa identica sequenza, arriverà come un orologio svizzero il tema della sicurezza. D’altra parte l’accresciuta quantità di informazioni sui fatti che giornalmente avvengono sul territorio, ci consegna una sgradevolissima sensazione di insicurezza.

I toni, spesso apocalittici, con cui si descrivono banali furti di tv e pc, ci restituiscono la sensazione di vivere un epoca di delinquenza dilagante. Sensazione dilatata dalla gran cassa di quelle forze politiche, che ad ogni avvicinarsi di una campagna elettorale, soffiano sul fuoco della paura per riportare qualche manciata i voti in piu’, anche se invocare l’ordine e la disciplina, come panacea alla sensazione di insicurezza percepita dai cittadini (o fatta percepire), spalanca le porte con facilità ai manganellatori di professione.

Dato che la struttura democratica del nostro paese, non prevede alcuna possibile interferenza tra i ruoli della politica locale e la gestione della pubblica sicurezza, poche sono le carte rimaste da giocare ai sindaci. La Corte Costituzionale, con due sentenze storiche, ha negato con forza che ai sindaci sia delegata questa funzione. E’ contrario alla nostra carta e al nostro ordinamento. Per questo è stato cancellato il potere di ordinanza (un po’ anche per l’uso strampalato che ne era stato fatto, ma non solo), relegandolo solo a casi di urgenza reale (quando cioè ogni altro potere dello stato non può agire).

Sulla sicurezza invece, solo i soliti colloqui interforze per stimolare l’utilizzo delle parole piu’ in voga: “Azioni sinergiche per una politica integrata”. Finito il tavolo di concertazione, tutti a casa dopo un bel comunicato stampa congiunto. Considerando che alle forze dell’ordine mancano anche i mezzi e addirittura la benzina, piu’ di questo è difficile chiedere.

In un momento di così scarsa fiducia nei partiti, non manca invece chi tenta di cavalcarne l’onda elettorale scadendo però nella mera autocelebrazione. Poiché inizia a porsi per tutti, il problema di come scuotere l’atonia dell’opinione pubblica chiamata a esprimere un giudizio nelle urne, si cerca di giocare d’anticipo, ma basta googlare “campagna elettorale” e una delle parole chiave indicate (degrado, turismo, sicurezza o quello che vi colpisce di piu’) e vi si aprirà un mondo … conosciuto. Anzi conosciutissimo!  

D’altra parte, affrontare temi specifici, significa studiare (e per molto tempo) lo sviluppo amministrativo di una città e non è certo possibile improvvisare “travagliate” negli ultimi tre mesi. Ho visto cartelloni di protesta, zeppi di scemenze! Diamine, chiamatemi: qualche suggerimento sulle cose da contestare ve lo do io. Lo prometto. Meglio una contestazione mirata bene ed onesta, che un minestrone di accuse pisciando fuori dal vaso! Contestare solo per il gusto di farlo, fa sorridere il contestato… ma non solo lui!

Uno degli illustri visitatori di questi giorni, ha commesso un passo falso dialettico madornale. Da alzarsi e mettersi ad urlare. Nessuno dei grandi critici presenti ha colto la gravità della affermazione, se non con una genericità quasi offensiva. Se fosse stato presente il caro (per me) avvocato Domenico Nucci, avrebbe avuto un travaso di bile.

Peccato che nessuno se ne sia accorto! 

Paolo Casalini

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