Magari dovremo fare in modo che le rinunce tocchino un po’ tutti e non sempre e non solo la nostra città. Ma la strada è tracciata. Se non asciugheremo ancora l’enorme burocrazia che ci attanaglia, “affamando la bestia”, non risorgeremo mai piu’.
Rileggendo la relazione del commissario Cottarelli pubblicata stamani per stralci dal Corrierone, appare il disegno di una gigantesca piovra, “appolipata” alla parte piu’ vitale del paese a cui sta succhiando risorse ed energie. Come un enorme parassita sociale, alla fine ne determinerà la morte.
Diamo i numeri: alla fine del 2012 le sole sedi territoriali dei ministeri erano 5.700 a cui aggiungere 3.900 uffici di enti vigilati dai ministeri. Per un totale di 9.600: una ogni 6.250 italiani (dal computo sono escluse però le migliaia di caserme della polizia e le stazioni e i comandi dei carabinieri). In Italia abbiamo 34 mila uffici che gestiscono ogni anno un milione 200 mila procedure: ciascun bando costa da 50 mila a 500 mila euro. Solo costo della procedura, ante inizio lavori!
Il ministero dell’Economia ha 103 commissioni tributarie, 102 comandi della Guardia di Finanza, 97 uffici dell’Agenzia delle Entrate, 93 Ragionerie territoriali dello Stato, 83 uffici delle Dogane. La Giustizia oltre i tribunali, ha 109 archivi notarili. Il Lavoro, 109 direzioni. L’Istruzione, 104 uffici scolastici e 108 sedi del Consiglio nazionale delle ricerche. L’Interno, 106 prefetture e 103 Questure.
Il Corpo forestale dello Stato, vigilato dall’Agricoltura, ha 98 comandi locali. Il ministero dei Beni culturali (aveva) 120 soprintendenze e archivi di Stato. Lo Sviluppo economico vigila sulle 105 Camere di commercio, che a loro volta hanno 103 Camere di conciliazione.
Abbiamo cinque forze di polizia, che occupano 320 mila persone: con un rapporto fra agenti in servizio e abitanti superiore a quasi tutti i Paesi europei, ma con un costo in amministrazione e burocrazia e duplicazione di servizi incalcolabile, per una spesa che nel 2014 ha toccato 21 miliardi.
Cinque amministrazioni diverse, cinque burocrazie differenti, cinque gestioni indipendenti per acquisti, forniture, divise, manutenzioni. Cinque apparati, che stampano e diffondono cinque pubblicazioni… A questo aggiungiamo 8.000 aziende partecipate, ciascuna con consigli di amministrazione, collegio dei sindaci revisori, amministratori e presidenti del consiglio di amministrazione, dirigenti, funzionari e impiegati. Una spesa pubblica fuori controllo (che durante gli anni del governo Berlusconi è raddoppiata), per mantenere la quale, ci stiamo spremendo fino alla morte economica. Per garantire la continuazione operativa della sola Alitalia ormai quasi fallita e pur di non cedere le quote ad Air France e rinunciare alla centralità di Malpensa (tanto caro alla Lega), abbiamo speso altri 7,4 miliardi di euro. Centinaia di volte quello che ci è costato Mare Nostrum, che pare responsabile di tutti i nostri mali. Alla faccia della miseria!
Cari cittadini rassegniamoci. La burocrazia in Italia dovrà essere affrontata col macete, non certo a colpi di temperino! Questo significa che dovremo vedere cancellati sedi, direzioni ,territoriali, prefetture inutili, uffici distaccati, duplicazioni assurde (il PRA in primis). Avremo qualche servizio in meno, ma tante risorse in più.
Paolo Casalini



