Mentre il Senato le cancella dalla Costituzione, la Camera gli trasferisce altro potere e… altri soldi.
A settembre l’esecutivo emanerà un provvedimento per specificare le competenze amministrative che lo Stato dovrà trasferire alle Province, che otterranno anche alcune funzioni delle Regioni. Ma in forme e misure diverse: alcune di più, altre di meno. Gli italiani saranno cioè divisi in caste, a seconda del luoghi di residenza.
Se appartenete alla casta dei paria, ovvero siete residenti nelle province che non sono metropolitane, non confinano con le metropolitane per grande parte dei margini e non hanno un territorio montano, significa che la vostra provincia non conta un cazzo. Niente soldi, niente contributi, solo tasse.
Mentre sono in arrivo per i consiglieri e presidenti, rimborsi spese e contributi. Ma anche questi saranno diversificati, a seconda della casta provinciale di appartenenza.
Il provvedimento approvato da Palazzo Madama ha anche stabilito che «gli oneri contributivi, i permessi retribuiti, i rimborsi spese per la partecipazione alle riunioni degli organi provinciali, nonché delle associazioni di rappresentanza, per gli incarichi di presidente di Provincia, di Consigliere provinciale e di componente dell’assemblea dei sindaci sono a carico della Provincia». Le Province potranno anche assumere altri dipendenti. All’articolo 11, infatti, si prevede per gli enti locali la possibilità di ricorrere a forme di lavoro flessibile.
Era il 25 marzo scorso…: «Se domani passa la nostra proposta sulle province, tremila politici smetteranno di ricevere un’indennità dagli italiani #lavoltabuona»
Il prossimo 12 ottobre si voterà per scegliere presidenti e consiglieri. Il 5 agosto infatti, è arrivato il via libera del Senato all’articolo 23, che si occupa di «interventi urgenti in materia di riforma delle Province e delle Città metropolitane». Il testo prevede che le elezioni per presidenti e consiglieri provinciali si svolgeranno il 12 ottobre (e non il 28 settembre come era previsto).
Il prossimo autunno si voterà dunque in otto delle dieci città metropolitane. In questi casi, il sindaco della città metropolitana, è automaticamente presidente dell’ente. Quindi nel resto delle province dove il presidente sarà eletto tra i sindaci o i consiglieri comunali (un po’ più di 800 grandi elettori in provincia di Arezzo). Ovviamente si tratta di consultazioni di secondo livello, cioè a votare non saranno i cittadini ma tutti i sindaci e i consiglieri dei comuni che compongono le Province.
La convocazione dei comizi elettorali sarà il 2 settembre. La durata in carica del consiglio metropolitano sarà di 5 anni, salvo eventuale rinnovo del consiglio del comune capoluogo, quella del presidente di Provincia di 4 anni mentre del consiglio provinciale di 2 anni.
Anche i consiglieri comunali, con la nuova legge, saranno divisi in caste: il loro voto sarà moltiplicato per 1, 2, 3 o 4, a seconda del comune di appartenenza. Il voto del consigliere di Arezzo varrà 4 volte quello di Castiglion Fibocchi.
Siamo molto lontani, dunque, dagli annunci di tagli e risparmi. Per ora è stata tagliata solo la democrazia!
Ufficio Stampa



