Non facciamone una rockstar

 

 

Cenerentola un bel giorno fu notata dal bel principe, che dopo averla ricercata a lungo, la volle con sè. E così la servetta della matrigna acida, tornò a visitare le sue sorellastre, per far vedere loro quanto la sua bellezza aveva potuto e quanto lei aveva saputo fare per togliersi dalla fumosa cucina e per elevarsi al rango di principessa.  

Ma la nostra ministra non ha scoperto il vaccino per il cancro, non è un gigante della genetica, non ha scritto libri epici, non ha vinto un oro olimpico, non ha ancora dimostrato le sue capacità di statista o la sua profonda conoscenza del diritto costituzionale e nemmeno la sua dimestichezza con le riforme che è chiamata a realizzare. Non è mai stata eletta neppure in un consiglio comunale. 

Non ha  ricevuto, stile Serracchiani e il suo  plebiscito popolare di preferenze, una valanga di consensi. Nemmeno internamente al suo partito, non avendo mai fatto le primarie. E’ stata imposta dal principe, non è stata votata da nessuno ma nominata e poi nuovamente nominata, è divenuta ministro.

Da qui a farne una star della politica il passo è lungo assai.

Non voglio criticarla, può essere un genio delle riforme, ma si trova nella difficilissima posizione di aver ancora tutto da dimostrare. Non c’è dibattito in cui questo retro pensiero non emerga dai suoi interlocutori, non c’è articolo di giornale in cui non si parli della sua bellezza e raramente delle sue capacità, non perché non ne abbia, ma perché ancora nessuno ha saputo o potuto verificarle.  E’ in buona sostanza una miracolata, passata dal ruolo di praticante legale a quello di Ministro della Repubblica. Di lei oggi sappiamo tutto: cosa mangerà domani a pranzo, dove andrà nel pomeriggio, cosa inaugurerà dopo cena. Se ha dormito bene o se ha il mal di pancia.  

Insomma il metodo perfetto per rendercela sommamente antipatica.

Rappresenta invece perfettamente il sogno delle millemila cenerentole alla costante ricerca del principe che abbia in mano una scarpetta di cristallo. Le cenerentole che aspettano di essere chiamate ad uscire dalle loro grigie cucine, nel modo più rapido e indolore, attraverso qualunque scorciatoia e non grazie al sacrificio del loro impegno: non per esser rimaste a lungo piegate sui vetrini (virtuali o meno) della ricerca nei laboratori o per aver sofferto madide di sudore nei campi di allenamento, ma grazie solo e soltanto alle proprie curve. Si chiami pure il principe azzurro, velina, letterina o Matteo Renzi.  

Non so perché, ma la favola di Cenerentola mi è sempre sembrata bruttina… 

 

 

 

Paolo Casalini

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