Il tramonto degli dei

“La Nazione” di oggi ci consegna la storia di un giovane che non è riuscito ad entrare nel suo posto da stagista (!) a tempo determinato, perché ha compiuto 30 anni prima che la burocrazia riuscisse a mettere tutti i timbri necessari ad immetterlo in questo ruolo.

Forse son maturi i tempi in cui vedremo nascere le gare di ballo con premio finale, per portare qualche spicciolo a casa. (Naturalmente fatto salvo il visto della USL competente, l’esibizione del DURC e del codice fiscale per la ritenuta di acconto sul premio eventualmente vinto)  

Ma torniamo al nostro giovane, che è rimasto escluso dall’agognato posto da stagista, perchè vincolato al non aver compiuto 30 anni, cosa che sarebbe accaduta solo 4 giorni dopo la comunicazione che aveva vinto la gara per accedervi. (Nel nostro paese infatti chi ha compito 30 anni, è ormai uno scarto sociale. Rassegnamoci: abbiamo perso una intera generazione). 

Effettivamente 4 giorni sono pochi per completare un percorso tra le scartoffie: visti, verifiche, progetti formativi  e tutta la lunga serie di parole inutili scritte su inutili carte, che contribuiscono solo a distruggere intere foreste per poter mantenere intatto il livello cartaceo della burocrazia nazionalpopolare. Siamo talmente abituati a sottometterci a questo esercito di coglioni con le stellette di carta, che se in qualche raro caso la nostra pratica dovesse scivolare rapida e silenziosa, rischieremmo anche di sentirci in colpa o proveremmo la fastidiosa situazione di aver saltato qualche passaggio. 

In una nazione in ginocchio, dove lo stress è motivato dalla paura di perdere il lavoro, dove ci si arrangia a sopravvivere con discriminatori contratti a termine ed a progetto, dove i giovani non riescono più a farsi una famiglia perché non possono mantenerla, dove si combatte per un posto da stagista senza contributi in una biblioteca, dove i ricercatori emigrano, dove dilaga il servizio civile a 430 euro al mese per un anno (giusto per non rimanere con le mani in mano), dove i padri di famiglia vivono di sussidi e chi ha un lavoro si espone a rischi inutili pur di non perderlo, dove i tribunali tirano avanti sfruttando il praticantato, dove si andrà in pensione solo poco prima della morte perché nessuno versa più i contributi, si impongono sempre nuove regole per frenare, coordinare, salvaguardare, disincentivare, pianificare, contestualizzare…

Oggi siamo talmente assuefatti a vivere in uno stato autorizzativo di impronta fascista o sovietica (a voi la scelta), che non riusciamo nemmeno a pensare che in un paese efficiente le parole e le carte dovrebbero essere quelle strettamente necessarie. Ci risulta incredibile un pensiero del genere e soprattutto ci provoca profondi stati di ansia e mette a rischio il nostro equilibrio mentale. A questo siamo arrivati nel mondo della carta bollata! Un mondo dove nessuno è mai responsabile e nessuno mai pagherà per lo sfascio che è sempre più imminente.

Per finanziare questa burocrazia inutile e costosa, i cittadini ogni giorno devono “pagare una tassa” con un po’ della loro ricchezza. Ma quando i soldi degli altri saranno finiti, anche le mosche cocchiere dovranno tornare a posarsi su altre cose… più naturali e congeniali! (Cinelli cit.) 

Paolo Casalini

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