Von Gablenz, il

 

 

Parlando dei partigiani Giovan Battista Mineo e Giuseppe Rosadi, per i quali il 6 novembre u. s. il Consiglio Comunale ha approvato un atto di indirizzo volto ad intitolare loro una strada o una piazza, ci siamo imbattuti con la determinante figura del colonnello Von Gablenz.

Infatti, gli ostaggi che furono salvati dai due partigiani il 29 giugno 1944, erano stati presi dai tedeschi il precedente 27 giugno, e rischiavano di essere fucilati, proprio per rappresaglia contro il sequestro del colonnello Von Gablenz, alto ufficiale del Korück 594 (l’organismo di difesa delle retrovie della 10 armata), compiuto da una banda di ex prigionieri slavi, evasi dal campo di concentramento di Renicci (Anghiari).

Von Gablenz, una volta liberato, mantenne gli impegni presi dal comando tedesco e, anche contro qualche mugugno dei suoi sottoposti, fece liberare tutti gli ostaggi e andare via tranquillamente i suoi due “liberatori”. Mi ha incuriosito quel “vecchio” ufficiale gentiluomo ed ho voluto saperne di più, indagando su documenti tedeschi conservati presso il Bundesarchiv-Militärarchiv di Freiburg im Breisgau e la Deutsche Dienstelle di Berlino. Ecco in breve chi era.

Il Freiherr (barone) Maximilian Anton Heinrich Adolf von Gablenz, discendeva da un’antica famiglia della nobiltà prussiana, originaria di Gablenz nell’ Oberlausitz (Alta Lusazia), Sassonia, i cui componenti maschi erano da tempo impegnati nella carriera militare.

Maximilian era nato il 26 luglio 1881 a Soest (Renania Settentrionale – Westfalia), da Heinrich Adolf Ernst (Tenente Generale, 11 giugno 1845 – 12 luglio 1917) e da Anna Johanna Marie “Clara” von Forckenbeck (16 febbraio 1859 – 9 ottobre 1923). Fu il primo di quattro figli: Adolf Heinrich Anton Franz , Eccard Friedrich Alexander Heinrich, che diventò Tenente Generale, Carl-August Heinrich Adolf, pioniere dell’aviazione tedesca e consolidatore della Lufthansa.

La mamma Clara era figlia del Dr. Maximilian von Forckenbeck, famosissimo giurista tedesco, Presidente della Camera dei Rappresentanti prussiana, dal 1874 al 1879 Presidente del Reichstag e dal 1878 al 1892 attivo sindaco di Berlino.

Quando nel 1899 Maximilian Von Gablenz raggiunse i 18 anni, entrò nell’esercito e intraprese la carriera da ufficiale. Il 20 maggio 1914 diventò capitano e con la mobilitazione, in vista della Prima Guerra Mondiale, il successivo 2 agosto diventò Aiutante di Governo di Posen.

Combatté in Macedonia e nel 1917 partecipò alla cosiddetta “battaglia d’autunno” vicino ad Ypres. Fu in quella circostanza che il 13 novembre 1917, fu ferito piuttosto gravemente da schegge di granata al polmone ed alla pancia, nelle Fiandre, a Passchendaele, in quella sanguinosa battaglia che vide circa 300.000 perdite tra gli inglesi e 340.000 tra i tedeschi e dove venne ferito anche lo sconosciuto caporale Adolf Hitler.

Dopo la convalescenza, Maximilian chiese di essere di nuovo utilizzato al fronte, ma la sua richiesta non venne accolta. Il 6 ottobre 1919, fu congedato per danni di guerra.

Dopo il congedo, iniziò a studiare agraria. Intanto, il 17 agosto 1922 si sposò a Breslau con Hedwig Haehnelt, nata il 15 ottobre 1885 e figlia di un defunto tenente colonnello; non ebbero figli.

Il 6 agosto 1926 sostenne l’esame di stato ed il consiglio degli esaminatori gli assegnò il “Premio speciale per il migliore dell’anno”. Dopo aver lavorato in varie aziende agricole, nel 1930 si fermò nella tenuta di Saabor, a Grünberg nella Slesia, dove rimase fino al 1935.

Con il riarmo nazista, per Maximilian Von Gablenz si riaprirono nuove prospettive. Chiese di essere riammesso nell’esercito e il 1 giugno 1935 fu richiamato alle armi, con il grado di maggiore, quale addestratore a Grünberg.

Il 31 maggio 1938 venne nominato obersleutnant (tenente colonnello).

Con lo scoppio della seconda Guerra Mondiale, anche Maximilian fu utilizzato in varie operazioni, ma avvicinandosi al sessantesimo compleanno, aveva paura di venir distolto dal servizio attivo, tanto più che le vecchie ferite erano note ai suoi superiori, a prescindere dal fatto che gli creassero problemi o no. Ci sembrerà strano, ma per continuare a restare al fronte, si fece raccomandare dal fratello Eccard, Tenente Generale.

Comunque, o fosse stata la raccomandazione del fratello, o la mancanza di ufficiali superiori, fatto è che il 1 luglio 1941 Maximilian fu promosso oberst (colonnello) e mantenuto tra agli ufficiali di truppa attivi.

Fu impiegato in Russia, dove fu decorato con la Ostmedaille (medaglia del fronte orientale 1941/42). Il 22 ottobre 1942 gli concessero il prestigioso Infanterie Sturmabzeicher – Silber.

In una valutazione fatta dai suoi superiori, risalente all’aprile 1943 vi si dice che: “esegue gli ordini, è molto attivo, altruista, buon nazionalsocialista di convinzione e di atteggiamento”. Inoltre, portava il suo reggimento con conoscenza tattica e circospezione. Si diceva pure che, nonostante i suoi 61 anni (in realtà erano 62) era molto in gamba, sia mentalmente che fisicamente. Calmo, chiaro, saggio, determinato. Lati deboli, nessuno. Voto: “sopra la media”. Si concludeva dicendo che poteva fare il comandante di divisione.

Il 4 maggio 1943 il colonnello Von Gablenz fu trasferito in Italia ed il 1 agosto 1943 fu nominato Standortoffizier (ufficiale comandante della città) di Brindisi. Poche settimane e la situazione precipitò, con l’armistizio tra Italia ed Alleati, gli scontri tra truppe italiane e tedesche e l’abbandono di Brindisi, da parte germanica. Anche Von Gablenz perse il suo incarico.

Ma proprio nella sua qualità di Comandante tedesco della città di Brindisi, Von Gablenz dimostrò grande moderazione. Infatti, sappiamo che il 10 settembre 1943, a Brindisi dovevano arrivare, via mare da Pescara, il re Vittorio Emanuele, con la corte, Badoglio ed il governo. Era indispensabile, quindi, che la città fosse sicura e liberata dai tedeschi. Appena saputo dell’armistizio, l’Ammiraglio di squadra Luigi Rubartelli, comandante della piazzaforte di Brindisi, aveva preso accordi con il generale Lerici, comandante del 51 Corpo d’Armata, e si era predisposto alla difesa da eventuali attacchi tedeschi. Risulta che Von Gablenz avesse fatto arretrare i suoi circa 500 soldati germanici, stanziati nei pressi dell’aeroporto, senza opporre resistenza. Ma quando il re arrivò, la periferia era ancora in mani tedesche e un immenso pericolo incombeva sulla città.

Infatti, i tedeschi avevano minato un grande deposito di munizioni alle porte di Brindisi, per farlo saltare in aria al momento dell’abbandono della città. Da varie informazioni, sappiamo che quel deposito misurava due chilometri per due e mezzo e comprendeva migliaia e migliaia di tonnellate di munizioni oltre a 40 mila colpi da “88” e a migliaia di bombe di grosso e medio calibro per aerei. Se i tedeschi lo avessero fatto esplodere, mezza Brindisi sarebbe stata distrutta.

Con grande meraviglia dell’ammiraglio Rubartelli, non ci fu nessuna esplosione. I tedeschi se ne andarono anche dal deposito, senza farlo saltare in aria. 

Evidentemente, Von Gablenz non se l’era sentita di distruggere mezza città, senza ottenere alcun reale beneficio per le forze armate tedesche. Ma quante altre volte, altri ufficiali tedeschi fecero saltare inutilmente chiese, ponti e monumenti italiani?

Con la nascita del Korück 594, anche Von Gablenz vi fu applicato, almeno dal 4 ottobre 1943 ed il successivo 15 dicembre 1943 lo troviamo Strassenkommandant (comandante delle strade) a l’Aquila.

Probabilmente, i disagi della guerra pesavano sul suo fisico, debilitato dagli antichi acciacchi. Fatto è che il 1 marzo 1944, giorno del suo 63° compleanno, i comandi delle unità superiori incominciarono a chiedersi se fosse il caso di collocarlo a riposo. Furono chieste notizie ai suoi diretti comandanti, i quali testimoniarono del suo impegno e del suo capace attivismo.

Poi arrivano i “giorni della Chiassa”, con il suo sequestro mentre dal Korück si stava recando dal generale Valentin Feurstein, comandante del LI Gebirgs Korps (Corpo d’armata alpino). Seguì lo strapazzo per andare dalla strada Chiaveretto-Ponte alla Piera fino al covo dei partigiani slavi, la difficile liberazione da parte di Gianni Mineo e poi la marcia contro il tempo, con lo stesso Mineo e Giuseppe Rosadi, per tornare alla Chiassa prima che scattasse la rappresaglia. Forse subì anche qualche maltrattamento, da parte degli slavi che lo avevano prigioniero.

Dalle testimonianze degli ostaggi, di don Elia Bindi e di Gianni Mineo, sappiamo che Von Gablenz fece rilasciare tutti gli ostaggi, mentre da altre testimonianze e da vari documenti, sappiamo che alcuni suoi sottoposti volevano dare almeno un esempio, fucilando alcuni civili. Da una telefonata del 30 giugno, tra il Comandante della 10ª Armata (AOK 10), generale Heinrich von Vietinghoff, ed il generale Röttinger, sappiamo che gli ostaggi erano stati liberati perché “bisognava mantenere la parola data” (man muss jetz such wort halten).

Probabilmente, il sequestro del giugno 1944 segnò definitivamente la salute di Von Gablenz. Fatto è che nel successivo documento, datato 2 settembre 1944, si nota un notevole aggravamento delle sue condizioni fisiche.

Il successivo 22 settembre, gli fu concessa la Croce Tedesca d’argento. Poi non ci sono altri documenti militari che parlino di lui. Probabilmente ritornò ad occuparsi di agricoltura.

Maximilian Von Gablenz morì a Foscany (Foc?ani/Fokschan – Romania) il 28 luglio 1947.

Santino Gallorini

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