Castiglioni: la Cultura ha portato anche benessere

 

 

Fermandomi alle apparenze, non  potrei  di certo dare torto ad Aurilio, quando  afferma che negli ultimi tempi, il Comune di Castiglion Fiorentino ha vissuto sopra le proprie possibilità. Del resto che ci sia una voragine nei conti comunali è ormai acclarato e da tutti riconosciuto. Cambiano solo le cifre sulla reale entità.

Però, dovremmo poi guardare alle spese fatte e distinguere, tra quelle che venivano sostenute per investire sullo sviluppo del benessere comune e le altre, legate solo al procurare consensi all’amministrazione.

E tra le prime, credo che dobbiamo mettere gli investimenti in Cultura.

Ho assistito da attento testimone al rilancio culturale di Castiglion Fiorentino, iniziato timidamente nei primi anni Ottanta, continuato nei primi anni del decennio successivo e poi letteralmente “esploso” con le giunte Alpini e Brandi.

Trasformazione della Biblioteca in Istituzione Culturale, apertura della splendida Pinacoteca, riordinamento del ricco Archivio Storico, potenziamento e nuove acquisizioni alla Biblioteca, finanziamento di numerose campagne di scavo archeologico, apertura del Museo, della sezione Medievale, del Museo della Collegiata ecc.

Tutte queste attività, se da un lato hanno procurato un lavoro – seppur in maniera precaria – a numerose persone, non possiamo negare che hanno dato il maggior contributo a connotare Castiglion Fiorentino ed il suo territorio comunale, come una delle mète più gettonate dai turisti in questa parte di Toscana.

Certo, l’intelligenza degli operatori turistici ed agrituristici ha fatto sì che – a differenza di altri luoghi vicini – chi veniva a Castiglioni  vi tornasse e/o vi inviasse i suoi amici e conoscenti. Ma è indubbio che una grossa se non la maggiore componente, di questo sviluppo turistico, sia legata alla nuova immagine che le Amministrazioni comunali sono riuscite a dare al Paese ed al suo territorio: un centro non solo medievale, ma etrusco, con preesistenze che si spingono nella preistoria; uno dei più caratteristici e fruibili casseri medioevali della provincia; opere d’arte di prim’ordine nelle varie esposizioni e chiese; un significativo museo per scoprire, conoscere e capire il centro e l’area limitrofa in età etrusca e romana. E poi le iniziative culturali al recuperato teatro, al Cassero e in altre località. I concerti estivi, la collaborazione con il Santa Chiara e Italart …

Vorrei ricordare anche le grandi operazioni di immagine e fra queste cito la mostra a Castel Sant’Angelo, “Sacra Mirabilia. Tesori da Castiglion Fiorentino”, che oltre a migliaia e migliaia di visitatori (i quali hanno così conosciuto Castiglioni) ha portato anche qualche decina di migliaia di euro di avanzo.

Oltre ad una offerta forte e variegata, Castiglioni aveva anche la possibilità di accogliere il turista visitatore appena si affacciava al centro storico, con una ben localizzata sede dell’ufficio turistico.

Tutto questo costava? Certo, ma chiediamoci quanto c’era di ritorno sul versante occupazionale e in termini di presenze turistiche sul territorio. A quanto ammontava l’introito in tasse varie per il comune e il maggior benessere  per centinaia di cittadini. Non facciamo lo sbaglio di Tremonti, che anni fa se ne uscì con l’infelice frase “la cultura non si mangia”. Purtroppo, a mangiare meno con la Cultura è proprio l’Italia, che non riesce a valorizzare l’immenso tesoro che ha e che nessun cinese o giapponese potrà replicare a casa sua.

La cultura deve essere parte integrante del sistema economico nazionale e locale. Essa deve convivere con le altre attività, ma non può essere strangolata o abbandonata a sé stessa per scelte politico-amministrative ambigue e autolesioniste.

Io non so giudicare se il personale utilizzato nell’Istituzione Culturale fosse poco o troppo. Ma mi fido di quello che dice Piero Fusi, anche perché ho conosciuto bene la competenza, la serietà, l’impegno e l’abnegazione del Direttore Fusi. Ricordo le infinite ore regalate al suo Paese, ricordo i mesi passati in casa di Mons. Tafi per arricchire il patrimonio librario della Biblioteca dei Castiglionesi; ricordo perfino di averlo visto a tarda sera, in ginocchio, a stendere la cera sul pavimento della pinacoteca che veniva inaugurata l’indomani.

Si tratta di scelte. C’è chi dà i soldi alla squadra di calcio o a pioggia ai vari circoli e associazioni: spese fini a sé stesse, giustificabili, ma che non portano nulla in termini economici. C’è chi, come la Castiglioni dell’ultimo Presentini, di Gadani e ancor di più di Alpini e Brandi, investiva per creare motivi di attrazione, volti a portare qui turisti da tutto il mondo. E chi per ragioni di lavoro od altro, ha avuto contatti con loro, sa che venivano a Castiglioni dall’Australia e dal Canada, dagli Stati Uniti e dal Giappone …

Cerchiamo da altre parti le vere cause del dissesto e se vogliamo cambiare strategia, privilegiando settori diversi (magari una centrale-inceneritore) e penalizzando il turismo culturale, diciamolo apertamente, ma non nascondiamoci dietro la foglia di fico.

 

Santino Gallorini

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